Decarbonizzazione, adattamento climatico, ottimizzazione dei consumi, utilizzo di energia rinnovabile e riduzione degli impatti ambientali: si può sintetizzare in questi cinque punti il nuovo Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici della Banca d’Italia. Il documento strategico, che integra finalità ambientali, economiche e sociali nel quadro dell’attività istituzionale e operativa, è stato pubblicato il 29 gennaio e articolato in conformità con le prassi europee e internazionali, per definire una roadmap che riduca progressivamente l’impronta carbonica delle operazioni aziendali e rafforzi la resilienza ai rischi climatici crescenti, in linea con l’obiettivo di raggiungere un livello di emissioni nette pari a zero entro il 2050.
“I prossimi anni assumono un’importanza cruciale per la lotta ai cambiamenti climatici”, ha dichiarato il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta introducendo il report. E mentre “gli sviluppi recenti in ambito internazionale segnalano un affievolirsi dell’impegno dei principali paesi su questo fronte”, anche in Europa “sono in corso di revisione alcune normative chiave in materia di transizione”, benché “resta fermo l’indirizzo affinché nel corso del prossimo decennio le emissioni nette di gas serra diminuiscano sensibilmente, per azzerarsi entro il 2050”.
Per Panetta “è un impegno che dobbiamo alle generazioni a venire e a tal fine è importante lo sforzo di tutti gli attori coinvolti”, sebbene “dobbiamo essere preparati al fatto che, anche se avremo successo nel ridurre le emissioni, gli effetti del cambiamento climatico continueranno per decenni. Per questo motivo le iniziative di decarbonizzazione vanno accompagnate da misure di adattamento miranti a limitare le conseguenze dei cambiamenti climatici cui la Banca d’Italia, come tante altre imprese e istituzioni del Paese, è esposta in modo crescente”. Ed è proprio in questa prospettiva che il piano vuole rappresentare uno strumento di governance climatica interna e di esempio operativo per altre istituzioni pubbliche e private.
Obiettivi di riduzione delle emissioni e misure operative
Il Piano di transizione definisce obiettivi quantitativi chiari per la riduzione delle emissioni di gas serra. L’orizzonte di lungo periodo, fissato al 2050, si integra con tappe intermedie: entro il 2035 si prevede una riduzione di due terzi delle emissioni dirette e indirette legate all’energia acquistata e una diminuzione del 40% delle altre emissioni indirette rispetto ai livelli di riferimento, con un target complessivo di riduzione del 90% rispetto al 2019, anno base scelto per le metriche di misurazione.
Le emissioni prese in considerazione includono quelle dirette (Scope 1), legate alla proprietà e al funzionamento degli edifici e dei centri di elaborazione dati, e quelle indirette legate all’energia acquistata (Scope 2) e alla catena del valore (Scope 3). La banca afferma la necessità di intervenire su tutti questi fronti per ridurre l’impronta complessiva e sviluppare pratiche sostenibili nel lungo periodo.
Dal punto di vista operativo, uno degli elementi centrali della strategia è il “graduale passaggio dal gas all’elettricità” come fonte energetica principale per gli impianti di riscaldamento, con l’obiettivo di diminuire sia le emissioni di gas serra sia la dipendenza da fonti energetiche importate più soggette a variazioni impreviste di prezzo. L’efficientamento energetico degli edifici e l’incremento dell’uso di energia rinnovabile, tramite accordi di acquisto a lungo termine e la produzione diretta, costituiscono altri pilastri della mitigazione.
Un’attenzione particolare è rivolta anche alle emissioni associate alla produzione e al ciclo di vita delle banconote e all’ottimizzazione della logistica e degli spostamenti del personale, evidenziando l’intento di una visione olistica che comprenda aspetti gestionali e operativi oltre a quelli tecnologici e infrastrutturali.
Aspetti economici, istituzionali e di resilienza
Dal punto di vista economico e istituzionale, il Piano di transizione si inserisce in un quadro di evoluzione normativa e di mercato che richiede scelte di lungo periodo per conciliare sostenibilità ambientale e stabilità finanziaria. La riduzione dell’impronta carbonica e l’aumento della resilienza non sono solo obiettivi ambientali, ma comportano impatti sugli investimenti in tecnologie a basse emissioni, sulla gestione dei rischi e sulle scelte strategiche dell’istituzione. La transizione energetica richiede investimenti mirati in infrastrutture per l’efficienza e rinnovabili, ma anche nella capacità di adattare processi e sistemi organizzativi alla crescente frequenza di eventi climatici estremi.
Il Piano definisce meccanismi di governo, monitoraggio e metriche per valutare periodicamente l’efficacia delle azioni intraprese, creando un sistema di feedback capace di aggiornare obiettivi e priorità alla luce delle evoluzioni normative e delle nuove opportunità tecnologiche. L’inserimento del Piano nel quadro della pianificazione strategica triennale della Banca garantisce inoltre un allineamento dinamico con le politiche europee e nazionali di transizione energetica, in un contesto in cui la governance climatica diventa sempre più centrale per istituzioni e mercati.
Il documento precisa che la Banca d’Italia, pur operando nei limiti del proprio mandato istituzionale, vuole contribuire alla transizione verso un’economia a basse emissioni sia attraverso le proprie funzioni sia tramite la riduzione diretta dell’impatto ambientale delle proprie operazioni. In questo duplice ruolo istituzionale e operativo si riflette la crescente consapevolezza che la lotta ai cambiamenti climatici comporta non solo impegni di mitigazione, ma anche capacità di adattamento e di gestione dei rischi che tali cambiamenti implicano.
In copertina: sede della Banca d’Italia a Roma, WikiMedia
