C'è una frase sul sito di Gregory, brand statunitense di outdoor, che vale la pena citare per intero: "Prodotti a propulsione umana”. Un approccio centrato sull’umano e sul movimento naturale. È un'etica produttiva prima ancora che un'affermazione di marketing. Claim ideale per un oggetto che dura decenni, che non va buttato dopo tre stagioni, che si può riparare − nella storia Gregory ha sempre riparato quasi tutto, e ora ha un repair center ufficiale − alternativo al modello sintetico a propulsione fossile dei grandi marchi fast-fashion.

Il punto di partenza è questo: longevità come sostenibilità implicita. Gregory lo sa da quando ha messo sul mercato il primo zaino con sistema di sospensione in alluminio, nel 1977, a Salt Lake City. Ai piedi delle Wasatch Mountains, dove il team esce dalla porta sul retro a testare i prototipi − biciclette appoggiate ai muri, scarpe sporche nei corridoi, cani in ufficio − la domanda che tutti hanno in testa è: "Come facciamo a costruire qualcosa built-to-last?”.

Dal 2019, Gregory (oggi parte del gruppo Samsonite) ha deciso di misurare quello che fa in termini di sostenibilità. Ha avviato una collaborazione con una società tedesca specializzata per costruire uno strumento LCA (Life Cycle Assessment) personalizzato, capace di calcolare l'impatto ambientale dell'intero ciclo di vita di ogni prodotto: dall'estrazione delle materie prime alla produzione, dall'imballaggio al trasporto, dalla distribuzione allo smaltimento finale. Lo strumento misura sei categorie: impronta di carbonio, acidificazione del suolo e dell'acqua, eutrofizzazione, formazione di smog, domanda di energia primaria e consumo netto di acqua. Per ogni prodotto, ogni materiale viene separato e pesato singolarmente prima di entrare nel calcolo complessivo.

Il benchmark di riferimento è il nylon vergine, che Gregory ha usato per decenni. Le nuove collezioni vengono confrontate con questo standard, e la percentuale di riduzione dell'impatto viene comunicata pubblicamente per ciascun prodotto. Dal 2022 al 2024, Gregory ha applicato l'LCA a tutte le linee principali: Baltoro e Deva, Focal e Facet, Zulu e Jade, Alpinisto, Verte, Katmai e Kalmia, Wander e decine di altri modelli. Operazione complessa e olistica finalizzata a rivedere le specifiche tecniche di ogni prodotto prima della produzione, scegliere nylon e poliestere riciclati di nuova generazione ad alta resistenza in sostituzione del vergine, e rendere disponibili quei dati ai consumatori finali.

Il Katmai (zaino da trekking con telaio in alluminio a sospensione a tensione, 65 litri, sistema di idratazione integrato) incorpora strutture in tessuto riciclato HDPE su tutta la schiena: la tensione delle fibre sostituisce la rigidità della schiuma, riducendo il peso e l'impatto di un singolo componente che in molti zaini è ancora prodotto con materiale vergine. Il Stout 45 usa nylon riciclato 210D ripstop per il corpo principale e poliestere riciclato per il fondo rinforzato. Piccoli dettagli tecnici che, moltiplicati per i volumi di un marchio globale, diventano rilevanti.

C'è poi un'area in cui Gregory ha fatto qualcosa che va oltre la sostenibilità dei materiali: nel 2021 ha lanciato la prima collezione plus size completa del settore outdoor (zaini, daypack, idratazione, accessori) ridisegnando la geometria delle sospensioni per adattarsi alle taglie 2X-6X. Non è solo inclusività come valore astratto. È il riconoscimento che il mercato outdoor ha sistematicamente escluso una fetta di potenziali utenti, e che portare più persone in natura ha un valore ambientale e culturale reale. Meno persone che frequentano gli spazi aperti significano meno persone interessate a proteggerli. Il Deva 60 da donna, lanciato nel 2003, aveva già aperto questa direzione: oggi quasi tutta la linea ha una geometria specifica per il busto femminile.

Una nota interessante? La durabilità dei prodotti Samsonite non è premiata nei report di sostenibilità. In un’intervista recente la VP Sustainability di Samsonite Marina Dirks ha ammesso che gli attuali standard di misurazione della sostenibilità non incentivano la durabilità dei prodotti: "Dal punto di vista della definizione degli obiettivi, questo ti mette in una posizione peggiore rispetto a chi progetta un prodotto con un'impronta carbonica molto bassa, ma che magari si rompe dopo un anno di utilizzo".

Forse non saranno premiati dai report di sostenibilità. Di certo per i clienti è un plus di prodotto non trascurabile. E perfettamente in linea con i modelli di economia circolare.

 

In copertina: foto di Gregory