Se gli pneumatici fuori uso trovano una seconda vita, calano le emissioni climalteranti e l'importazione di materie prime fossili e migliorano le performance tecniche di pavimentazioni e infrastrutture stradali. Lo dimostra ancora una volta il report di sostenibilità presentato a Milano lunedì 22 giugno da Ecopneus, una delle principali società consortili che gestiscono la raccolta e il riciclo degli pneumatici fuori uso (PFU) in Italia. Il Report di sostenibilità 2025 di Ecopneus fotografa un pezzo di filiera in crescita ma con ampi margini di miglioramento: serve aumentare la quota riciclo e intercettare i flussi di pneumatici che sfuggono al sistema EPR.
La problematica extra raccolta di PFU
In Italia ogni anno giungono a fine vita oltre 420.000 tonnellate di pneumatici. Di queste Ecopneus ne ha raccolte poco meno di 200.000 nel 2025: la quota corrisponde al 124% del target di legge assegnato al Consorzio.
“Il fatto che da anni si renda necessario superare gli obblighi normativi evidenzia la presenza di alcune inefficienze strutturali nella filiera”, dichiara a Materia Rinnovabile Giuseppina Carnimeo, direttrice generale di Ecopneus. “Persistono infatti disallineamenti tra i quantitativi di pneumatici a fine vita effettivamente generati e quelli intercettati attraverso i canali di gestione previsti.” L’incremento dei quantitativi raccolti risponde all’esigenza di coprire un fabbisogno del territorio in continua crescita e che resta ben superiore ai livelli previsti dalla normativa.
Per tamponare gli ingolfamenti nel sistema di raccolta, in particolare durante i cambio gomme stagionali, due anni fa il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) dispose un extra target temporaneo per la raccolta, chiedendo ai consorzi di incrementarla fino a un massimo del 10%: dal 95% al 105% dell’immesso sul mercato.
A febbraio il MASE ha proposto di tenerlo fisso al 100%, avanzando l’ipotesi di una soglia minima di 2.000 tonnellate per poter costituire un consorzio o un sistema individuale di gestione. La misura è pensata per contrastare il fenomeno illegale noto come free riding: operatori che dichiarano di adempiere ai propri obblighi EPR ottenendo i contributi ambientali ma che in realtà non raccolgono tutti gli pneumatici fuori uso di loro competenza, abbandonandoli di fatto sul territorio.
Le potenzialità inesplorate del riciclo
La proposta del MASE alza anche i target di riciclo, portando la soglia minima al 45%. Ecopneus ha già toccato quota 51%, superando per la prima volta la frazione destinata al termovalorizzatore, una soluzione poco circolare che genera meno benefici. Infatti l'impiego di gomma riciclata sostituisce parzialmente l’import di materie prime di origine fossile, tra cui elastomeri vergini, poliuretano, pet coke e minerali di ferro, costituendo un risparmio di circa 69,7 milioni di euro.
In questo modo, sostiene Ecopneus nel report, è stata evitata l’emissione in atmosfera di 131.338 tonnellate di CO₂ equivalente, pari all’assorbimento annuale di circa 17,5 milioni di alberi. Ma secondo il consorzio c'è ancora tanto da fare.
“Per aumentare il tasso di riciclo, il fattore decisivo non è tanto la capacità impiantistica − già disponibile e, nel caso della produzione di gomma vulcanizzata granulare, anche in parte sottoutilizzata − quanto piuttosto la crescita della domanda di materiali riciclati”, commenta Carnimeo. “Il principale limite oggi è l’adozione non ancora pienamente diffusa delle materie prime seconde da parte di alcune filiere industriali, oltre a una conoscenza non sempre adeguata delle loro potenzialità applicative e tecnologiche.”
Per favorire un ulteriore salto di qualità, Carnimeo suggerisce di intervenire sulle leve di sistema che determinano lo sviluppo della domanda. Per esempio, rendendo pienamente operativi e vincolanti i criteri ambientali minimi (CAM) negli appalti pubblici, così da garantire una domanda stabile e strutturata di materiali riciclati.
Dove i PFU possono servire
Secondo il report di sostenibilità, l'81% del materiale riciclato finisce nel mercato italiano. È il settore sportivo, con superfici e intasi per erba sintetica, a trainare la domanda (71%), seguito dall’isolamento acustico in edilizia e dalle applicazioni industriali (24,6%). Cresce anche la quota destinata ad asfalti modificati e bitumi (835 tonnellate), un segmento in crescita anche grazie all'entrata in vigore a pieno regime dei criteri minimi ambientali per infrastrutture stradali.
Tra le innovazioni più interessanti in ambito di sicurezza stradale, è stato sperimentato con successo il dispositivo D.s.m.U. Ecofriendly, un sistema di protezione salvavita per motociclisti. È realizzato con un compound di gomma da PFU che, se installato sui montanti delle barriere stradali esistenti, assorbe l’energia cinetica in caso di incidente.
Sotto il profilo tecnico, le applicazioni per infrastrutture e pavimentazioni stradali sono ormai consolidate e piene di potenziale. Come confermano anche le evidenze raccolte dal progetto europeo Life Sneak, gli asfalti modificati con gomma da PFU garantiscono maggiore durabilità, migliori prestazioni rispetto agli sbalzi termici e una riduzione misurabile del rumore da traffico. Secondo Carnimeo, i margini di sviluppo sono significativamente superiori ai volumi attuali, “ma il principale fattore abilitante non è la tecnologia, già disponibile e matura, quanto piuttosto l’aggiornamento dei capitolati d’appalto della pubblica amministrazione, che in molti casi non riflettono ancora le più recenti soluzioni tecniche disponibili”.
In copertina: foto Ecopneus
