Un'industria che ha tutto da perdere con il cambiamento climatico è sicuramente quella della neve. Per comprensori sciistici, ma anche produttori di equipaggiamento specializzato, un aumento delle temperature ben oltre i due gradi rappresenta una minaccia addirittura esistenziale. Eppure, tra neve trasportata in elicottero, Olimpiadi ad alto impatto e comprensori in ampliamento, il biglietto da visita del settore non sempre brilla per sensibilità e resilienza.
Se le ombre sono innegabili, però, le luci non sono assenti. Le porzioni più reattive del settore, che in tutto il mondo portano avanti iniziative che affrontano la crisi lungo l’intera filiera − dalla ricerca sui materiali all’esplorazione di nuovi modelli di business sostenibile − si sono date appuntamento a Bolzano, che dal 13 al 15 gennaio ha ospitato lo Ski Industry Climate Summit, organizzato da Protect Our Winters, Atomic e dal Winter Sports Sustainability Network.
L'inconsapevole soft power del settore
“Tomorrow is a long time”, cantava Bob Dylan, evocato da Auden Schendler, per anni responsabile della sostenibilità del comprensorio di Aspen (Colorado) e oggi attivista, per indicare l’urgenza che l’industria degli sport invernali si faccia carico della sostenibilità nel lungo periodo. È questo lo spirito che anima l’evento, giunto alla terza edizione e ospitato a pochi chilometri dalle sedi olimpiche.
Per Ben Aiden, di Protect Our Winters, le aziende del settore hanno una capacità di incidere rara: da un lato hanno il peso politico necessario per dialogare con i decisori, dall’altro una capacità di azione diretta sui territori. Altrettanto rilevante il potere comunicativo dei brand del settore, finora, in realtà, sfruttato con successo soprattutto dai produttori di abbigliamento outdoor, mentre un racconto diverso della montagna fa ancora fatica a emergere dal “circo bianco”, con l’eccezione di alcuni produttori di attrezzature.
Tra questi l'austriaca Atomic, co-organizzatrice della kermesse. “Qualsiasi cosa facciamo ha un impatto. La sostenibilità non riguarda la purezza o la perfezione, ma la consapevolezza, la trasparenza sui compromessi e il lavoro per ridurli”, spiega Denis Dietrich, PR manager dell’azienda.
I rischi del settore: la neve, ma anche l'immagine
Per l’industria della neve non è (solo) questione di salvare l’inverno, ma – a seconda degli scenari – la propria sopravvivenza, afferma Oliver Fritz, economista dell’Istituto austriaco per la ricerca economica. Con due gradi di riscaldamento globale (soglia ormai sostanzialmente raggiunta) il 53% dei comprensori avrà problemi di sostenibilità economica, percentuale che salirebbe al 98% con quattro gradi.
Le stime, spiega, sono complesse perché l’indotto è molto diversificato. In Austria lo sci vale circa 8,8 miliardi di euro, un terzo del valore aggiunto del turismo, ma senza un rallentamento del riscaldamento “solo il 15% delle stazioni avrà neve affidabile nel periodo natalizio”. Il rischio è anche sociale: “L’indotto turistico distribuisce reddito sul territorio; la sua crisi esporrà molte aree allo spopolamento”.
A pesare potrebbe essere anche la minore attrattività: “Oggi l’elemento chiave è la ‘winter wonderland’. Ma funzionerà ancora con piste artificiali in un paesaggio marrone?”. Per Fritz serve quindi un approccio più ampio, che includa diversificazione dell’offerta e impatti dei trasporti, spesso esclusi dai piani di sostenibilità.
Secondo Jérome Pero, della Federazione europea dell’industria degli articoli sportivi, incide anche la percezione crescente dello sci come sport costoso e insostenibile, e spesso associato a piste fangose e affollate. “C’è il rischio che le nuove generazioni non sostituiscano quelle più anziane, un dato confermato dal calo dei bambini nelle scuole di sci."
La sfida dei materiali
Il ciclo di vita dell'equipaggiamento per gli sport invernali − sci, scarponi, tavole, bastoncini − finora, non è stato ancora chiuso. A impedirlo sono le stesse caratteristiche richieste: l’equipaggiamento deve infatti essere sicuro, e quindi resistente, e performante. Necessità che hanno portato a sviluppare modelli multimateriali, incollati con sostanze speciali, separare le quali per il recupero è quasi impossibile. Trovare una soluzione è tra le sfide principali del settore.
Per questo alcune grandi aziende − Head, Atomic, Fischer, Blizzard-Tecnica, Komperdell e Leki − partecipano al progetto Wintrust, insieme all’Università Tecnica di Leoben (Austria) e a partner del riciclo, con l’obiettivo di sviluppare sistemi di riciclaggio ambientalmente ed economicamente sostenibili. “I prodotti sono progettati per restare insieme, ma stiamo dimostrando che il recupero dei materiali è possibile”, spiega il professor David Zidar a Materia Rinnovabile. "I nostri partner nell'industria dello sci sono estremamente interessati alle soluzioni circolari, non solo per la sensibilità e per l'immagine ma per la legislazione. Presto si affermerà la responsabilità estesa del produttore, e vogliono farsi trovare preparati." L'impatto positivo, spiega, va oltre il settore, tutto sommato piccolo. "Il progetto non mostra solo che l'economia circolare è possibile nello sci: è anche una vetrina del fatto che è assolutamente possibile riciclare prodotti multimateriale e multicomponente."
Al Summit è intervenuta anche Decathlon. L’azienda, ha spiegato Fern Snowden, direttrice della sostenibilità, affianca all’ecodesign modelli basati su noleggio, usato e partnership per la mobilità a basse emissioni, diversificando l’offerta verso esperienze invernali più inclusive e attrezzature adatte a contesti con meno neve.
I comprensori
Anche alcuni grandi comprensori sciistici stanno cambiando rotta. Christian Wörister, dirigente di Kitzbühel, ha illustrato gli avanzati programmi di adattamento e mitigazione del grande comprensorio austriaco che spaziano dal passaggio all’energia totalmente rinnovabile (compreso un parco fotovoltaico, ancora raro in ambienti di montagna, e una comunità energetica), l'investimento nel trasporto pubblico e misure di welfare per i lavoratori.
In Francia, il Grand Massif ha lanciato il piano "Resilience 2035". Un'iniziativa totalmente volontaria, ha sottolineato il responsabile Frédéric Marion, basata su dati scientifici. Tra le misure messe in conto, la riduzione del 30% dell'area sciabile e la concentrazione delle piste sopra i 1.600 metri per garantire la neve.
Paradossalmente, il nuovo modello vuole "vendere meno biglietti" (un'iniziativa praticata da quest'anno da un solo altro grande comprensorio, Madonna di Campiglio) puntando sulla creazione di valore e sulla stabilità finanziaria, cercando di gestire l'overtourism e differenziando tra una versione "bianca" per lo sci e una "verde" per l'estate o i periodi senza neve.
I comprensori intenzionati ad abbracciare la sostenibilità e ad abbandonare un impossibile status quo, però, sono ancora una minoranza. “Siamo consapevoli che le realtà presenti qui sono un'avanguardia", conclude Dietrich. "Ma anche chi non c’è inizierà a porsi delle domande. È così che comincia il cambiamento.”
In copertina: foto di Marco Ranocchiari
