La parabola energetica di Montalto di Castro, piccolo comune nella provincia di Viterbo, ha pochi eguali nella storia italiana. Dalla centrale atomica mai ultimata negli anni Ottanta alla riconversione in centrali termoelettriche a olio combustibile e poi a gas naturale, fino a uno dei parchi solari più grandi della penisola che fungerà da hub energetico pensato per trasferire l'energia prodotta dalle rinnovabili del sud verso i centri di consumo del Nord Italia.

La nuova fase energetica di Montalto di Castro

Il progetto Hypergrid di Terna, società che gestisce la rete elettrica nazionale, prevede la realizzazione di una stazione di conversione, necessaria per trasformare l'energia da corrente alternata a continua, che tramite un elettrodotto di 500 chilometri collegherà Montalto di Castro alla stazione di Lodi, in Lombardia. L'infrastruttura abiliterà lo scambio di 2.000 megawatt tra le zone di mercato Centro, Sud e Nord, attualmente non interconnesse direttamente, con benefici in termini di efficienza dei mercati energetici.

Alla stazione di conversione di Montalto, che verrà installata all'interno dell'area della centrale Enel Alessandro Volta ormai dismessa, si allaccerà, tra gli altri, anche il nuovo impianto fotovoltaico da 42,08 megawatt sviluppato dalla CCE Holding, società con base a Vienna che si occupa di transizione energetica.

Realizzato nell’ambito di un accordo di finanziamento con l’istituto bancario tedesco Commerzbank AG, l’impianto beneficia di un Power Purchase Agreement (PPA) di lungo termine per la vendita dell’energia prodotta, sottoscritto con la società svizzera BKW AG.

"Montalto di Castro gode di un vantaggio competitivo notevole per tutti gli sviluppatori di rinnovabili”, spiega a Materia Rinnovabile Sandro Esposito, managing director di CCE. “L’infrastruttura di rete che fu realizzata per la centrale nucleare può accogliere quasi tre gigawatt e la vocazione agricola del territorio si integra perfettamente con il fotovoltaico.”

L’approccio di CCE holding con la comunità locale

Come riportano alcuni giornali locali, non tutti gli abitanti di Montalto di Castro hanno accolto con favore la diffusione di impianti fotovoltaici sul territorio: quest’anno sono diventati operativi anche i 37 MW di capacità di ENI Plenitude e i 48 MW di Cero Generation, attiva dallo scorso giugno. Secondo il gruppo “No Fotovoltaico Selvaggio” chilometri di campagna agricola sono stati cancellati per far spazio a impianti fotovoltaici a terra, in nome di una transizione energetica che avrebbe dimenticato la comunità locale.

Sulla questione, Esposito risponde che la CCE Holding, oltre a realizzare un impianto da 752 Kw che verrà ceduto integralmente al comune di Montalto, ha promosso eventi di sensibilizzazione per far capire il beneficio che l’energia solare può portare al territorio, sia in termini di gettito fiscale per le casse comunali, sia per gli obiettivi climatici nazionali. “Il fotovoltaico è un qualcosa che non fa rumore, sta lì fermo, produce energia e magari fra trent’anni verrà pure superato da fonti di energia ancora più efficienti”, aggiunge Esposito.

Opzione agrovoltaico

Secondo uno studio presentato da Althesys Strategic Consultants lo scorso aprile, entro il 2030 saranno installati oltre 7 GW di agrivoltaico in Italia. Numeri che valgono 11,8 miliardi di euro di benefici per il sistema Italia e con una forza lavoro aggiuntiva pari a 19.000 unità.

Spesso ostacolato dalle normative e criticato da alcune associazioni di categoria del mondo agricolo, l’agrivoltaico è una soluzione che, se ben adattata al contesto territoriale, può generare molteplici benefici: nuovi investimenti energetici e agricoli; lo sviluppo dell’agritech nel dosare la chimica e le risorse idriche; il recupero di coltivazioni e produzioni che altrimenti rischierebbero di andare perdute.

“Non scegliamo terreni agricoli di pregio. Lavoriamo su aree dove l’energia può convivere con l’agricoltura”, dice Esposito. “Ogni progetto è accompagnato da un piano agronomico e il nostro approccio è sempre stato quello di mantenere, e spesso rilanciare, l’attività agricola. Se su quel terreno si produceva fieno, lo si continua a fare, ma in modo più resiliente, con un uso più efficiente delle risorse naturali e un monitoraggio dei risultati economici.”

CCE Holding è nel direttivo dell’Associazione italiana agrivoltaico sostenibile (AIAS), che ha da poco annunciato la nuova Certificazione agrivoltaico sostenibile (AS) in collaborazione con RINA. “I benefici della certificazione, che è volontaria, vanno dall’aumento della credibilità e della reputazione alla sicurezza degli impianti”, ha dichiarato Giancarlo Ghidesi, vicepresidente di AIAS. “È uno strumento di supporto agli operatori del settore per definire e valorizzare i progetti agrivoltaici in relazione alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica rispetto alle tre dimensioni: agricoltura, energia e paesaggio.”

 

In copertina: il parco solare di Montalto di Castro © CCE