Un materiale naturale nato oltre dieci milioni di anni fa diventa oggi una tecnologia strategica per l’industria aerospaziale. Il sughero prodotto dal Gruppo Amorim sarà infatti protagonista della missione Artemis II della NASA, confermando il ruolo crescente delle materie prime sostenibili nei settori ad alta innovazione. A comunicarlo è Amorim Cork Italia, filiale italiana del gruppo portoghese leader mondiale nella produzione di tappi in sughero, che nel 2024 ha coperto il 45% del mercato globale del comparto e il 28% del mercato mondiale delle chiusure per vino.

Con sede a Conegliano, in provincia di Treviso, Amorim Cork Italia si è confermata nel 2025 la principale realtà nazionale del settore. Il gruppo opera attraverso 61 filiali distribuite in 30 paesi e commercializza i propri prodotti in oltre 100 mercati internazionali. Un modello industriale che unisce economia circolare, innovazione dei materiali e ricerca scientifica.

Dopo la partecipazione ad Artemis I, anche la seconda missione del programma lunare NASA utilizzerà componenti a base di sughero sviluppati dalla casa madre Corticeira Amorim. I materiali saranno impiegati nel sistema di protezione termica della capsula Orion, il veicolo destinato a trasportare gli astronauti nelle future missioni lunari. In queste applicazioni, il sughero svolge una funzione essenziale: proteggere strutture e componenti dalle temperature estreme generate durante il lancio e il rientro atmosferico.

La tecnologia del composito P50

Nel comparto aerospaziale il sughero non viene utilizzato allo stato naturale, ma trasformato in un materiale composito avanzato chiamato P50. Sviluppato da Amorim Cork Solutions attraverso anni di ricerca, questo prodotto combina isolamento termico, leggerezza, capacità di assorbimento meccanico e resistenza al fuoco.

Secondo Eduardo Soares, Innovation Director di Amorim Cork Solutions, il comportamento del materiale durante l’esposizione al calore rappresenta uno degli aspetti più innovativi del progetto. “Il ruolo del sughero è, in fondo, semplice ma fondamentale: proteggere sacrificando sé stesso. All’aumentare delle temperature, il materiale subisce una trasformazione controllata, formando uno strato carbonizzato che rafforza la resistenza termica e protegge le strutture sottostanti”.

La capacità del composito di resistere a condizioni estreme deriva dalla combinazione tra materia prima naturale e leganti ad alta resistenza termica. Il risultato è un sistema leggero ma altamente affidabile, progettato per sopportare livelli elevatissimi di stress termico e meccanico. Un requisito fondamentale in missioni dove ogni grammo di peso e ogni parametro di sicurezza incidono direttamente sulle performance operative.

Economia circolare e materiali del futuro

La partecipazione alle missioni Artemis rappresenta anche una conferma delle potenzialità industriali del sughero come materiale sostenibile ad alte prestazioni. Interamente naturale, rinnovabile e riciclabile, il sughero proviene dai montados mediterranei, ecosistemi forestali in cui la corteccia delle querce viene prelevata senza compromettere la vita dell’albero. Il ciclo di raccolta si ripete mediamente ogni nove anni e può continuare per diversi decenni, garantendo assorbimento di CO₂ e tutela della biodiversità.

Secondo António Rios de Amorim, presidente e CEO di Corticeira Amorim, il settore spaziale dimostra come la scienza dei materiali sia diventata centrale nelle nuove tecnologie. “Nel settore aerospaziale, la continuità non è mai scontata: si conquista attraverso le prestazioni”. La conferma del sughero nelle missioni NASA evidenzia infatti la capacità dei materiali naturali di soddisfare standard tecnologici estremamente rigorosi.

Per Amorim Cork Italia il progetto assume anche un valore simbolico per il settore vitivinicolo, dove il sughero continua a rappresentare una delle soluzioni più affidabili e sostenibili per la conservazione del vino. Dalla bottiglia allo spazio, il percorso di questa materia prima dimostra come innovazione e sostenibilità possano convergere in filiere industriali sempre più strategiche per la transizione ecologica globale.

 

In copertina: foto di Ben Smegelsky, NASA