Sabato 26 settembre, con l’Etna pronto a eruttare sullo sfondo, una squadra composta da sei sub volontari di ghost diving e del diving center di Capo Murro e dal campione olimpionico Gregorio Paltrinieri, si è impegnata nel recupero di reti fantasma al largo della costa di Fontane Bianche, in Sicilia. Una missione organizzata da arena e Healthy Seas, la quale aveva già collaborato con Paltrinieri nel 2024 in Grecia, per la pulizia dei resti di ghost farm.
“È stata una bella giornata e non mi aspettavo di trovare così tante reti sommerse”, racconta il campione olimpico. “Pensare che Healthy Seas faccia queste missioni regolarmente fa impressione, come pensare a quante reti ci siano disperse nei nostri mari.”
E infatti, in un solo giorno di missione sono stati recuperati quattro diversi tipi di rete: un tramaglio di quasi 500 metri, una rete da palangaro, parte di una rete a strascico e una nassa, tutte concentrate in un unico punto del fondale. Ma l’attività del team è durata complessivamente tre giorni, con tre diverse immersioni sempre tra i 30 e i 60 metri di profondità, tutte in aree di reef per un totale di 106,5 kg di rifiuti marini raccolti, come riportano i dati ufficiali di Healthy Seas.
Il pericolo delle reti fantasma
Le reti fantasma includono ogni tipo di attrezzatura da pesca che viene persa o abbandonata in mare. Per cui è possibile dover recuperare nasse, reti, ami, trappole e tutti gli altri strumenti che, una volta dispersi, rappresentano ancora un pericolo per la fauna e la flora marina e possono restare per anni, facendo danni sempre più gravi.
Nello specifico, le reti sono le più pericolose, perché una volta disperse continuano a intrappolare ogni tipo di animale, comportando mutilazioni fino alla morte. Infatti, non è raro trovare ossa di animali, dai pesci alle tartarughe fino ai delfini, ancora impigliate nelle reti che vengono recuperate. Durante queste attività di recupero invece, i sub liberano, con grande attenzione, gli animali ancora vivi prima di far emergere le reti in superficie. Healthy Seas riporta che negli oceani e nei mari ci sono 6,4 milioni di tonnellate di attrezzature da pesca disperse, equivalenti al peso di quasi 43.000 balene azzurre.
“Spesso sono i pescatori stessi ad avvisarci quando perdono una rete o ne avvistano una, per cui abbiamo un rapporto positivo e collaborativo con le comunità dei pescatori, in un’ottica di collaborazione reciproca”, ci racconta Ben Oortwijn, sub di Healthy Seas.
Mantenere un buon rapporto tra pescatori e associazione ha un valore fondamentale, non solo per il benessere dei mari ma anche per il sostegno reciproco. Infatti, in alcuni porti nei Paesi Bassi la ONG ha anche container per permettere ai pescatori di lasciare le proprie reti danneggiate così da facilitarne lo smaltimento e il recupero al tempo stesso.
Purtroppo, le difficoltà maggiori arrivano spesso dalla burocrazia, che rende difficile il recupero, ad esempio, delle reti utilizzate negli allevamenti marini, che possono essere trattate con prodotti antivegetativi a base di rame, rendendone più complessa la gestione a fine vita perché visti come rifiuti speciali.
Il progetto di recupero di Healthy Seas
La partnership tra arena e Healthy Seas è nata nel 2023 e Gregorio Paltrinieri è stato coinvolto tra missioni di recupero e attività di sensibilizzazione e informazione nelle scuole fin da subito. Racconta lo sportivo a Materia Rinnovabile: “È sempre molto emozionante. Oltre all’impatto positivo e al contribuire concretamente alla pulizia dei mari, rimango stupito perché tiriamo fuori anche tonnellate di reti di diverse tipologie, alcune legali, altre illegali”.
La partnership con arena è cresciuta costantemente nel corso degli anni, sviluppandosi a livello internazionale. In questi tre anni hanno collaborato a numerosi progetti, tra cui operazioni di pulizia dei fondali e della superficie, iniziative educative nelle scuole e collaborazioni significative con gli atleti ambassador di arena.
Quando recuperate, le reti di nylon − le più pericolose quando disperse perché per la sottigliezza del filo diventano invisibili alla fauna marina − vengono lavorate da Aquafil, azienda trentina che rigenera il Nylon 6 presso lo stabilimento Aquafil in Slovenia per entrare nel sistema ECONYL e renderlo un filato utilizzabile in diversi progetti, dalla tappezzeria fino agli indumenti sportivi, come quelli di arena.
Lo stato di salute delle acque
L’inquinamento dei mari è un male diffuso in tutti gli angoli del globo. Parlandone con Paltrinieri, è tangibile anche durante le gare in acque libere: “A volte abbiamo nuotato in mari, laghi e fiumi pulitissimi, altre volte abbiamo trovato di tutto. [...] Gareggiavamo tra la plastica, altre volte siamo stati anche male”. Gli esempi spaziano dall’Asia, tra Singapore, Tokyo e Taipei, all’Europa, con le più recenti gare parigine. Mentre, per fortuna, ci sono ancora mari più puliti, come alcune zone della Sardegna e della Sicilia.
Un altro grande problema sono le ghost farm, gli impianti di acquacoltura spesso lasciati in mare a deteriorarsi una volta abbandonati o dismessi. Le loro strutture si degradano, rilasciando detriti, plastica e sostanze inquinanti nelle acque circostanti. Tale inquinamento altera gli ecosistemi marini, danneggiando la flora e la fauna sottomarine e creando condizioni di pericolo per la vita.
In copertina: foto di Healthy Seas, Claudio Palmisano
