
Nel cuore del Polesine, a Bottrighe, vicino ad Adria, sorge un impianto altamente innovativo nell’ambito della bioeconomia internazionale: è il primo sito industriale nel suo genere in grado di produrre 1,4 butandiolo (BDO) direttamente da zuccheri, attraverso processi di fermentazione. Normalmente ricavato da materie prime fossili, questo composto organico è destinato a un’ampia gamma di applicazioni in numerosi settori, tra cui tessile, elettronica e automotive.
Trent’anni di ricerca e innovazione
L’impianto di Bottrighe è stato inaugurato nel 2016 da Novamont, che affonda le sue radici nella Scuola di Scienza dei materiali Montedison, dove circa trent’anni fa alcuni ricercatori iniziarono a sviluppare un ambizioso progetto di integrazione tra chimica, ambiente e agricoltura.
Società benefit certificata B Corporation, Novamont è parte di Versalis (società chimica di Eni), impegnata nella specializzazione del proprio portafoglio anche attraverso la chimica da fonti rinnovabili. Novamont conta cinque siti produttivi, di cui quattro in Italia e uno in Estonia, quattro centri di ricerca e tre hub tecnologici, che coprono un’ampia gamma di competenze e specializzazioni, con attrezzature che spaziano dalla scala di laboratorio a innovativi impianti pilota. Ha sedi commerciali in Germania, Francia, Spagna e Stati Uniti, oltre a una rete di distributori in più di 40 Paesi.
Negli anni ha portato su scala industriale 13 tecnologie proprietarie, tra cui quattro prime nel loro genere per la produzione di bioplastiche e bioprodotti, derivanti, in tutto o in parte, da biomassa, creando sinergie fra diverse aree di studio (bioplastiche, biotecnologie, agronomia, chimica organica, ecologia di prodotto).
Un progetto di riconversione industriale
La produzione di bio-BDO, che rappresenta una tappa fondamentale nella storia della chimica da biomasse, nasce dall’unione tra il know-how sviluppato nel corso del tempo da Novamont e un’innovativa tecnologia messa a punto da Genomatica, azienda californiana leader nell’ingegneria biologica.
L’impianto di Bottrighe è anche il risultato del progetto di riconversione industriale del precedente sito BioItalia, ex Ajinomoto: l'architettura originale è stata mantenuta e rinnovata, in una logica di rigenerazione territoriale e di valorizzazione delle infrastrutture, delle competenze e delle professionalità pregresse.
“L’impianto di Bottrighe incarna il modello di bioeconomia di Novamont: integrare i processi chimici per la produzione di biochimici con la biotecnologia industriale, aprendo la strada alla produzione di altri intermedi chimici, ricavati interamente o parzialmente da fonti rinnovabili, creando valore in un’ottica di circolarità e maggiore sostenibilità”, dichiara Stefano Dessì, direttore dell’impianto.
Un modello di efficienza energetica
Oltre a essere un polo produttivo, l’impianto è un esempio di gestione energetica più sostenibile. Lo stabilimento è dotato di un sistema di cogenerazione capace di produrre simultaneamente energia elettrica e termica con un’efficienza complessiva del 90%, che gli vale l’assegnazione di certificati di efficienza energetica, o certificati bianchi. L’energia elettrica non utilizzata internamente è immessa nella rete nazionale, contribuendo alla sicurezza energetica italiana.
Accanto alla cogenerazione, inoltre, il sito dispone di un biodigestore, un impianto altamente avanzato che utilizza le biomasse residue del processo produttivo, inclusi i fanghi dell’impianto di trattamento delle acque, per generare biogas. Quest’ultimo viene poi trasformato interamente in biometano e immesso anch’esso nella rete, contribuendo ulteriormente all'espansione generale delle fonti di energia rinnovabile.
Favorire gli investimenti
“Le bioraffinerie integrate per la biochimica sono infrastrutture fondamentali della bioeconomia: richiedono molti anni di ricerca e sviluppo tecnologico, ma anche notevoli investimenti, con rischi tecnologici, finanziari e di mercato molto elevati”, sottolinea ancora Stefano Dessì. “Per supportare efficacemente questo settore dinamico e d’impatto, che coinvolge anche agricoltori e produttori primari, è essenziale avere una legislazione chiara e un quadro normativo solido, che favorisca gli investimenti, e incoraggi l’innovazione, anche con misure a sostegno della domanda per i bioprodotti”.
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In copertina: foto di Novamont
