
Sotto il mare si sta costruendo una parte cruciale del futuro energetico italiano. Un reticolo invisibile di cavi che unirà isole, regioni e perfino continenti, rendendo la rete elettrica nazionale più sicura, flessibile e capace di accogliere la crescita delle rinnovabili.
È la grande strategia delle interconnessioni elettriche sottomarine di Terna: migliaia di chilometri di infrastrutture subacquee per alcuni miliardi di euro di investimenti, sostenuti, in parte, dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), dal PNRR, dal piano REPowerEU e da fondi della Commissione europea e della Banca mondiale.
L’elettrodotto dei record
Dietro ai numeri c’è un’idea precisa: collegare ciò che prima era separato, integrare le aree più isolate e trasformare l’Italia in un hub energetico nel cuore del Mediterraneo. Il progetto simbolo di questa visione è il Tyrrhenian Link, l’elettrodotto che unirà Sardegna, Sicilia e Campania con due rami per un totale di 970 chilometri e 1.000 MW di potenza per ciascun tratto. Con un investimento di 3,7 miliardi di euro, di cui 1,9 miliardi finanziati dalla BEI e 500 milioni dal PNRR tramite REPowerEU, il Tyrrhenian Link sarà il collegamento elettrico sottomarino più lungo e profondo al mondo.
A maggio 2025 è stata completata la posa del primo dei due cavi del ramo est, tra Sicilia e Campania; a settembre è partita l'installazione del primo cavo del ramo ovest, che raggiungerà i 2.150 metri di profondità, un record mondiale. Quando entrerà in esercizio, nel 2028, consentirà di bilanciare la produzione da fonti rinnovabili del Sud con la domanda del Centro, contribuendo alla stabilità della rete e alla riduzione delle congestioni. Ma, soprattutto, permetterà di “spostare” virtualmente energia da sole e vento, rendendo l’Italia più autonoma dal punto di vista energetico.
Adriatico e Tirreno
Sull’altra sponda della penisola, l’Adriatic Link collegherà Abruzzo e Marche con un cavo in corrente continua lungo 250 chilometri, di cui oltre 200 sottomarini, e una potenza di 1.000 MW. Il progetto da 1,3 miliardi di euro unirà le stazioni elettriche situate a Cepagatti (Pescara) e a Fano (Pesaro-Urbino) e servirà ad aumentare la capacità di scambio tra Centro e Sud, integrando la produzione rinnovabile e migliorando la resilienza della rete. Anche in questo caso Terna ha scelto tecniche di trivellazione orizzontale controllata (TOC) per ridurre al minimo l’impatto su coste e fondali marini. L’entrata in esercizio dell’Adriatic Link è prevista per il 2029, ma la sua importanza va oltre il dato tecnico: significa un paese più interconnesso, dove l’energia non si ferma ai confini regionali.
A occidente, il gruppo guidato da Giuseppina Di Foggia rinnova tramite il SA.CO.I.3 uno dei collegamenti più storici del sistema elettrico, quello tra Sardegna, Corsica e Italia. Lungo circa 400 chilometri e con 200 MW di capacità, utilizza materiali di ultima generazione e sistemi di conversione più efficienti. Finanziato anche nell’ambito dei programmi europei per le reti transeuropee dell’energia (TEN-E), il nuovo SA.CO.I. consentirà di stabilizzare i sistemi elettrici e migliorare la qualità del servizio nelle tre aree collegate, riducendo al tempo stesso le perdite di trasmissione.
Il corridoio euro-africano delle rinnovabili
E poi c’è il collegamento che guarda oltre l’orizzonte europeo: Elmed, l’elettrodotto che unirà Italia e Tunisia: 220 chilometri di cavo sottomarino per 600 MW di potenza, in grado di creare un corridoio verde euro-africano. Cofinanziato da Commissione europea, BEI e Banca mondiale, collegherà Partanna (Trapani) a Mlaabi, sulla costa tunisina. È il primo ponte elettrico tra due continenti costruito per scambiare energia rinnovabile: un’infrastruttura che traduce in pratica il Green Deal europeo e che farà dell’Italia la porta d’ingresso dell’elettricità pulita dal Nord Africa.
Per Terna gli investimenti nelle reti “sono la chiave della transizione energetica”, perché “permettono di integrare le rinnovabili, rendere la rete più resiliente e rafforzare il ruolo dell’Italia come hub dell’energia nel Mediterraneo”. È anche per questo che i grandi cavi sottomarini non sono solo opere d’ingegneria: raccontano una visione di paese. Un’Italia che costruisce ponti, non barriere, e che investe in ciò che non si vede, ma che rende possibile tutto il resto. Sotto il mare, tra le coste italiane, si sta accendendo la rete del futuro, una rete che unisce territori, tecnologie e persone in un’unica direzione: quella dell’indipendenza energetica.
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In copertina: foto Terna
