Con la pubblicazione della Bioeconomy Strategy nel novembre 2025, la Commissione europea ha ribadito l’importanza delle risorse biologiche rinnovabili per la riduzione della dipendenza dalle materie prime fossili, lo sviluppo di nuove filiere industriali e il rafforzamento della resilienza economica.
In questo contesto convivono iniziative in stadi diversi di maturità: alcuni progetti sono focalizzati sulla ricerca e sulla validazione tecnologica, altri stanno affrontando le fasi di dimostrazione industriale, scalabilità e accesso al mercato. Dai biofertilizzanti alle alghe, dagli imballaggi bio-based al recupero di nutrienti critici, ecco alcuni esempi che puntano a coniugare innovazione, competitività e circolarità.
I3 Instrument: dall’innovazione al mercato
Tra gli strumenti europei più orientati alla valorizzazione industriale delle innovazioni, figura l’Interregional Innovation Investments (I3) Instrument, gestito da EISMEA (European Innovation Council and SMEs Executive Agency) e finanziato da ERDF (European Regional and Development Fund).
Questo strumento sostiene progetti interregionali che si trovano nelle fasi di scale-up e commercializzazione, concentrandosi quindi su iniziative già caratterizzate da elevati livelli di maturità tecnologica (TRL 6-9). Aiuta le imprese e gli ecosistemi territoriali a superare le barriere regolatorie e di mercato che spesso ostacolano il passaggio all’investimento industriale, indirizzando l’attenzione verso soluzioni in grado di generare un impatto economico concreto.
Una filiera europea dei biofertilizzanti
Uno dei progetti sostenuti dall’I3 Instrument è I3-4-BIOFERTILISERS, attivo dal 2024 al 2027, che punta a creare una nuova filiera transnazionale europea dedicata ai biofertilizzanti e ai biostimolanti, riducendo la dipendenza dai prodotti chimici convenzionali. Con un finanziamento di 6,9 milioni di euro da parte dell’UE, coinvolge Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Belgio e affianca alle attività tecniche un programma di sostegno alle piccole e medie imprese.
Attraverso un meccanismo di cascade funding (1,8 milioni), fino a 30 PMI possono accedere a finanziamenti, mentoring, infrastrutture pilota e servizi specialistici per superare gli ostacoli tecnologici e commerciali che limitano l’adozione delle innovazioni. L’obiettivo è favorire pratiche agricole più sostenibili, migliorare la salute dei suoli e sviluppare modelli di economia circolare basati sul recupero di nutrienti e biomasse.
Sbloccare il potenziale della bioeconomia blu
Sempre nell’ambito dell’I3 Instrument si colloca I3-4-SEAWEED, che ha l’obiettivo di sviluppare una catena del valore transnazionale basata sulle alghe marine. Con un budget di circa 6,8 milioni di euro, coinvolge 16 partner in 6 paesi e si estende su 13 regioni europee, incluse aree periferiche e insulari, in modo da rafforzare le economie costiere e marittime. Si concentra sulla dimostrazione e commercializzazione di applicazioni ad alto valore aggiunto in diversi settori: dai sistemi di coltivazione delle alghe alle piattaforme digitali per l’acquacoltura offshore, fino allo sviluppo di ingredienti alimentari, fertilizzanti biologici e prodotti cosmetici derivati da biomassa marina.
Tra gli obiettivi vi sono l’avanzamento del livello di maturità tecnologica delle soluzioni sviluppate, la creazione di nuove opportunità occupazionali e la riduzione dell’impatto ambientale delle filiere produttive. Anche in questo caso, il sostegno alle PMI e la preparazione all’ingresso sul mercato rappresentano elementi centrali dell’iniziativa.
Sperimentazione tecnologica sui materiali bio-based
Diversa è la logica che caratterizza i progetti CIRC-PACK e FRESH, citati dalla direzione generale ambiente della Commissione europea come esempio di innovazione nella lotta ai rifiuti plastici, attraverso lo sviluppo di materiali bio-based e soluzioni di packaging più sostenibili. Sono stati sostenuti nell’ambito di Horizon 2020, il principale programma europeo per la ricerca e l’innovazione attivo tra il 2014 e il 2020, con un finanziamento rispettivamente di 7,3 e 5,6 milioni di euro. Iniziative come queste, che si collocano in una fase precedente rispetto ai progetti I3, contribuiscono a generare quel patrimonio di conoscenze e tecnologie che può successivamente essere trasferito all'industria.
CIRC-PACK ha coinvolto 22 partner europei con l’obiettivo di ripensare l’intero ciclo di vita degli imballaggi in plastica, tra bottiglie, capsule, sacchetti e vaschette alimentari. L’approccio è stato sistemico: sostituzione delle materie fossili con polimeri bio-based, redesign dei materiali multistrato per facilitarne il riciclo e, infine, miglioramento dei sistemi di selezione nei centri di trattamento. Oggi l’eredità del progetto continua a vivere attraverso servizi di consulenza specializzati, che aiutano i marchi a orientarsi nella transizione.
FRESH ha concentrato invece il proprio focus sul settore dei pasti pronti, sviluppando vassoi alimentari a base biologica e biodegradabile, da utilizzare nel catering aereo, nelle operazioni militari e nei servizi di food delivery come alternativa ai tradizionali vassoi di plastica derivati da combustibili fossili. Grazie all’utilizzo di un composito a base di cellulosa, abbinato a tecnologie di laminazione innovative, ha dimostrato che le alternative di origine biologica funzionano, rispondendo a rigorosi requisiti, tra cui una maggiore durata di conservazione e la sicurezza per l’uso nel forno a microonde.
Dalla ricerca al modello industriale
Diversey è un’azienda nederlandese attiva nel settore dell’igiene professionale, che fa parte del gruppo Solenis. Utilizzando sottoprodotti provenienti dall’industria della cellulosa, ha sviluppato detergenti bio-based. Pur non essendo un progetto finanziato direttamente dall’UE, il caso viene presentato dalla DG ambiente della Commissione europea come esempio concreto di trasferimento sul mercato di innovazioni coerenti con gli obiettivi della bioeconomia.
La linea SURE comprende circa 150 prodotti (di cui 60 certificati Ecolabel UE) a base vegetale per usi professionali, dai detergenti per superfici ai prodotti per la sanificazione e la cura personale. Le formulazioni utilizzano materie prime di origine agricola e agroalimentare, come derivati di barbabietola da zucchero, mais, grano e cocco, valorizzando i sottoprodotti e riducendo la dipendenza da feedstock fossili.
Il modello Diversey evidenzia anche che le certificazioni europee, come l’Ecolabel EU, possono rappresentare non solo strumenti regolatori, ma anche leve di competitività industriale nei mercati maturi della bioeconomia.
Trasformare la biomassa in risorse di alto valore
3R-BioPhosphate Ltd. rappresenta infine un esempio avanzato di bioeconomia circolare: l’azienda sviluppa tecnologie industriali, basate sul principio Recycle-Recover-Reuse, con l’obiettivo di trasformare rifiuti agricoli e sottoprodotti di origine animale in risorse ad alto valore aggiunto. Al centro, un processo di pirolisi avanzata a zero emissioni e indipendente dall’energia: in sostanza un forno ad alta tecnologia che scompone i materiali organici.
Il sistema produce due principali linee di prodotti, già validate sul campo attraverso progetti pilota finanziati dall'UE, come WalNUT e Waste4Soil: da un lato fertilizzanti bio-based ad alto contenuto nutritivo per l’agricoltura, dall’altro materiali adsorbenti per la depurazione delle acque. Il tema assume una rilevanza strategica per l’Europa, fortemente dipendente dalle importazioni di fosforo, materia prima essenziale per l’agricoltura, inserita tra le risorse di interesse critico. Recuperare questo elemento da flussi di scarto significa non solo ridurre la produzione di rifiuti, ma anche rafforzare l'autonomia delle filiere e valorizzare risorse già presenti sul territorio.
Questo articolo è stato originariamente pubblicato in inglese sul blog di Ecomondo
In copertina: immagine Envato
