La prossima riunione informale dei capi delegazione per un trattato globale sulla plastica si terrà a Bangkok, in Thailandia, dal 27 al 30 settembre. Per preparare l'incontro, all'inizio di agosto il presidente dell'INC Julio Cordano ha pubblicato il documento Aid to negotiations (AtN, supporto ai negoziati) presentandolo come “il mio massimo impegno nel presentare un approccio equilibrato ai vari aspetti del nostro lavoro, che rifletta il livello di progresso che abbiamo raggiunto”.

Secondo la comunità scientifica e altri osservatori della società civile, però, questo testo non riflette adeguatamente il mandato della risoluzione UNEA 5/14 in base alla quale si stanno svolgendo i negoziati – ovvero: porre fine all'inquinamento da plastica tenendo conto dell'intero ciclo di vita della plastica − e ignora le posizioni espresse da una maggioranza di stati nel corso degli incontri negoziali passati.

Un’analisi condotta dalla Scientists' Coalition for Effective Plastics Treaty che Materia Rinnovabile ha potuto consultare prima che venga resa pubblica (nei primi giorni di settembre), mostra che il testo proposto da Cordano non è in grado di adempiere al mandato della risoluzione UNEA 5/14 poiché omette disposizioni fondamentali a monte del ciclo di vita della plastica e perché le formulazioni giuridiche delle disposizioni chiave sono troppo deboli.

Il testo omette inoltre le posizioni espresse da una maggioranza dei paesi durante i negoziati formali. L’Aid to Negotiation “non riflette la posizione degli oltre cinquanta paesi che hanno firmato o sostenuto la dichiarazione Bridge to Busan sui polimeri plastici primari; dei 97 paesi che hanno firmato il Nice Wake-Up Call for an Ambitious Plastics Treaty; dei 70 paesi che hanno firmato la Dichiarazione congiunta ministeriale della High Ambition Coalition per l'INC-5; né dei 95 paesi che hanno sostenuto il documento congiunto di Svizzera e Messico sulle sostanze chimiche”, dice a Materia Rinnovabile Trisia Farrelly, professoressa e membro onorario presso la Massey University e scienziata senior presso il Cawthron Institute, in Nuova Zelanda. “Tutti questi paesi comprendono che un trattato che soddisfi il mandato di porre fine all'inquinamento globale da plastica richiede un approccio che copra l'intero ciclo di vita, a partire dall'approvvigionamento, e che un trattato con disposizioni deboli nella fase di progettazione del prodotto e incentrato sulla gestione dei rifiuti non porrà mai fine all'inquinamento.”

Un testo più debole di quello già rigettato un anno fa

Amy Youngman, esperta di questioni giuridiche e politiche presso l'Environmental Investigation Agency, spiega a Materia Rinnovabile che l’AtN è essenzialmente una versione modificata della proposta dell’ultimo minuto presentata dal precedente presidente dell’INC, Luis Vayas-Valdivieso, alla fine dell'INC-5.2 a Ginevra, nell'agosto 2025: “Tale proposta era stata respinta dai paesi perché non costituiva una base coerente per i negoziati: non rifletteva ciò che la maggioranza degli stati richiedeva per adempiere al mandato, né rispecchiava accuratamente i negoziati che si erano effettivamente svolti durante l'INC-5.2”.

Youngman spiega che il documento rilasciato da Cordano prende un testo già debole e lo indebolisce ulteriormente, eliminando o sminuendo elementi importanti e obblighi giuridici, senza incorporare in modo significativo molte delle proposte che avevano raccolto ampio sostegno nei negoziati. “Il pericolo maggiore ora è che questo documento diventi il punto di partenza semplicemente perché è quello sul tavolo”, avverte, ricordando che i paesi “hanno ancora sia l'opportunità che la responsabilità di rimodellarlo in modo sostanziale”.

“L'AtN non riflette adeguatamente la scienza”

L’AtN, si legge nell'analisi della Scientists' Coalition, si concentra sulle misure a valle, di gestione dei rifiuti. “Porre fine all'inquinamento globale da plastica richiederà obblighi vincolanti per disposizioni a monte, basate sul rischio, precauzionali e preventive che incentivino e garantiscano trasparenza, essenzialità, sicurezza e sostenibilità lungo l'intero ciclo di vita e che siano guidate dalla gerarchia dei rifiuti”, dice ancora Trisia Farrelly.

L'AtN, inoltre, non include obblighi giuridici di trasparenza sulle sostanze chimiche e sui prodotti in plastica più problematici ed evitabili, una lacuna che pesa sulla salute umana e ambientale. "Le informazioni sui rischi e sulla sicurezza non dovrebbero mai essere considerate segrete a fini commerciali”, continua Farrelly. “Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulle sostanze tossiche lo ha affermato chiaramente: le informazioni relative alla salute e alla sicurezza pubblica riguardanti le sostanze pericolose non possono essere legittimamente considerate riservate. Gli attori della catena di approvvigionamento (produttori, rivenditori, gestori dei rifiuti, consumatori e lavoratori del settore, formali e informali) devono avere accesso a informazioni pertinenti e accurate sulle sostanze chimiche, i materiali, i prodotti e i rifiuti di plastica che producono, utilizzano e consumano, e sapere che le materie plastiche che maneggiano sono sicure. La trasparenza dei dati è inoltre necessaria per tutelare la qualità dei prodotti, la reputazione del marchio, i lavoratori e l'ambiente.”

Il testo, pur sottolineando “l'importanza di un processo decisionale basato sulla scienza”, non è stato costruito consultando gli scienziati, aggiunge Farrelly. “Né Cordano né l'Ufficio di presidenza dell'INC hanno consultato la Coalizione degli scienziati in merito al contenuto dell'AtN. Nell'AtN non vi sono riferimenti alla scienza basata su prove, poiché si tratta del tentativo del presidente dell'INC di riunire le questioni discusse e negoziate nelle precedenti sessioni dell'INC e nelle riunioni dei capi delegazione. L'AtN non riflette adeguatamente la scienza.”

Farrelly sottolinea inoltre l’importanza di introdurre nel testo delle garanzie, al momento assenti, per assicurare che le industrie petrolchimiche, della plastica e della gestione dei rifiuti non influenzino indebitamente l'attuazione del futuro strumento. “I cittadini di tutto il mondo hanno il diritto di sapere chi fornisce informazioni ai decisori e di avere la certezza che le autorità di regolamentazione non traggano vantaggi dalle industrie coinvolte nella produzione di plastica. Accogliamo con favore la reintroduzione di un testo che salvaguardi la trasparenza: ‘Il comitato e i suoi membri devono essere indipendenti, trasparenti e liberi da conflitti di interesse’”.

Squilibrio tra interessi commerciali e protezione ambientale

Un altro nodo del testo presentato da Cordano è la cancellazione delle disposizioni sul commercio. "Il commercio non è un aspetto marginale dell'inquinamento da plastica; è intrecciato all'intero ciclo di vita della plastica”, spiega Amy Youngman. “La plastica viene prodotta in un numero relativamente esiguo di paesi, i prodotti circolano attraverso catene di approvvigionamento globali, e consumo, rifiuti e inquinamento si verificano oltre i confini nazionali: eliminare tali disposizioni rischia di trattare il commercio come separato dal problema, quando ne è invece uno dei meccanismi di diffusione. È particolarmente preoccupante che l'AtN mantenga le formulazioni che proteggono il commercio internazionale dalle misure ambientali, eliminando al contempo le disposizioni sostanziali sul monitoraggio dei materiali e sulla trasparenza.”

Il risultato “è uno squilibrio evidente”, commenta ancora Youngman. “Agli interessi commerciali viene concessa protezione esplicita, mentre il trattato perde gli strumenti che garantirebbero che il commercio sostenga, anziché minare, i propri obiettivi ambientali. La Convenzione di Basilea disciplina già alcuni aspetti del commercio dei rifiuti di plastica, eppure continuiamo ad assistere a gravi impatti ambientali e sanitari associati a tale commercio, in particolare quando sono coinvolti materiali pericolosi o quando le informazioni sulla composizione dei rifiuti sono inadeguate. Il trattato sulla plastica dovrebbe integrare e rafforzare tali controlli, non rendere più difficile per i paesi ricorrere a misure commerciali legittime per prevenire l'inquinamento da plastica.”

Il rischio di un passo indietro sul diritto internazionale

Il 24 agosto il Washington Post ha rivelato una nota trapelata di diplomatici statunitensi che mostra come gli Stati Uniti mirino a indebolire i limiti globali sull'inquinamento da plastica. Diffuso quest'estate ai governi coinvolti nei negoziati, il documento invoca un trattato "pragmatico", incentrato sulla gestione dei rifiuti e sugli investimenti privati, con una clausola che consenta ai paesi di adottare qualsiasi misura ritengano necessaria per la sicurezza nazionale.

"Gli Stati Uniti hanno sempre esercitato una notevole influenza in questi negoziati, grazie al peso politico ma anche all'enorme leva commerciale e al ruolo di principale fonte di finanziamento”, spiega Youngman. “All'INC-5.2 e nelle riunioni successive, anziché porsi come ponte tra posizioni divergenti, sono apparsi sempre più intenzionati a orientare i negoziati verso un risultato meno ambizioso. È un uso pericoloso del proprio potere: hanno il peso per ostacolare i progressi, ma non per dettare l'esito. Non si può negoziare un trattato per risolvere un problema globale riservandosi una via di fuga per quando la soluzione diventerà politicamente scomoda: questo non è multilateralismo, è usare il diritto internazionale quando fa comodo e ignorarlo quando non lo fa più.”

Ma il problema non riguarda solo la condotta dei singoli stati: è lo stesso testo proposto come base di discussione da Cordano a rischiare di arretrare rispetto alle tutele già esistenti. Come spiega a Materia Rinnovabile Andres del Castillo, avvocato senior del Center for International Environmental Law, “il testo di negoziazione è costellato di disposizioni facoltative anziché giuridicamente vincolanti: ciò significa che i paesi possono fare ciò che vogliono. E nella sua forma attuale rappresenterebbe un passo indietro rispetto al diritto internazionale esistente in materia di plastica. Ecco perché organizzazioni come CIEL hanno chiesto agli stati membri di richiamare le posizioni ambiziose avanzate all'INC-5.2 a Ginevra. Vogliamo che respingano il testo nella sua forma attuale e reintroducano un approccio ambizioso. Altrimenti, rischiano di produrre un trattato che consolida i danni causati dalla plastica e delude le generazioni future”.

Anche per questo articolo, come per il precedente, Materia Rinnovabile ha chiesto un’intervista al presidente di INC Julio Cordano, da cui però non ha ricevuto risposta.

 

In copertina: Julo Cordano fotografato da Kiara Worth, UNFCCC via Flickr