*aggiornamento delle 20.25: Trump ha convoncato una conferenza stampa per commentare la sentenza della Corte Suprema, in cui ha dichiarato che la decisione dei giudici è "folle ed è stata influenzata da ingerenze straniere. Mi vergogno per alcuni giudici che non hanno avuto il coraggio di fare la cosa giusta per l'America". Il presidente ha poi annunciato che "con effetto immediato, tutte le tariffe per la sicurezza nazionale previste dalla Sezione 232 e tutte le tariffe esistenti della Sezione 301 restano pienamente in vigore", aggiungendo poi che "oggi firmerò un ordine per imporre una tariffa globale del 10% ai sensi della Sezione 122, in aggiunta alle nostre normali tariffe già applicate".
Per la prima volta una decisione esecutiva della Casa Bianca è stata rispedita al mittente. Venerdì 20 febbraio la Corte Suprema ha respinto la maggior parte dei dazi doganali imposti dal presidente Trump, annullando una parte fondamentale della sua strategia economica e dichiarando illegale il ricorso a una legge di emergenza per riformare il commercio globale. Un duro colpo per The Donald, che inizia ad accorgersi come la fretta dei suoi ordini esecutivi in un sistema democratico gli si stia rivoltando contro. Questa è la prima, ma altre cause legali, come quella appena intentata contro l’EPA, potrebbero venire bloccate.
La decisione della Corte Suprema invalida quella che l'amministrazione repubblicana aveva definito “l'iniziativa economica e di politica estera più significativa del secondo mandato del presidente”: una decisione che, secondo Donald Trump, potrebbe causare la rovina finanziaria degli Stati Uniti.
Al centro della decisione, il rifiuto dei giudici della Corte dell’uso dell'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per imporre dazi doganali a quasi tutti i paesi. La leggea risalente agli anni Settanta, consente al presidente di "regolare" le importazioni quando necessario per rispondere a emergenze nazionali che rappresentano una minaccia "insolita e straordinaria". "Non rivendichiamo alcuna competenza particolare in materia di economia o affari esteri", ha scritto il presidente della Corte Suprema John Roberts.
Rispedito al mittente l’espediente legale impiegato per imporre dazi, la Casa Bianca ora dovrà capire come gestire l’orda di ricorsi legali e di richieste di rimborso da parte degli stati colpiti dalle tariffe di Trump. Un segnale che l’istituzione giuridica con sede a Washington DC, nonostante l’orientamento conservatore, mantiene i fondamenti costituzionali intatti.
Precedentemente Trump aveva provato a motivare in maniera confusa il suo diritto a imporre tariffe a Canada, Cina e Messico per combattere l’emergenza fentanyl. Poi aveva indotto gravi squilibri alla bilancia commerciale, chiedendo l’introduzione di tariffe reciproche. Le motivazioni non avevano convinto del tutto i giudici di grado inferiore, che avevano concesso il prosieguo dei dazi fino alla decisione della Corte Suprema, arrivata come il primo grande stop alla Trumpnomics.
Certo non significa la fine dei dazi: il presidente USA conserva ancora la possibilità di portare avanti la sua agenda tariffaria. Il Congresso ha l'autorità costituzionale di imporre nuove tariffe e Trump sicuramente dovrà mobilitare i legali della Casa Bianca per giustificare i dazi in base a un'altra legge esistente. Intanto però c’è da attendersi la risposta di tutti i paesi minacciati dalle tariffe che dovranno capire come rivalersi sul Tesoro americano. Una leva politica e geopolitica in meno per il presidente USA.
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