L’acqua non è più soltanto una risorsa ambientale o un servizio pubblico essenziale, ma un vero e proprio fattore produttivo strategico che sostiene il cuore dell'economia reale. In un contesto dove la gestione idrica diventa determinante per la competitività, Dario Cartabellotta, dirigente generale del Dipartimento delle attività produttive della regione Sicilia, delinea una visione ambiziosa: “Con il Regolamento n. 2024/795 STEP la Commissione europea punta a favorire l’industrializzazione dei processi di sviluppo e la fabbricazione di tecnologie critiche, con l’obiettivo di ridurre le dipendenze dell’Unione da paesi terzi in settori strategici come quelli delle tecnologie digitali, delle tecnologie deep-tech, delle biotecnologie, delle tecnologie pulite, delle biotecnologie e dei medicinali critici”.
Questa strategia di indipendenza e innovazione è stata il tema centrale del forum regionale Acqua: soluzione e non un problema, svoltosi il 9 gennaio presso la sala magna del complesso monumentale dello Steri a Palermo. L'incontro ha riunito i rettori degli atenei dell'isola e i principali stakeholder con l'obiettivo di creare una rete siciliana dedicata all'elaborazione di proposte progettuali nell'ambito della piattaforma STEP, puntando su intelligenza artificiale e tecnologie pulite.
I numeri di una filiera da 380 miliardi
In Italia, la filiera idrica estesa − che abbraccia il servizio idrico integrato, l’agricoltura, l'industria manifatturiera e l'energia − genera un valore economico stimato in oltre 380 miliardi di euro, una cifra imponente che rappresenta circa un quinto del prodotto interno lordo nazionale e coinvolge più di 1,4 milioni di imprese.
È quanto emerge dal Libro bianco 2025 Valore acqua per l'Italia di The European House Ambrosetti (TEHA) e dal Blue Book 2025 realizzato dalla Fondazione Utilitatis e promosso da Utilitalia, le raccolte più complete di informazioni sulla risorsa idrica in Italia. Nonostante questa centralità, il sistema soffre di un ritardo strutturale: gli investimenti pro capite in Italia si fermano a circa 64 euro per abitante, contro una media europea di 80-82 euro. Questa carenza si riflette in inefficienze pesanti, con perdite di rete che a livello nazionale superano il 42% dell’acqua immessa, rappresentando un costo diretto in termini di energia e trattamento.
Per colmare questo divario, il Regolamento UE n. 2024/795 (STEP, Strategic Technologies for Europe Platform) introduce un approccio che mira a ridurre la dipendenza dell’Unione da paesi terzi, puntando sull'industrializzazione di tecnologie critiche. In particolare, l’azione 2.9.1 dedicata al Cleantech sostiene lo sviluppo di tecnologie vitali come la depurazione, la desalinizzazione e l'economia circolare. Questo approccio permette di trasformare la spesa pubblica in investimento produttivo, rafforzando le catene del valore e stimolando la nascita di nuove imprese tecnologiche. Il bando non si limita a finanziare interventi isolati, ma vuole creare le condizioni per uno sviluppo duraturo adattando l'industria alle sfide del futuro.
Il caso Sicilia e il forum di Palermo
La Sicilia rappresenta il fronte più critico e, allo stesso tempo, l'opportunità di rilancio più significativa. La regione registra perdite di rete superiori al 50% e una disponibilità idrica costantemente minacciata. Proprio nell’ottica di affrontare questa sfida, il forum regionale ha avuto l'obiettivo di creare una rete siciliana sul tema dell'acqua per elaborare proposte progettuali nell'ambito della piattaforma STEP, focalizzandosi sull'uso di materiali avanzati, intelligenza artificiale e impianti di depurazione innovativi.
Per l'isola, Cartabellotta è categorico: “Il Bando STEP costituisce per la Sicilia una opportunità concreta di politica industriale regionale, poiché consente di coniugare la gestione dell’emergenza idrica con la costruzione di una filiera tecnologica stabile nei settori della dissalazione, del riuso delle acque reflue e della modernizzazione delle reti”.
Tra le tecnologie d'avanguardia promosse da STEP, spicca il relining: “Si tratta di una tecnica non invasiva per rinnovare le tubazioni senza cantieri estesi, e con interventi a basso impatto è possibile risanare le vecchie condutture, grazie a una ‘seconda pelle’, impermeabile e resistente nel tempo”, spiega Cartabellotta. “Il principio è semplice ma efficace. All’interno della condotta da risanare viene inserito un particolare rivestimento, senza la necessità di sostituirla interamente. In pratica, si crea un nuovo tubo all’interno di quello preesistente.” Il processo, a seconda dei casi, può essere realizzato con manicotti in resina termoindurente, guaine polimeriche oppure tramite l’introduzione di tubi flessibili o preformati. Secondo Cartabellotta, “ovviamente le innovazioni step agevoleranno il percorso”.
In copertina: la fontana di Diana a Siracusa, fotografata da Antonio Sessa, Unsplash
