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Il Northern Kenya Rangelands Carbon Project (NKRCP), promosso da Northern Rangelands Trust, è uno dei più grandi progetti al mondo di rimozione del carbonio dal suolo, per un’area che si estende oltre 1,9 milioni di ettari, pari all’intera superficie della Puglia. Ma è, prima di tutto, un’iniziativa comunitaria nata per rigenerare i pascoli e rafforzare le attività di sussistenza e le fonti di reddito locali. Nel Kenya settentrionale, infatti, la vita delle comunità pastorali dipende principalmente dalla salute dei pascoli comuni, da cui passa la produzione di bestiame e, con essa, la stabilità economica e sociale del territorio.
"Nel corso degli anni, l'irregolarità delle precipitazioni, la pressione sulle risorse idriche e sui pascoli e il venir meno del coordinamento nelle pratiche tradizionali di pascolo hanno contribuito al declino della copertura vegetale, alla diminuzione della produttività del bestiame e all'aumento della competizione per le aree di pascolo”, racconta a Materia Rinnovabile Aloise Naitira, direttore dei programmi del Northern Rangelands Trust. Non sono tuttavia mancati elementi di controversia riguardo ai crediti di carbonio emessi, che hanno spinto Verra − una delle principali organizzazioni mondiali per la certificazione dei carbon credits − a sottoporre il progetto a revisione in due occasioni, la prima nel 2023 e la seconda nel 2025. Nel corso degli anni sono emerse anche critiche sulla gestione delle terre appartenenti da generazioni a popoli indigeni, nonché sul tema dell’informazione e del consenso delle comunità coinvolte.
Il Northern Kenya Rangelands Carbon Project
“L’iniziativa nasce con l'obiettivo di supportare le comunità locali nel rafforzamento dei propri sistemi di gestione dei pascoli”, continua Naitira. “Attraverso le community conservancy, istituzioni territoriali guidate da comitati elettivi, le comunità pianificano collettivamente l’uso delle terre, istituiscono aree di recupero e coordinano lo spostamento del bestiame su territori condivisi. La carbon finance fornisce un meccanismo di finanziamento a lungo termine per sostenere questi sforzi di gestione comunitaria.”
Avviato ufficialmente alla fine del 2012, il progetto ha l’obiettivo di generare benefici che vanno oltre la dimensione climatica. Secondo quanto riportato sul sito dell’iniziativa, il miglioramento della qualità dei pascoli favorisce lo sviluppo di animali più sani e produttivi, con ricadute positive sui prezzi di mercato e, di conseguenza, sui redditi familiari. Inoltre, una gestione più coordinata delle aree di pascolo contribuisce a ridurre i conflitti legati all’accesso alle risorse. Nel complesso, tali trasformazioni avrebbero migliorato le condizioni di vita di oltre 200.000 persone appartenenti alle comunità locali.
“I proventi generati dal progetto hanno finanziato le attività dei ranger, le infrastrutture idriche, le iniziative comunitarie e l’occupazione locale legata al monitoraggio e alla gestione dei pascoli. Il progetto ha inoltre contribuito a rafforzare la governance locale e la capacità di gestione finanziaria all'interno delle istituzioni di conservazione", spiega Naitira.
Secondo quanto riportato dai promotori, oltre ai benefici diretti per le comunità, le attività avrebbero prodotto effetti visibili anche sugli ecosistemi. In diverse aree si sarebbe registrato un aumento degli avvistamenti di specie selvatiche: tra gli animali citati figurano gli elefanti africani, la giraffa reticolata (inserita nella Lista Rossa dell’IUCN come specie in pericolo), zebre e l’orice dell’Africa orientale, erbivoro dalle lunghe corna appuntite. Anche grandi predatori come leoni e ghepardi sarebbero tornati a frequentare questi territori, con possibili ricadute positive sul turismo locale.
Tuttavia, secondo testimonianze citate da un articolo del The Wall Street Journal, per alcuni allevatori le nuove regole legate ai crediti di carbonio hanno portato all’interruzione di modelli migratori che da secoli si basavano sulle precipitazioni e sulle disponibilità di pascoli, limitando, ad esempio, l’accesso ad aree tradizionalmente utilizzate per il bestiame.
Controversie e punti critici del progetto
La prima sospensione del meccanismo dei crediti risale al 2023, in seguito alla pubblicazione di un rapporto di Survival International, organizzazione globale per i diritti dei popoli indigeni, nell’ambito della campagna Blood Carbon. Secondo il documento, il progetto interferisce con i sistemi tradizionali di pascolo delle comunità indigene, limitando pratiche consolidate come la migrazione stagionale del bestiame, prassi fondamentale nei periodi di siccità. Il report evidenziava inoltre criticità nei processi di informazione e consultazione dei popoli coinvolti, nonché aspetti da chiarire in merito alla base giuridica dell’iniziativa e alla dimostrazione dell’effettiva “addizionalità” dei crediti di carbonio. Dopo otto mesi di sospensione dell’emissione dei crediti, tuttavia, Verra ha disposto il ripristino del progetto.
L’autore del rapporto, Simon Counsell, in passato direttore di Rainforest Foundation UK, aveva dichiarato in una nota stampa del 2023 che “il progetto di compensazione del carbonio di NRT non rispetta alcuni dei requisiti fondamentali previsti per questo tipo di iniziative, come la dimostrazione di una chiara addizionalità, la definizione di una baseline adeguata e la capacità di misurare l’eventuale fuga delle emissioni verso altre aree. I meccanismi di monitoraggio dell’attuazione e degli impatti del progetto presentano criticità strutturali. È altamente improbabile che i crediti di carbonio commercializzati dal progetto corrispondano a un reale incremento dello stoccaggio di carbonio nei suoli dell’area interessata”. Tra le aziende che hanno acquistato i crediti come parte dei propri piani climatici figurano giganti del calibro di Netflix e Meta.
Nel 2025 Verra ha disposto una seconda sospensione, a seguito di una sentenza emessa da un tribunale keniota su istanza di 165 pastori. Il giudice ha dichiarato illegale l’istituzione di due riserve naturali collegate al progetto NRT, evidenziando la mancanza di adeguati coinvolgimento e consultazione delle comunità interessate durante il processo. In risposta, sul sito web del NKRCP si sottolinea come "la revisione [di Verra] non deriva da nuove preoccupazioni relative alla metodologia o alle basi tecniche. Il progetto resta pienamente conforme ai requisiti del Verified Carbon Standard". A oggi non sono stati forniti ulteriori aggiornamenti sullo stato della review. L'organizzazione ha comunque precisato che “l'NKRCP continua a operare. Le strutture di governance della comunità rimangono al loro posto. Il procedimento giudiziario verte sulla costituzione delle aree di conservazione, non sul progetto sul carbonio. Nessuna decisione legale ha invalidato le operazioni del carbon project”.
Riguardo all’evoluzione dell’iniziativa nel corso degli anni, Naitira racconta: “Una delle lezioni più importanti riguarda la gestione efficace dei pascoli: i progetti di carbonio dipendono tanto dalla governance quanto dalle misurazioni tecniche. Coinvolgimento continuo delle comunità, trasparenza e processi decisionali condivisi sono fondamentali per garantire la sostenibilità a lungo termine. Con l’aumentare della consapevolezza sul progetto, le comunità hanno richiesto informazioni più chiare sul suo funzionamento e sulla distribuzione dei benefici. In risposta, i processi di consultazione, la documentazione e la comunicazione sono stati rafforzati per favorire una partecipazione realmente informata”.
Crediti di carbonio e metodologia di rating
“Il progetto genera crediti di carbonio sostenendo una gestione migliorata del pascolo che consente alla vegetazione e ai suoli di rigenerarsi e di immagazzinare progressivamente maggiori quantità di carbonio”, racconta Aloise Naitira. “In una prima fase è stato definito uno scenario di base per stimare i livelli di carbonio nel suolo in assenza di una gestione migliorata. Successivamente, nel tempo, vengono monitorati punti di campionamento permanenti: i campioni di suolo vengono raccolti e analizzati in laboratori accreditati per misurare il carbonio organico presente. Queste misurazioni sono integrate con monitoraggio satellitare, indicatori ecologici e registri di gestione, al fine di stimare le variazioni delle riserve di carbonio sull’intero territorio.”
In una fase successiva, i risultati vengono sistematizzati in report formali e sottoposti a verifica indipendente. Una volta convalidati, i crediti vengono quindi emessi e registrati in un apposito registro del carbonio, dove possono essere acquistati dalle aziende all'interno del mercato volontario del carbonio nell’ambito dei propri impegni climatici e delle strategie a sostegno della natura. Il progetto applica la metodologia VM0032, sviluppata per la gestione dei pascoli e dei terreni erbosi, comprese le zone semi-aride.
“La metodologia combina approcci sia misurati che modellizzati. Vengono raccolti e analizzati campioni di suolo per ottenere misurazioni dirette in punti rappresentativi. Questi dati vengono poi utilizzati per calibrare modelli ecologici e dati di telerilevamento, che stimano le variazioni di carbonio sull’intero territorio”, conclude Aloise Naitira. “I dati misurati garantiscono una solida base scientifica e verificabile, mentre la modellizzazione consente di valutare gli effetti su larga scala. Prima dell’emissione dei crediti di carbonio, tutti i dati di monitoraggio e i calcoli vengono revisionati da auditor indipendenti.”
In copertina: Masai Mara National Reserve, Kenya, Envato
