Il 3 novembre 2025, con la pubblicazione del DPCM n.255, la metanizzazione della Sardegna è entrata in una fase decisiva. L’ambizioso e discusso piano infrastrutturale di SNAM che accompagna l’isola nel phase out dal carbone e verso la decarbonizzazione dell’industria si articola in diverse fasi e lotti geografici che avanzano a velocità differenti.
La Fase 1 prevede, entro dicembre 2029, la realizzazione della dorsale Centro-Sud, circa 165 km di condotte con le derivazioni per le aree industriali di Macchiareddu e Portovesme; circa 60 km di condotte entro dicembre 2030 che includono le derivazioni per Sarroch, Monserrato, Arborea ed Oristanese e infine altri 55 km entro il 2033 per i bacini del Medio Campidano.
La Fase 2 riguarda invece il Nord dell’isola (Sassari, Alghero e Porto Torres), ma la sua realizzazione è subordinata alla conversione a gas naturale della centrale a carbone di Fiume Santo (città metropolitana di Sassari) e prevederebbe un secondo terminale galleggiante di rigassificazione di tipo FSRU nell’area portuale di Porto Torres, oltre a quello già previsto nella Fase 1 a Oristano.
A collegare la Sardegna alla rete nazionale del gas, quindi, non sarà un gasdotto sottomarino, ma la cosiddetta “Virtual Pipeline”, con il GNL trasportato via mare, attraverso navi spola dai terminali di rigassificazione continentali a quelli sardi.
All’interno della prima fase rientra anche la derivazione verso Portovesme e l’allacciamento allo stabilimento Eurallumina, nel Sulcis-Iglesiente. Questo specifico tratto è però ancora sottoposto a una procedura di verifica di assoggettabilità a Valutazione d’impatto ambientale (VIA) presso il MASE. Lo scorso 12 luglio 2026 è scaduto il termine per la presentazione delle osservazioni pubbliche, pervenute dal Comitato no gasdotto Sardegna, da Italia Nostra APS e da ReCommon. Come confermato da SNAM a Materia Rinnovabile, “il dossier è tuttora oggetto di interlocuzioni istituzionali tra il Ministero delle imprese e del Made in Italy, la regione Sardegna, le associazioni datoriali e le parti sociali”.
La metanizzazione della Sardegna nel DPCM viene presentata come un passaggio fondamentale per dotare l’isola di un'infrastruttura energetica moderna e accompagnare la decarbonizzazione dell'area. Tuttavia, la regione si sta preparando a ricevere la rete del metano ora che l'Unione Europea punta al definitivo superamento dei combustibili fossili e mentre l’energia può già essere prodotta anche attraverso fonti rinnovabili, reti elettriche e accumuli.
Per SNAM, “il collegamento tra la Sardegna e il continente rende possibile la sostituzione di combustibili più emissivi e più costosi con una fonte programmabile, integrabile dal punto di vista infrastrutturale e in grado, nel tempo, di favorire l’impiego crescente di gas rinnovabili”.
Chi è coinvolto nella metanizzazione della Sardegna
Il primo grande attore industriale è quindi SNAM, che opera sul territorio attraverso la propria controllata Enura S.p.A. La posizione della società si fonda sulla necessità di completare l'integrazione dell'isola nella rete nazionale. Definisce l’opera “un progetto strategico per assicurare sicurezza degli approvvigionamenti, competitività per il sistema produttivo e maggiore sostenibilità ambientale, colmando al contempo il divario infrastrutturale che ancora distingue la Sardegna dal resto del paese”.
Il pilastro che sostiene la domanda teorica di gas nell'isola poggia anche sulle necessità di riconversione di due specifici attori industriali, lo stabilimento Eurallumina a Portovesme e la centrale termoelettrica a carbone di Fiume Santo. Il primo, grande raffineria di bauxite, è tuttavia fermo dal lontano 2009 e il suo piano di rilancio è paralizzato da un pesante stallo internazionale: la società è controllata da Rusal, colosso russo dell'alluminio riconducibile a Oleg Deripaskasi, che si trova con gli asset interamente congelati a causa delle sanzioni europee e sopravvive grazie a misure straordinarie e ammortizzatori sociali autorizzati dal Governo.
Nel Nord dell'isola la situazione quasi speculare tocca la centrale termoelettrica di Fiume Santo, di proprietà di EP Produzione, filiale del gruppo EPH guidato dal ceco Daniel Křetínský. Tuttavia, il quadro normativo nazionale ha innescato un profondo corto circuito: l'impianto continua a essere remunerato nell'ambito del regime di essenzialità per garantire la sicurezza della rete elettrica sarda e può continuare a utilizzare il carbone fino al 2038 grazie alla proroga prevista dal Decreto Bollette. La permanenza di questo regime consente quindi a Fiume Santo di continuare a operare a carbone, mentre la seconda fase della metanizzazione è subordinata alla sua conversione a gas.
Secondo il Piano Unico Decennale 2025-2034 dell’azienda, la prima fase dovrebbe soddisfare una domanda di circa 646 milioni di Smc di gas l’anno, 608 dei quali riconducibili al settore industriale; di questi, 363 milioni sono attribuiti a Eurallumina, lo stabilimento di Portovesme. Per la seconda fase la domanda prevista è invece di 66 milioni di Smc l’anno, che salirebbero a 156 milioni con la conversione a gas della centrale di Fiume Santo. Le previsioni di consumo risultano quindi fortemente legate alla ripartenza di grandi utenze industriali e alla riconversione di un impianto che oggi è ancora alimentato a carbone.
In Italia, le reti di trasporto del gas sono infrastrutture regolate dall'Autorità di regolazione per l’energia, le reti e l’ambiente (ARERA) tramite il Regulatory Asset Base (RAB), sistema ideato per garantire la stabilità della rete e assicurare la copertura dei costi d'investimento sostenuti dagli operatori. Dal momento che questo meccanismo riconosce una remunerazione sui capitali autorizzati, qualora le condotte sarde dovessero rivelarsi in futuro sottoutilizzate o sovradimensionate, i relativi costi di capitale e di ammortamento non rimarrebbero a carico dei gestori, ma verrebbero ripartiti sulle bollette energetiche dei consumatori. ARERA ha temporaneamente escluso i costi del terminale di Porto Torres dalla propria stima pre-consultazione, in quanto la sua realizzazione sarebbe appunto subordinata alla riconversione a gas della centrale termoelettrica di Fiume Santo.
Alcune associazioni e comitati civici hanno fatto proprie queste argomentazioni, utilizzandole nelle osservazioni ambientali come prova a sostegno della presunta antieconomicità dell’opera.
La metanizzazione nel dibattito locale
La discussione attorno al futuro energetico dell’isola si inserisce in un’ampia dialettica che vede confrontarsi diverse visioni di sviluppo economico e infrastrutturale. Un ruolo di primo piano è occupato dal gruppo facente capo a Sergio Zuncheddu, editore de L'Unione Sarda, Videolina e Radiolina. Attraverso i propri media, il gruppo ha sostenuto la necessità di completare il piano di metanizzazione dell’isola, presentandolo come uno strumento utile a rafforzare la competitività del tessuto produttivo e colmare il ritardo infrastrutturale della Sardegna. Parallelamente, ha espresso posizioni fortemente critiche nei confronti della proliferazione degli impianti eolici e fotovoltaici a terra e del progetto del Tyrrhenian Link di Terna, contestandone l'impatto sul paesaggio e sul territorio. Anche il mondo confindustriale, che ha visto per anni in Maurizio De Pascale una delle sue figure di riferimento, ha sostenuto la necessità di garantire alle imprese adeguate condizioni di approvvigionamento energetico.
I progetti di metanizzazione interessano aree caratterizzate dalla presenza di grandi insediamenti industriali e di importanti infrastrutture energetiche, per cui il tema del gas assume un peso determinante nella definizione delle strategie di sviluppo economico della Sardegna. Queste posizioni convergenti sulla metanizzazione convivono infatti con differenze storiche tra l’area di Sergio Zuncheddu e quella di De Pascale su altri dossier politici e infrastrutturali, tra cui il progetto di riorganizzazione dello scalo aeroportuale di Cagliari-Elmas.
La reazione di una parte della società civile si muove invece su binari di totale rigetto del modello fossile. Nelle osservazioni presentate al Ministero dell'ambiente durante l'estate 2026, il Comitato no gasdotto Sardegna, Italia Nostra Aps e ReCommon hanno espresso una dura opposizione al progetto di metanizzazione e, in particolare, all'allacciamento di Portovesme (Eurallumina). Al centro delle contestazioni c'è anche la scelta di procedere attraverso iter autorizzativi separati: mentre Enura aveva già avviato, dal 15 maggio, le procedure amministrative ed espropriative per il tratto principale Centro-Sud della rete, l'allacciamento industriale di Portovesme era ancora sottoposto alla verifica di assoggettabilità a VIA.
Su questo fronte SNAM ha precisato a Materia Rinnovabile che l'avviso pubblico sui terreni soggetti al vincolo di asservimento riguarda solo le derivazioni della dorsale Centro-Sud, che ha già incassato il via libera ambientale (VIA). Diversa la situazione per il collegamento con il polo industriale di Portovesme, per il quale le procedure per i permessi partiranno solo dopo la conclusione della valutazione d'impatto ambientale.
In generale, le procedure di asservimento sono finalizzate a ottenere i permessi per la posa delle condotte nei terreni interessati dal tracciato che, nella maggioranza dei casi, saranno coinvolti da lavori solo in fase di cantiere tornando nel pieno utilizzo dei legittimi proprietari al termine degli stessi e senza alcun cambio di destinazione d’uso.
Sul piano strettamente energetico, chi critica l’opera contesta l’idea di legare il futuro della Sardegna al metano per i prossimi decenni, allontanando gli obiettivi internazionali di decarbonizzazione. Il timore è che si spendano miliardi di euro per costruire infrastrutture che potrebbero diventare obsolete prima di aver esaurito la propria vita utile.
L'opposizione al gasdotto, dunque, non si configura come un semplice rifiuto ideologico dell’infrastruttura in sé, ma come la richiesta di considerare un modello energetico alternativo fondato sull'elettrificazione e sulle fonti rinnovabili locali, anziché la costruzione di una nuova rete destinata a consolidare il ruolo del gas.
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In copertina: immagine Envato
