Da oltre trent’anni, tra vette, prati e rifugi del Trentino, nel cuore delle Dolomiti Patrimonio UNESCO, la musica si vive camminando, passo dopo passo. Dal 24 agosto al 3 ottobre 2026, I suoni delle Dolomiti torna con concerti raggiungibili solo a piedi, dove il percorso diventa parte dell’ascolto e ogni evento è un’immersione nella natura.

Nato nel 1995 da un'intuizione di Paolo Manfrini e oggi diretto artisticamente da Mario Brunello, il festival ha costruito negli anni un'identità inconfondibile: niente palchi, nessuna amplificazione, nessuna barriera tra artisti e pubblico. Si cammina, si sale, si condivide il silenzio e, all'improvviso, la musica accade. Un formato che ha ridefinito il significato stesso della fruizione culturale, trasformando ogni appuntamento in un'esperienza collettiva, intima e irripetibile.

I suoni delle dolomiti, programma 2026

Il programma 2026 attraversa generi e geografie con naturalezza, mantenendo sempre un dialogo profondo con i luoghi. Si apre il 24 agosto in Val Nana con Archi, Corde, In-canto, dove i violoncellisti della Scala incontrano il coro SOSAT in un intreccio tra tradizione alpina e scrittura contemporanea. Tra i momenti più suggestivi torna L’alba delle Dolomiti, il 2 settembre al Sass Pordoi, quando la luce del mattino accompagnerà le sonorità delle Belles of the Rockies, giovane ensemble statunitense tutto al femminile. E poi il Trekking dei suoni, dal 7 al 9 settembre, che unisce cammino e musica in più tappe fino al concerto finale ai piedi delle Pale di San Martino.

Accanto a nomi di rilievo internazionale come il violinista Ilya Gringolts o il controtenore Jakub Józef Orliński, il festival lascia spazio a progetti che contaminano linguaggi e tradizioni: dalle atmosfere balcaniche dei Baba Yaga alle sperimentazioni vocali dell’Alash Ensemble, fino al cantautorato intimo e narrativo di Quinn Christopherson. La chiusura, il 3 ottobre, è affidata a Daniele Silvestri, con la sua capacità di tenere insieme ironia, impegno e profondità. Tra le novità più interessanti, Musica verticale introduce un dialogo inedito tra arte e alpinismo.

Gestione sostenibile degli eventi e accessibilità

Ciò che rende davvero distintivo I suoni delle Dolomiti è però la coerenza del suo progetto culturale. Il paesaggio non rappresenta mai un semplice sfondo scenografico; piuttosto, è parte integrante dell’esperienza e della riflessione che il festival propone. In questa prospettiva si inseriscono l’adesione alla European Festivals Association e l’adozione della certificazione ISO 20121:2024 per la gestione sostenibile degli eventi, che consolidano un percorso orientato a promuovere un turismo più consapevole, capace di rispettare i limiti dell’ambiente e di generare valore senza consumare il territorio.

Tutti i concerti sono inoltre gratuiti, ad eccezione del Trekking dei suoni, e si raggiungono esclusivamente a piedi, lungo itinerari di diversa difficoltà. Un’attenzione particolare è riservata all’accessibilità e all’inclusione: quattro appuntamenti del programma sono infatti progettati per garantire la piena partecipazione anche alle persone con disabilità.

In un momento in cui le aree montane sono sempre più esposte alla pressione del turismo di massa, il festival propone un’alternativa concreta, fondata su un ritmo diverso del viaggio e dell’esperienza. Qui rallentare significa osservare con maggiore attenzione: il silenzio diventa parte integrante dell’ascolto, il cammino si trasforma in una pratica di relazione con il paesaggio e la musica offre l’occasione per ristabilire un legame più profondo con l’ambiente che ci circonda.

 

In copertina: Passo Rolle-Monte Castellazz, L’alba delle Dolomiti – Cello Raduno, foto di Daniele Lira ©Trentino Marketing