L’India da oggi è più vicina. Ci sono voluti vent’anni di negoziati, ma finalmente, martedì 27 gennaio a New Delhi, il gigante asiatico e l’Unione Europea hanno trovato uno storico accordo per creare una free trade zone che interesserà 2 miliardi di persone.
“Abbiamo appena concluso la ‘madre’ di tutti gli accordi”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “È il più grande patto di libero scambio della storia indiana”, ha detto il premier Narendra Modi. “Le due più grandi democrazie del mondo lavorano ora fianco a fianco per portare risultati concreti ai loro cittadini: pace, stabilità, crescita economica e sviluppo sostenibile”, ha commentato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Aggiungendo poi una nota di colore: per lui, la cui famiglia è originaria di Goa, lo storico accordo è anche un grande risultato personale.
Entrando in vigore a partire dal 2027, questa nuova apertura commerciale senza precedenti – che interesserà settori come l’automotive, i macchinari, la chimica e la farmaceutica, il tessile e i prodotti agricoli – offrirà nuove possibilità di sviluppo all’industria indiana e nuovi mercati alle imprese europee, bilanciando l’instabilità creata dalla guerra tariffaria di Trump.
Che sia cominciata, come si augurava il premier canadese Mark Carney qualche giorno fa a Davos, la riscossa delle “medie potenze”?
Cosa dice l’accordo India-UE
Da quasi vent’anni India e Unione Europea cercavano di arrivare a un accordo che garantisse a entrambe vantaggi e stabilità in una relazione commerciale che già vale 180 miliardi di euro all’anno. I primi negoziati sono stati lanciati nel 2007, poi si sono arenati nel 2013, e infine sono ripartiti dopo il Covid, nel 2022.
Ora, con il patto di libero scambio, l’UE si aspetta di raddoppiare le proprie esportazioni sul mercato indiano entro il 2032, grazie a una riduzione tariffaria sul valore del 96,6% delle merci esportate: ovvero, 4 miliardi di euro all’anno di dazi evitati.
“Si tratta dell'apertura commerciale più ambiziosa che l'India abbia mai concesso a un partner – si legge sul comunicato ufficiale della Commissione europea –. Conferirà un significativo vantaggio competitivo ai principali settori industriali e agroalimentari dell'UE, garantendo alle aziende un accesso privilegiato al Paese più popoloso del mondo”.
Per gli esportatori indiani, come spiega il quotidiano di Mumbai The Economic Times, l’accordo “offre vantaggi immediati e a lungo termine. Al momento dell'entrata in vigore, l'UE eliminerà i dazi sul 90% dei prodotti indiani, portandoli al 93% entro sette anni”.
L’accordo include anche accesso privilegiato per entrambe le parti ai rispettivi mercati dei servizi, compresi servizi finanziari e trasporto marittimo.
Inoltre, c’è un capitolo dedicato alla sostenibilità dei commerci, dove si affrontano i temi della crisi climatica, dei diritti dei lavoratori e dell’empowerment femminile. Per il clima, in particolare, UE e India firmeranno un memorandum d’intesa per istituire una piattaforma di cooperazione, da lanciare nella prima metà del 2026, nell’ambito della quale l’Unione si impegna a sostenere gli sforzi indiani per la riduzione delle emissioni con un fondo di 500 milioni di euro nei prossimi due anni.
Tutti i settori interessati
L’accordo di libero scambio interesserà, con importanti riduzioni tariffarie quando non addirittura l’eliminazione totale dei dazi, svariati settori.
Per le automobili europee, tanto per cominciare, i dazi passeranno gradualmente dall’attuale e proibitiva quota del 110% ad appena il 10% (ma sono escluse le utilitarie sotto i 15.000 euro). Saranno inoltre in gran parte eliminati i dazi che arrivano oggi fino al 44% sui macchinari, al 22% sui prodotti chimici e all'11% sui prodotti farmaceutici.
Dal canto suo, si legge ancora sull’Economic Times, l’India porta a casa la riduzione o il progressivo azzeramento dei dazi europei in “settori chiave ad alta intensità di manodopera come prodotti marittimi, prodotti chimici, plastica e gomma, cuoio e calzature, tessile e abbigliamento, metalli di base, pietre preziose e gioielli”.
Per il comparto agricolo, in particolare, si aprono poi enormi opportunità di mercato. L’India infatti eliminerà o ridurrà i dazi (che oggi si aggirano su una media del 36%) su una gran parte di prodotti agricoli provenienti dall’Europa. Ad esempio, le tariffe sui vini saranno ridotte dall’attuale 150% al 75% all'entrata in vigore del patto, e in seguito fino a livelli minimi del 20%, mentre i dazi sull’olio d’oliva scenderanno dal 45% allo 0% in cinque anni.
Sono però rimasti fuori dall’accordo – per proteggere industrie sensibili in entrambi i Paesi – prodotti come latticini, riso, soia, zucchero, carne di pollo e, ovviamente, carne di manzo, che comunque non troverebbe mercato in India. Inoltre, precisa la Commissione UE, “tutte le importazioni indiane continueranno a dover rispettare le rigorose norme UE in materia di salute e sicurezza alimentare”.
I prossimi passi
Raggiunto l’accordo, il documento dovrà ora essere pubblicato, revisionato, firmato da entrambe le parti, approvato dal Parlamento europeo, ratificato da quello indiano, e poi finalmente adottato ufficialmente, si presume entro l’inizio del 2027.
Intanto un segnale positivo, il primo di questo 2026, è stato dato. “L'UE e l'India scrivono oggi la storia – ha dichiarato soddisfatta von der Leyen –. Abbiamo inviato al mondo un segnale che la cooperazione basata sulle regole produce ancora grandi risultati. E, soprattutto, questo è solo l'inizio: costruiremo su questo successo e rafforzeremo ulteriormente il nostro rapporto”.
In copertina: la sessione plenaria del summit UE-India, photo credit European Union
