La sostenibilità del settore immobiliare sembra arrivata a un punto di svolta. Secondo i dati GRESB (Global Real Estate Sustainability Benchmark), il 2025 ha visto un boom di immobili certificati secondo i criteri ESG. 

Gli asset valutati in base agli ESG nel mondo hanno superato quota 500.000, segnando un incremento del 140% rispetto ai circa 208.000 censiti nel 2024. Un balzo che misura, in modo concreto, quanto la sostenibilità stia diventando un parametro strutturale nelle decisioni di investimento immobiliare, non più un elemento accessorio o reputazionale.

La pressione a cambiare viene anche dai numeri sull'impatto ambientale del comparto: secondo l'ultimo rapporto UNEP, il settore edile è responsabile del 34% delle emissioni globali di CO₂ e del 32% del consumo energetico mondiale. In Italia, il GRESB stima che le emissioni di gas serra legate al Real Estate scenderanno dagli attuali 26,63 kg/m² a 13,46 kg/m² entro il 2050, un dimezzamento (-49,5%) che richiede però un'accelerazione significativa nei prossimi anni.

La Tassonomia europea come strumento operativo

In questo scenario, la Tassonomia europea il sistema di classificazione introdotto dal Regolamento (UE) 2020/852 – sta assumendo un ruolo centrale, ben oltre la funzione di strumento normativo. Per essere classificata come sostenibile, un'attività deve contribuire ad almeno uno dei sei obiettivi ambientali previsti dal regolamento, senza arrecare danni significativi agli altri, secondo il principio del Do No Significant Harm (DNSH). Nel settore delle costruzioni, questo si traduce in criteri tecnici precisi che coprono nuove edificazioni, ristrutturazioni, efficientamento energetico e gestione degli immobili, includendo aspetti come ciclo di vita, risorse idriche, biodiversità e fine vita degli edifici.

Se nel settore pubblico la conformità alla tassonomia è già obbligatoria – il Codice degli appalti richiede una relazione di sostenibilità, e i fondi PNRR subordinano l'accesso ai finanziamenti al rispetto del DNSH – nel privato la leva è soprattutto finanziaria. Allinearsi ai criteri tecnici di vaglio apre l'accesso a mutui green, green bond, sustainability-linked loan a condizioni più favorevoli e a valutazioni ESG migliori. In parallelo, si riduce il rischio di stranded assets, ovvero la perdita di valore che nel prossimo futuro interesserà sempre più gli edifici energeticamente inefficienti, penalizzati dalle nuove normative.

“La sostenibilità viene sempre più letta in termini di competitività e gestione del rischio”, osserva Carlo Rossini, CEO di EETRA, società benefit-B Corp specializzata in strategie ESG per il Real Estate. “La tassonomia europea si inserisce in questo processo come nuovo strumento, capace di fornire criteri chiari e verificabili, che permettono di dimostrare in modo strutturato il valore ambientale di un investimento.”

Dalla filiera al territorio: RE Impact

In questo contesto si colloca la prima edizione di RE Impact, iniziativa promossa da EETRA in occasione del B Corp Month. Negli spazi di BASE Milano, il 17 marzo l'evento ha riunito imprese, investitori e professionisti della filiera immobiliare attorno a un tema preciso: la sostenibilità non può essere affrontata a livello di singola organizzazione, ma richiede un'integrazione lungo tutta la catena del valore.

Due i momenti di confronto principali. Il primo, dedicato a circolarità e innovazione, ha visto la partecipazione di Green Building Council Italia, Kerakoll, Palm e Grendi Holding, con un focus su materiali, processi e logistica sostenibile. “La logistica non è più soltanto un vettore di trasporto, ma una leva strategica per rendere più efficienti e responsabili i processi industriali”, ha sottolineato Costanza Musso, amministratrice delegata del Gruppo Grendi, che ha evidenziato come il proprio modello operativo, basato su intermodalità ferroviaria e ottimizzazione dei carichi navali, generi costi ETS fino al 50% inferiori rispetto alla concorrenza.

Il secondo tavolo ha affrontato il rapporto tra finanza sostenibile e rigenerazione urbana, con la partecipazione di Near SGR e EDERA Impresa Sociale. “Il valore sta nel mettere attorno allo stesso tavolo investitori e filiera, per trasformare criteri ESG e Tassonomia UE in scelte progettuali e di cantiere verificabili”, ha dichiarato Andrea Vecci, Head of Impact Sustainability & Communication di Near.

Sullo sfondo, il ruolo del movimento B Corp, che conta oltre 9.000 aziende nel mondo, come incubatore di pratiche e modelli replicabili. La certificazione valuta le imprese su governance, lavoratori, comunità, ambiente e clienti, richiedendo l'integrazione degli impegni verso tutti gli stakeholder nello statuto aziendale, con verifiche periodiche. Un approccio che, applicato al Real Estate, accelera l'integrazione dei criteri ESG lungo l'intera filiera e favorisce la costruzione di ecosistemi collaborativi tra soggetti con competenze complementari.

 

In copertina: foto Re Impact