Ritardi, difficoltà e scarsi progressi. La decarbonizzazione in Italia non solo non decolla ma perde terreno. È questa la fotografia della Green Economy italiana presentata alla 26ª edizione di Ecomondo a Rimini. Secondo la relazione della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, le emissioni di gas serra sono aumentate dal 2019 al 2022, tornando in sostanza ai livelli pre-pandemici. Nonostante l’intensità carbonica italiana sia al di sotto della media europea con 240 tonnellate di CO equivalente per milione di euro di PIL, abbiamo ridotto le emissioni solo del 4% tra 2015 e il 2022.

Il ritardo delle rinnovabili in Italia

Nel 2022 il contemporaneo calo delle fonti energetiche green e dei consumi ha diminuito la quota di rinnovabili da consumo dal 21% del 2021 al 19% del fabbisogno totale. Un trend che allontana ancor di più il Paese dal target europeo del 40% da raggiungere entro il 2030.

Per quanto riguarda la produzione, le rinnovabili hanno coperto il 35,6% della produzione elettrica nazionale, in calo del 6% rispetto al 2021 anche a causa della drastica riduzione produttiva dell’idroelettrico. Con soli 3 GW di nuovi impianti per rinnovabili elettriche, l’Italia è quindi ancora ben lontana dai 10/12 GW annui di nuove rinnovabili che servirebbero per mettersi al passo con i target europei al 2030 e in ritardo rispetto agli altri grandi Paesi europei: nel 2022, infatti, la Francia ha installato 5 GW, la Polonia 6 GW, la Spagna 9 GW e la Germania 11 GW di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici.

“Effettivamente nel 2022 le difficoltà sono state enormi, ci stiamo muovendo con le cosiddette aree idonee, quelle in cui automaticamente si possono implementare progetti di rinnovabili – ha detto il ministro Gilberto Pichetto Fratin – Tra pochi giorni verrà pubblicato un decreto sull’eolico offshore a 12 miglia dalla costa che, con la cooperazione degli altri Paesi mediterranei, potrà accelerare il processo.”

La decarbonizzazione dei trasporti è al palo

La decarbonizzazione del settore dei trasporti, cruciale per gli obiettivi climatici dell’Italia, non migliora. L’anno scorso le emissioni sono aumentate del 5% con i veicoli a diesel e benzina che rappresentano ancora l’87% del parco mezzi, mentre sono in calo le immatricolazioni di veicoli full electric.

“I prezzi dei combustibili fossili sono scesi, ma i mercati restano tesi e volatili – ha detto durante gli Stati Generali della Green Economy Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – L’estrazione e il consumo di materiali continua a crescere e il tasso di circolarità rimane basso. È quanto mai urgente accelerare la transizione ecologica. L’Italia, nonostante sia un Paese piccolo, è considerata un hot spot climatico e a maggior ragione dovrebbe contribuire molto di più alla decarbonizzazione.”

I benefici della transizione ecologica

La transizione ecologica è diventata una questione di competitività economica. La relazione parla già di “molte attività economicamente convenienti” che possono essere intraprese per ridurre i costi e aumentare i benefici. Secondo uno studio eseguito da RSE e Confindustria, l’attuazione in Italia del pacchetto europeo Fit for 55 per la decarbonizzazione al 2030 comporterebbe, in 10 anni, maggiori costi cumulati di 136,7 miliardi di euro, generando un aumento del valore aggiunto di ben 689,1 miliardi di euro e un risparmio di costi, per il solo settore energia, di ben 66 miliardi con maggiori entrate per lo Stato di ben 529,5 miliardi.

Al contempo l’attuazione delle misure europee per l‘economia circolare consentirebbe all’Italia, al 2030, di risparmiare 82,5 miliardi di euro di materiali importati, aumentare di 4 miliardi il valore delle attività di riciclo dei rifiuti e ridurre i costi dello smaltimento di rifiuti in discarica di 7,3 miliardi. L’Italia, inoltre, rispetto alla media europea dovrebbe sostenere minori costi per il rispristino degli ecosistemi sia rispetto al PIL sia per abitante, avendo una quota relativamente più bassa della media europea di ecosistemi in condizioni non buone. L’Italia avrebbe benefici di circa 2,4 miliardi dal ripristino degli ecosistemi con costi di 261 milioni, con guadagni maggiori di circa 9 volte i costi sostenuti.

La circolarità delle risorse

La produttività delle risorse nel 2022 è ancora fra le migliori nell’UE, a 3,3 euro di PIL per Kg di risorsa consumata, ma è in calo rispetto ai 3,5 del 2019. Secondo le stime non ancora definitive di Eurostat, la percentuale del riciclo di tutti i rifiuti nel 2020 ha toccato il 72%, a fronte di una media europea del 58%. Nel 2021 il tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo è stato pari al 18,4%, un buon livello rispetto alla media europea, ma in diminuzione rispetto al 2020. La relazione, infine, segnala rilevanti difficoltà nel mercato di alcune materie prime seconde, in particolare di quelle plastiche.

 

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Immagine: Danist Soh (Unsplash)