Tra lunghe ondate di calore, alluvioni e temporali violenti, la crisi climatica ha reso i fenomeni meteorologici estivi sempre più anomali e pericolosi. L’estate è ormai una stagione in cui i portali di previsioni non rappresentano più solo servizi da consultare per la prossima gita nel weekend, ma preziosi strumenti che possono salvare vite. Le frane, gli allagamenti, e i crolli di ponti e edifici che nella prima settimana di agosto hanno colpito il Nord e il Centro Italia sono l’ennesimo promemoria di come le allerte meteo richiedano più consapevolezza, attenzione e buon senso, anche quando le previsioni non risultano attendibili.

Ne abbiamo parlato con Luca Pace, meteorologo di 3BMeteo, che spiega con quale approccio si dovrebbero leggere i bollettini meteo e i limiti dei modelli previsionali nonostante le potenzialità dell’intelligenza artificiale.

 

Il 18 luglio, un nubifragio accompagnato da grandine di grosse dimensioni ha interrotto il concerto di Bad Bunny all’ippodromo di San Siro, causando il ferimento di diversi spettatori. L’allerta meteo era stata diramata, ma forse nessuno si aspettava che la tempesta colpisse così violentemente proprio quella zona di Milano?

È impossibile prevedere e comunicare con certezza che a una determinata ora e in una certa zona arriverà un temporale. Il problema principale riguarda l’estensione e le dimensioni dei fenomeni. Una singola cella temporalesca può avere un raggio d’azione di alcune decine di chilometri, ma i modelli matematici fanno ancora fatica a localizzare con precisione la posizione dei fenomeni estremi.

Come spiegarlo ai cittadini e alle cittadine?

Se un temporale previsto su Milano passa dieci chilometri più a nord, l’utente può pensare che la previsione fosse sbagliata. In realtà, la previsione indicava il rischio di temporali forti in una determinata area, non la garanzia che il temporale sarebbe arrivato sopra una strada o un edificio. L’allerta quindi deve essere spiegata in modo chiaro, perché spesso l’utente non conosce l’origine dei fenomeni atmosferici e può interpretare una previsione probabilistica come una certezza. Così si rischia l’effetto “al lupo, al lupo”, con le persone che smettono di fidarsi proprio quando si verifica l’evento più pericoloso.

Come viene presa la decisione di emanare un’allerta meteo?

Ci si basa su un approccio statistico. I modelli analizzano le condizioni termiche, il livello di umidità e, più in generale, l’assetto dell’atmosfera. Quando la probabilità che si sviluppino fenomeni estremi supera una determinata soglia, la protezione civile valuta la diramazione dell’allerta. Noi possiamo fornire agli utenti avvisi basati sul superamento di determinate soglie di pioggia, vento o grandine, ma non si tratta di allerte ufficiali.

Come calcolate, per esempio, i millimetri di pioggia previsti per un'ora?

Utilizziamo modelli matematici elaborati da supercomputer, che analizzano un’enorme quantità di dati sulle condizioni dell’atmosfera e producono previsioni relative a pioggia, vento, temperature e altri parametri. Per valutare la possibilità di temporali intensi si considera anche la quantità di energia disponibile nell’atmosfera. Più sono elevati il calore e l’umidità, maggiore è il potenziale di instabilità e intensità dei temporali.

L’intelligenza artificiale può perfezionare questi modelli climatici?

L’intelligenza artificiale si sta affacciando anche nel campo della meteorologia e può contribuire a ridurre alcuni errori umani, migliorando la precisione e il dettaglio delle previsioni. Ma si basa sui dati e su conoscenze umane e non può superare tutti i limiti dei modelli meteorologici. Anche i sistemi fondati quasi interamente sull’intelligenza artificiale adottano un approccio statistico. In futuro potrà offrire previsioni sempre più accurate, ma non renderà la meteorologia una scienza esatta: un margine di errore continuerà sempre a esistere.

Sono previste allerte meteo questa ultima settimana di agosto?

Nel corso della settimana tornerà il caldo estremo che interesserà soprattutto il Centro-Sud, dove le temperature potrebbero superare i 40 gradi. Mentre martedì 25 agosto è atteso un peggioramento al Centro-Nord, con possibili temporali forti soprattutto sulle regioni nord-occidentali, in particolare il Piemonte.

È ancora corretto parlare di “ondate di calore” dopo periodi così lunghi di temperature estreme?

È una questione importante. La nostra percezione della normalità si sta modificando e ci stiamo abituando a temperature che, dieci o vent’anni fa, avremmo considerato eccezionali. In molti casi non contano soltanto i picchi di temperatura, ma anche la durata dell’evento. Nelle allerte della Protezione civile, il livello di rischio può aumentare dopo diversi giorni consecutivi oltre una determinata soglia. Quest’anno il caldo è durato settimane e, da questo punto di vista, siamo di fronte a una situazione fuori scala. Per questo è legittimo interrogarsi sull’uso dell’espressione “ondata di calore”.

Si è parlato tanto del fenomeno El Niño come fattore determinante.

El Niño influenza la temperatura media globale, che negli anni caratterizzati da questo fenomeno tende a essere più elevata. Non c’è però una correlazione diretta con le singole ondate di calore in Italia o nel Mediterraneo. Si tratta di fenomeni osservati su scale diverse. El Niño può incidere sul dato globale, ma non può essere considerato direttamente la causa dell’estate calda che stiamo vivendo in Italia.

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In copertina: Luca Pace