Sono più di vent’anni che Eugenio Beccalli lavora in ambienti con odori sgradevoli, prima da metalmeccanico e poi da operatore ecologico. Ma dice di non aver mai sentito nulla di più nauseante dei miasmi provenienti dalla Montello SPA, un’importante azienda di riciclo nel Bergamasco, a venti minuti di auto dall’aeroporto Orio Al Serio.
Beccalli è particolarmente esposto alla puzza: abita nel piccolo comune di Montello, a un paio di chilometri di distanza dagli impianti di riciclo di rifiuti organici e plastici. Ma non è l’unico ad aver denunciato un tipo di inquinamento che, pur non essendo sempre associabile a rischi tossicologici, può incidere sul benessere psicofisico delle persone.
Il gruppo Facebook Aria pulita Tomenone, creato nel 2022 da Beccalli, è una sorta di sportello di denuncia attraverso cui i cittadini di Montello e dei comuni circostanti possono segnalare l’ora e il luogo in cui l’odore diventa insopportabile. Alcuni residenti di Bagnatica, Brusaporto e San Paolo d'Argon sostengono che si avverta di sera e al mattino presto, soprattutto d’estate quando fa più caldo.
Dopo una serie di tavoli tecnici e istituzionali, campionamenti di aria, e ispezioni allo stabilimento durante le quali ARPA Lombardia ha rilevato più volte delle criticità, la situazione non è mai davvero migliorata. Un po’ perché è tecnicamente difficile abbattere completamente gli odori di un impianto capace di riciclare ogni anno 750.000 tonnellate di rifiuti organici − dai quali viene prodotto biogas con la cattura di anidride carbonica − e 350.000 tonnellate di plastica. Un po’ perché, secondo il comitato Aria pulita Tomenone e i sindaci, la Montello SPA non si è dimostrata particolarmente collaborativa. Tanto è vero che a settembre ha deciso di ricorrere al TAR Lombardia, chiedendo l’annullamento della diffida con cui la Provincia di Bergamo ha imposto all’azienda di risolvere una serie di problemi entro una specifica data.
Le sentinelle di Bagnatica
Il caso scoppiò nell’estate del 2021, quando il sindaco di Bagnatica Roberto Scarpellini chiese all’ARPA Lombardia di attivare “l'applicativo MOLF”, una sorta di campagna di monitoraggio per verificare se le molestie olfattive provenissero realmente dagli impianti di riciclo della Montello. Per tre mesi i cittadini selezionati su base volontaria sono diventati vere e proprie sentinelle, le cui segnalazioni sono state valutate tenendo conto sia della soglia olfattiva che di sopportazione.
Dall’elaborazione dei dati da parte di ARPA Lombardia è emerso che gli odori ricadevano su Bagnatica in modo intermittente ma continuo a causa dell’andamento dei venti, e che le percentuali di disturbo olfattivo superavano abbondantemente il 2%, ovvero la soglia indicata da Regione Lombardia sopra la quale la molestia è “conclamata e richiede un intervento”. È risultato evidente, inoltre, che la sorgente del fetore corrispondesse allo stabilimento della Montello.
“In questi quattro anni sono stati presi dei provvedimenti tampone, ma il problema non è stato risolto”, dice a Materia Rinnovabile Roberto Scarpellini, sindaco di Bagnatica. “Non vedo alternative alla riduzione dei quantitativi di rifiuti trattati da uno stabilimento che negli ultimi anni ha aumentato significativamente i volumi."
Dal 2015, in effetti, la capacità di riciclo annuale della Montello è più che raddoppiata: la gestione di frazione organica, sottoprodotti e scarti del verde urbano è passata da 342.000 tonnellate a 700.000 nel 2021. Mentre le 150.000 tonnellate di plastica riciclate una decina di anni fa sono diventate oggi 350.000. Tuttavia, non si sa con certezza se la riduzione del volume dei rifiuti possa effettivamente eliminare le emissioni odorose.
La questione irrisolta del biotunnel
Nella relazione conclusiva di ARPA Lombardia, pubblicata ad aprile 2026 e poi contestata dalla Montello, emerge che la depressione del biotunnel dove si scarica e si movimenta il rifiuto organico non sia sufficiente. Semplificando, il meccanismo con cui si cerca di tenere gli odori confinati all’interno del capannone dopo i continui ingressi e uscite dei mezzi non è abbastanza efficiente. Alcuni campionamenti hanno poi rilevato concentrazioni di odore significative nel reparto di recupero e riciclo dei polimeri poliolefinici e di PET.
Negli anni la Montello ha comunque svolto una serie di lavori, tra cui l’ammodernamento dei sistemi di aerazione delle vasche, dei biofiltri (con qualche ritardo), dei sistemi di abbattimento, e l’utilizzo dei carboni attivi per filtrare i miasmi. Materia Rinnovabile ha potuto visitarne gli impianti la mattina di venerdì 11 settembre, insieme al presidente Roberto Sancinelli. Mentre nei pressi della piattaforma di riciclo dei rifiuti organici l’odore più intenso proveniva dai camion degli operatori ecologici, era il piazzale dedicato allo stoccaggio dei rifiuti plastici a emanare la puzza di gran lunga più intensa e pungente, percepibile anche al di fuori del perimetro aziendale. Tuttavia, non abbiamo potuto verificare la situazione di sera o di prima mattina, ovvero le fasce orarie nelle quali si concentrano le maggiori lamentele. Secondo alcuni residenti intervistati, i miasmi assomiglierebbero all'odore di cibo degradato e marcio: emesso presumibilmente dai capannoni del biogas, il metano circolare che può decarbonizzare una parte di carburanti e industrie energivore.
Durante la visita, Sancinelli ha dichiarato di aver speso diversi milioni “per ridurre l’impatto ambientale dell’azienda”, respingendo di fatto qualsiasi critica sulla questione. Dopo aver terminato la produzione siderurgica nel 1996, la Montello è diventata un punto di riferimento della transizione circolare italiana, per quantità e qualità dei prodotti riciclati. Nonostante questo, non è l’unico produttore di biogas accusato di rilasciare odori insopportabili: Legnano, Casalino in provincia di Novara, Settimo Torinese e Grosseto sono alcuni dei casi più recenti.
Manca un quadro normativo nazionale sulle emissioni odorigene
Secondo un rapporto ISTAT, in Italia una famiglia su cinque lamenta odori sgradevoli. Stabilire l’impatto delle emissioni odorigene sulle persone è ancora una questione complessa e poco regolamentata: non è determinata solo dall’intensità delle sorgenti, ma anche dal regime dei venti, dalla percettibilità e dalla tollerabilità dell’odore.
Nel 2006 il Ministero dell’ambiente ha individuato una ventina di industrie e processi a cui è associato un potenziale impatto odorigeno: raffinerie, concerie, mangimifici, industrie farmaceutiche, chimiche, distillerie, allevamenti e tanto altro. Ma nel testo unico ambientale non sono stati fissati limiti precisi e uguali per tutti: è appannaggio delle Regioni definire le misure per prevenire e ridurre le emissioni.
Per rendere il tutto più omogeneo, il Consiglio del sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA) ha approvato nel 2018 il documento Metodologie per la valutazione delle emissioni odorigene, rivolto in particolare alle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente. Vito Bruno, direttore generale di ARPA Puglia, ha dichiarato al Corriere della Sera che finché ogni Regione continuerà a farsi le proprie regole, ci saranno cittadini più tutelati e altri che rischiano di ritrovarsi prigionieri dei miasmi. La Puglia, per esempio, non misura il livello di odori emesso dall’azienda ma quello percepito da chi vive nei dintorni, mentre in Lombardia e Veneto si valuta caso per caso insieme alle ARPA.
In copertina: vista dello stabilimento Montello dal Monte Tomenone, foto di Simone Fant
