
L’Europa si sta riscaldando più rapidamente rispetto alla media globale, e milioni di famiglie ne stanno già pagando il prezzo in termini di salute, bollette e notti insonni. Raffreddare la propria casa non è più solo una questione di comfort, ma è diventata una questione di sicurezza. Questo articolo esplora cosa significhi realmente la povertà energetica estiva, perché l’aria condizionata da sola non basterà a salvarci e quali siano le soluzioni eque e sostenibili per i cittadini, le città e i responsabili politici.
Intrappolati nel caldo
La povertà energetica estiva si riferisce alle famiglie incapaci di mantenere un adeguato comfort termico interno a causa di un accesso insufficiente o economicamente insostenibile al raffreddamento. Un’indagine UE del 2023 ha rilevato che il 26% delle famiglie non riusciva a mantenere le proprie case comodamente fresche; quasi il 35% tra il gruppo a reddito più basso. Studi sottoposti a revisione tra pari collegano il raffreddamento inadeguato a un numero compreso tra 46.400 e 60.000 di decessi in eccesso in Europa nell’estate del 2022, l’89% dei quali tra le persone di età pari o superiore a 65 anni.
Perché soffriamo il caldo
Le città europee non sono state progettate per le temperature a cui sono ora sottoposte. Il cemento e l’asfalto assorbono calore durante il giorno e lo rilasciano di notte (l’effetto “isola di calore urbana”). Quasi il 75% del patrimonio edilizio è inefficiente; la maggior parte delle abitazioni non è stata costruita tenendo conto delle prestazioni termiche estive e il rischio ricade in modo diseguale: le persone in affitto, ovvero il 31% della popolazione dell’UE, non possono ristrutturare e i programmi di riqualificazione energetica raramente le raggiungono.
Le donne devono affrontare ulteriori ostacoli, dalla tolleranza fisiologica al calore alle preoccupazioni relative alla sicurezza nei luoghi pubblici. La direttiva sul rendimento energetico degli edifici ha imposto agli stati membri di presentare piani nazionali di ristrutturazione degli edifici entro dicembre 2025. Sarà fondamentale verificare in che misura tali piani raggiungeranno le persone più esposte.
La trappola degli elettrodomestici
Di fronte a un edificio che non possono modificare, molte famiglie ricorrono all’elettrodomestico personale. Un condizionatore d’aria porta sollievo e può persino salvare la vita, ma fa lievitare le bollette dell’elettricità, rilascia calore residuo nelle strade surriscaldate e alimenta l’effetto “isola di calore urbana”.
In Grecia, nel luglio 2025, una singola ondata di caldo ha fatto salire i prezzi all’ingrosso dell’elettricità del 45% in un solo giorno, ha spinto la domanda verso i 10.000 megawatt e ha messo l’intera rete in allerta di emergenza, un monito su ciò che una domanda di raffreddamento non gestita comporta per le reti da cui tutti dipendono e per le quali tutti pagano.
Le misure passive, come chiudere le tapparelle, usare ventilatori, installare tetti riflettenti e avere verde urbano, sono a basso costo e di comprovata efficacia. Un maggiore accesso al raffreddamento attivo tende ad aumentare il consumo complessivo, motivo per cui efficienza ed equità devono progredire di pari passo.
Il prezzo del fresco
Non si può comprare sollievo se non ci si può permettere di farlo. Un’indagine del 2026 condotta dall’Agenzia europea dell’ambiente e da Eurofound ha rilevato che quasi due terzi degli intervistati meno abbienti non potevano permettersi di mantenere fresche le proprie case in estate; tra gli affittuari, la percentuale era del 49%.
I dati dell’UE sui ritardi nel pagamento delle bollette lo confermano: quasi la metà delle famiglie con arretrati ha dichiarato di non essere riuscita a mantenere fresca la propria abitazione nell’estate del 2022, rispetto al 24% di quelle senza arretrati. Il divario è ampio, in crescita e richiede un intervento urgente.
Tre cose che l’Europa deve fare ora
Tre carenze sono alla base della povertà energetica estiva: dati invisibili, ristrutturazioni inaccessibili ed energia insostenibile. L’indicatore HC070 delle statistiche UE sul reddito e sulle condizioni di vita è stato rilevato solo tre volte in sedici anni (2007, 2012 e 2023). La raccolta regolare dei dati è la condizione minima per politiche mirate. Senza di essa, i più vulnerabili rimangono statisticamente invisibili.
I programmi di ristrutturazione devono prevedere requisiti di prestazione termica estiva oltre all’isolamento invernale e rivolgersi agli inquilini, non solo ai proprietari. I giovani vivono in affitto in misura sproporzionata, hanno la minore capacità di adattamento e dovranno affrontare decenni di estati sempre più torride in alloggi che non hanno scelto. Le città sono in prima linea: il Patto dei sindaci sostiene la rendicontazione sulla povertà energetica estiva e l’azione locale deve essere dotata di risorse.
Le tariffe energetiche devono proteggere i consumatori a basso reddito durante i periodi di caldo. La produzione solare e la domanda di raffreddamento coincidono nell’Europa meridionale e centrale, rendendo la tariffazione in base all’ora di consumo una vera opportunità. I cittadini che chiedono al proprio fornitore di energia o al rappresentante locale informazioni sulla protezione tariffaria estiva hanno ragione a farlo. Il raffreddamento è una questione di resilienza. Fa parte del contratto sociale europeo.
Questo editoriale è stato realizzato in collaborazione con la Settimana europea dell’energia sostenibile (EUSEW), il più grande evento annuale dedicato alle energie rinnovabili e all’uso efficiente dell’energia in Europa.
In copertina: foto di Alessandro Garofalo, Agenzia IPA
