Un viaggio nello spazio lungo tre giorni, tra esposizioni, conferenze e incontri d’affari, che ha messo al centro quattro ambiti: scienza, industria, finanza e innovazione. Si è chiusa venerdì 25 settembre al Rimini Expo Centre la prima edizione di BEX - Beyond Exploration Expo, l’evento targato Italian Exhibition Group dedicato alla convergenza tra space economy e industrie terrestri.

“La scelta di entrare nella space economy è una decisione strategica di gruppo che guarda già oltre”, ha dichiarato Corrado Arturo Peraboni, amministratore delegato di IEG. “Abbiamo inserito BEX nel nostro portafoglio fiere con un orizzonte pluriennale, perché la convergenza tra industria spaziale e settori terrestri è un terreno su cui vale la pena investire nel tempo. Le tecnologie nate per lo spazio e le competenze costruite a terra avevano bisogno di un luogo dove incontrarsi su problemi reali. Dal prossimo anno vogliamo rafforzare e allargare il respiro internazionale, con un coinvolgimento ancor più forte di espositori e delegazioni dall’estero.”

Industria ed economia dello spazio

L’economia dello spazio è entrata nella fase in cui il suo valore si misura a terra, dentro le filiere industriali che già oggi impiegano dati satellitari e tecnologie nate per l’orbita. Secondo l’OCSE, i ricavi globali legati allo spazio nel 2025 variano tra i 550 e i 600 miliardi di dollari, a seconda del perimetro considerato, una dimensione paragonabile a quella dell'industria mondiale dei semiconduttori, mentre le proiezioni del World Economic Forum indicano una crescita fino a 1.800 miliardi entro il 2035.

Il peso del comparto si legge soprattutto nelle applicazioni, come evidenzia ancora l’OCSE: i sistemi spaziali sostengono più della metà delle infrastrutture e dei servizi critici nei paesi membri, dai trasporti all’energia, dalle comunicazioni alla filiera alimentare, e i satelliti forniscono oltre il 90% delle osservazioni utilizzate nei sistemi di previsione meteorologica. Circa il 70% dei dati prodotti dalle missioni di osservazione della Terra attive è oggi ad accesso aperto, una condizione che apre lo sviluppo di applicazioni anche a imprese di dimensioni ridotte.

Per l’Italia un ruolo da leader

L’Italia è il secondo paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, ad aver costruito un conto statistico dedicato alla space economy. La rilevazione, riferita al 2021, attribuisce al comparto 8 miliardi di euro di produzione e 2 miliardi di valore aggiunto, con 23.000 addetti. L’ecosistema industriale conta oltre 350 imprese, dai grandi integratori di sistema alle PMI specializzate, accanto a una comunità di startup in crescita.

A giugno 2026 il paese risultava settimo al mondo per numero di satelliti operativi (80 unità, il 53% delle quali di proprietà privata), e sesto per satelliti lanciati dal 2019 (104 unità). Il bilancio spaziale civile istituzionale rappresenta lo 0,089% del PIL, contro una media OCSE dello 0,065%, e l’Italia resta tra i tre maggiori contributori dell’ESA, secondo il report OCSE The Space Economy at a Glance 2026.

Il quadro si inserisce in una filiera aerospaziale in crescita: nel 2024 ha raggiunto un fatturato complessivo di 21,4 miliardi di euro e un totale di 54.300 addetti, come emerge dalla mappatura CTNA-Confindustria presentata al Ministero delle imprese e del Made in Italy. Nello stesso periodo il segmento spaziale è cresciuto del 63% rispetto al 2021, passando da 1,9 a 3,1 miliardi di euro.

I protagonisti della prima edizione di BEX

Alla prima edizione di BEX - Beyond Exploration Expo erano presenti 147 brand espositori e più di 30 buyer internazionali, provenienti da 16 paesi, tra cui Giappone, Brasile, Turchia, Canada, Stati Uniti e Regno Unito, con il coinvolgimento di delegazioni estere anche grazie al supporto di ICE Agenzia.

I 93 convegni e le sessioni tecniche hanno coinvolto 315 relatori, di cui 20 internazionali: tra i più significativi, il BEX Vision Summit, con gli interventi di Axiom Space, Leonardo e Barilla. Tra i principali temi affrontati, la manifattura avanzata per lo spazio, la finanza per il settore e le applicazioni per le imprese non-space in agrifood, salute, tessile tecnico, automotive e sport.

Alle imprese della filiera spaziale, rappresentata da Leonardo, Thales Alenia Space, Telespazio, OHB, Argotec, Altec, Planetek e D-Orbit, si sono affiancate aziende provenienti da settori apparentemente molto diversi tra loro, come Dallara, Spacewear, GVM, Gruppo Hera, Legor, BTT Impianti, Technogym, Formula Medicine, Electrolux Professional e Artisia by Barilla, insieme a EY e NTT DATA Italia. Sul versante istituzionale il programma ha coinvolto tra gli altri l’agenzia spaziale italiana (ASI), ESA, CNR, ENEA, Confindustria, il Ministero delle imprese e del Made in Italy, l'Aeronautica militare e il Politecnico di Milano.

25 startup nell’Open Innovation District

L’Open Innovation District ha riunito startup, PMI innovative e tecnologie emergenti, con una giornata dedicata alle nuove imprese all'interno degli Stati generali della space economy 2026, di cui BEX è stata tappa ufficiale. Particolare attenzione è stata riservata alle applicazioni dual-use e alle soluzioni capaci di generare valore sia nel comparto spaziale sia nelle filiere a terra.

Le 25 startup e PMI presenti sono state individuate attraverso una call internazionale: le 22 realtà italiane arrivavano da dieci regioni, ovvero Emilia-Romagna, Puglia, Veneto, Campania, Lombardia, Lazio, Piemonte, Marche, Toscana e Calabria, mentre le 3 internazionali provenivano da Austria, Svezia e Portogallo. Sette progetti erano dedicati alla new space economy e alle operazioni in orbita, sette alle applicazioni e ai servizi basati sui dati satellitari, cinque all’industria e alle infrastrutture upstream e, infine, sei ai sistemi autonomi multidominio.

Come vivremo nello spazio

Cuore innovativo di BEX è stata la Casa dell'astronauta, un percorso immersivo costruito attorno a una domanda semplice: come vivremo nello spazio? Sviluppato con il supporto di CETMA – Centro europeo di ricerca, trasferimento tecnologico e design, il progetto ha raccolto in un unico allestimento alcune delle condizioni necessarie per lavorare, nutrirsi, mantenersi in salute e costruire una quotidianità in ambienti estremi, dall'orbita alla superficie lunare.

The Human Factor era dedicato alla preparazione del corpo e della mente alla missione, tra allenamento, medicina e monitoraggio fisiologico. The Wearable Habitat raccontava l'evoluzione dell'abbigliamento astronautico, dalle tute di volo alle nuove frontiere dell'innovazione tessile. The Mission Lab metteva al centro la microgravità come ambiente di ricerca per nuovi materiali e per le life sciences, mentre The Orbital Harvest affrontava una delle questioni più concrete della permanenza nello spazio: coltivare, conservare e preparare il cibo lontano dalla Terra.

A collegare i quattro ambiti era la Think Lounge, dedicata all'incontro tra astronauti, ricercatori, imprese e istituzioni. Ne è emersa un'idea dello spazio non come semplice destinazione, ma come ambiente nel quale sperimentare soluzioni per problemi molto terrestri: dalla salute all'alimentazione, dalla sicurezza alla gestione delle risorse. È anche in questa capacità di far dialogare esplorazione e applicazioni che si misura la trasformazione della space economy.

 

In copertina: imagine Envato