Il 2026 si annuncia come un anno di passaggio, in cui le grandi transizioni economiche entreranno in una fase più aspra e meno ideologica. Tra tecnologia, clima, materie prime e finanza, le tensioni sistemiche emerse negli ultimi anni iniziano a produrre effetti concreti sui mercati e sulle politiche pubbliche.

Non si tratta più di annunci o target lontani, ma di scelte che ridisegnano equilibri industriali, geopolitici e sociali. Dall’intelligenza artificiale energivora alla sicurezza delle risorse critiche, dalla crisi dei negoziati climatici alla centralità della biodiversità. Sullo sfondo, il ritorno delle fossili, i limiti dell’assicurazione privata e la necessità di adattamento. Sette storie diverse, ma interconnesse. Sette chiavi di lettura per capire dove sta andando l’economia globale.

La bolla dell’AI

Scoppierà la bolla finanziaria generata dall’intelligenza artificiale? Per attori come Federal, banche come JP Morgan Chase, ma anche i big delle Magnifiche Sette, come Amazon, ci si sta preparando a un possibile scossone. Sarà una bolla benigna, destinata a fare piazza pulita di società medio-piccole corse a cavalcare l’onda AI? Oppure si prospetta un nuovo 2008, che costringerà Trump al bail-out di aziende Big Tech con conseguenze imprevedibili anche sugli ingenti investimenti in semiconduttori ed energia che potrebbero rallentare il mercato a livello globale?

Anche qualora non scoppiasse la bolla AI, la produzione globale di energia elettrica destinata all'alimentazione dei centri di calcolo dovrebbe aumentare da 460 TWh nel 2024 a oltre 1 000 TWh nel 2030 e 1 300 TWh nel 2035. Nei prossimi cinque anni, le energie rinnovabili soddisferanno quasi la metà della domanda aggiuntiva, seguite dal gas naturale e dal carbone, mentre il nucleare inizierà a svolgere un ruolo sempre più importante verso la fine di questo decennio e oltre. Senza dubbio uno dei temi più caldi del 2026.

La corsa alle materie prime critiche

La sfida Cina-USA-UE entra nella fase più calda. E la Commissione europea ha accelerato lanciando RESourceEU, un piano di azione fondato sul Critical Raw Material Act, per erogare finanziamenti strutturali, fare un monitoraggio approfondito del mercato, rafforzare l’economia circolare dei CRM e creando strumenti di attenuazione dei rischi, ad esempio rafforzando le riserve strategiche.

Ma i 3 miliardi movimentati impallidiscono di fronte allo sforzo statunitense compiuto con l’Export-Import Bank of the United States (EXIM Bank) e la U.S. International Development Finance Corporation (DFC) che impegneranno decine di miliardi di dollari per la corsa alle materie prime critiche. E sulle terre rare la Cina non è certo intenzionata a cedere terreno, visto il dominio incontrastato nel segmento dei magneti, mentre investe in tecnologie di riciclo, recupero e estrazione avanzata. Un tema che il nostro team di giornalisti e giornaliste seguirà da tre continenti.

Verso COP31

Il fallimento di COP30 ha gettato nello sconforto negoziatori, scienziati, attivisti e cittadini. Come si può designare un percorso per il transitioning away dalle fonti fossili? Il mondo d’ora in poi sarà diviso tra petrostati, capitanati dagli USA di Trump, l’Arabia Saudita di bin Salman e la Russia di Putin, e gli ambiziosi che vogliono provare a disegnare una roadmap per il phase down di carbone, petrolio e gas?

COP31 in Turchia offrirà un momento di riflessione out-of-the-box, per iniziare a immaginare quali nuovi elementi possono contribuire al successo dell’Accordo di Parigi, a partire dalla riforma stessa del processo negoziale, lungamente attesa e resa ancora più urgente dal collasso negoziale di Bèlem. Un negoziato sottotraccia e lontano dai riflettori mediatici globali per trovare una nuova via della diplomazia ambientale.

Per capire se ci saranno nuove alleanze diplomatiche (un blocco UE, CELAC, Cina?) non basterà andare il 28 e 29 Aprile a Santa Marta in Colombia per la prima conferenza internazionale Just Transition Away from Fossil Fuels.  Ma nemmeno al G20 statunitense di Miami di novembre. Che sia Davos un momento propizio?

Arriva il Circular Economy Act

Sarà il trending topic per gli addetti ai lavori europei (ma interesserà sicuramente anche i paesi asiatici e non solo). L’obiettivo è aumentare la circolarità dell’economia UE e creare un mercato unico per le materie prime secondarie.

I costi della materia prima seconda rimangono alti e in alcuni casi (plastica) poco competitivi con le materie prime vergini. Ma si dovrà fare uno sforzo ulteriore per lavorare sulla vera circolarità dei prodotti di consumo: scelta dei materiali, ecodesign, responsabilizzazione dei consumatori e degli acquirenti pubblici, nuovi modelli di business e potenziamento del mercato tramite EPR. Solo così si potrà garantire un mercato domestico dei materiali, più sostenibile e resiliente agli shock di approvvigionamento esterni, lavorando per una vera economia circolare Made in Europe.

La biodiversità mainstream

A Ottobre 2026 a Yerevan, in Armenia, si terrà COP17 Biodiversità. Si discuterà la prima revisione globale collettiva dello stato di avanzamento del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework (il quadro globale adottato nel 2022 con l’obiettivo di fermare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030).

Non ci si aspettano notizie entusiasmanti. Ma è un’occasione per sostenere il ripristino di ecosistemi degradati e la protezione di almeno il 30% di terre e acque, coinvolgendo il settore privato della bioeconomia (agricoltura e allevamento, forestale, cosmetico-farmaceutico) e dell’estrazione di materie prime.

La protezione del capitale naturale è fondamentale per l’economia e qualcuno sta iniziando a capirlo. Serve creare momento mediatico intorno al negoziato armeno, sfruttando l’impasse del negoziato sul clima.

Fossili, una sbornia improvvisa

Continueranno a crescere le scorte di petrolio e gas nel 2026? L’anno passato ha visto i prezzi scendere significativamente, specie quelli del greggio, calato di quasi il 20%, sotto i 60 dollari al barile a causa dei timori di un significativo eccesso di offerta. A contribuire principalmente al calo dei prezzi sono stati gli incrementi di produzione di USA, Brasile e Canada, mentre il gruppo OPEC+ ha allentato la stretta produttiva degli ultimi anni, vista la competizione con il blocco del continente americano.

Secondo la IEA c’è da aspettarsi un aumento di 3,85 milioni di barili al giorno per il petrolio, mentre gli USA aumenteranno in maniera significativa l’export di gas naturale (verso l’UE), inondando letteralmente il mercato e riducendo i prezzi sul mercato. Ma non aspettatevi una riduzione del Capex da parte di Big Oil sul medio termine: le esplorazioni di colossi come Chevron e Total, spinti dal supporto totale della Casa Bianca, sono destinate ad aumentare significativamente nonostante i bassi prezzi. L’era delle fossili non è affatto finita, purtroppo.

Assicurazioni, adattamento e rischio ambientale

Nel 2026 sarà necessario accendere un faro sul settore assicurativo che, da solo, non può reggere tutto il peso degli effetti distruttivi delle catastrofi naturali. Il mondo assicurativo guarda con sempre più attenzione alla finanza sostenibile e all’introduzione per le imprese della polizza obbligatoria contro le cat nat, per trasferire il rischio dallo stato ai privati (in Italia è obbligatorio per le PMI dal 1° gennaio). L’adattamento climatico e ambientale di aziende e organizzazioni diventerà un elemento cruciale per ridurre i premi assicurativi, in attesa di una tassonomia europea sul tema.

 

In copertina: immagine Envato