Con 5.968,22 MW di potenza rinnovabile installata al 30 settembre 2025, la Sicilia non è più soltanto la terra dei templi e del grano, ma una vera e propria centrale elettrica a cielo aperto. Eppure, per lo scienziato del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) Mario Pagliaro, questo traguardo è solo l’inizio di una rivoluzione frenata da miopia burocratica e reti obsolete.

“Dobbiamo liberare le famiglie e le imprese dalla schiavitù della bolletta: l’energia solare in Sicilia deve essere gestita come abbiamo fatto con il vino, trasformando una risorsa grezza in un’eccellenza economica globale”, dichiara Pagliaro. I dati di Terna confermano il primato: l’isola vanta 2.954,23 MW di fotovoltaico e 2.484 MW di eolico. Tuttavia, per rispettare gli obiettivi nazionali di burden sharing al 2030, la regione dovrà raggiungere almeno 14.121,1 MW. Questo significa che nei prossimi quattro anni dovranno entrare in funzione oltre 8.000 MW aggiuntivi, quasi un miraggio se si pensa che nell’ultimo quinquennio ne sono stati realizzati solo 2.000.

La strategia dei tetti: energia dove serve senza consumo di suolo

Secondo Pagliaro, la chiave non risiede nei grandi parchi a terra, ma nel “tesoro” immobiliare siciliano. La regione possiede oltre 1.700.000 edifici, un numero che tallona i 1.900.000 della Lombardia, nonostante un reddito pro capite quasi dimezzato: “Se installassimo una quantità piccolissima di pannelli, appena 6 kW (circa 15 moduli su 20 metri quadrati) sui tetti di questi edifici, daremmo alla Sicilia quasi 6mila MW”, spiega lo scienziato. Si tratterebbe del 75% del fabbisogno mancante al 2030, ottenuto senza consumare un solo ettaro di suolo agricolo.

Questa strategia di generazione distribuita risolverebbe il problema dell’effetto Joule: l’energia verrebbe consumata dove viene prodotta, eliminando le dispersioni di calore lungo i cavi che oggi gli utenti pagano caramente in bolletta. È una difesa necessaria anche contro la crisi climatica, che in Sicilia ha già causato 146 eventi estremi negli ultimi dieci anni, di cui ben 79 concentrati nel biennio 2024-2025 tra siccità, alluvioni e calure estreme.

Il paradosso della rete satura e lo spreco di energia pulita

Tuttavia, il sistema energetico siciliano soffre di un paradosso strutturale: la rete è satura. Pagliaro denuncia che “molti impianti fotovoltaici vengono staccati da ENEL Distribuzione durante i fine settimana perché c'è un eccesso di produzione che la rete non sa gestire”. Mentre un impianto nel ragusano dovrebbe funzionare per 1.500-1.600 ore l’anno, i dati ufficiali del GSE (Gestore dei servizi energetici) mostrano una media di circa 1.200 ore. Quelle 400 ore perse pesano come macigni: per una famiglia significa rinunciare a circa 600 kWh annui, ovvero 600 euro di mancato risparmio.

Per ovviare a questi “distacchi digitali”, in Sicilia sono già attive decine di migliaia di batterie di accumulo domestiche e aziendali. Il problema è aggravato da un calo demografico e industriale: con una popolazione scesa sotto i 5 milioni, i consumi elettrici interni decrescono costantemente. Anche i 22 milioni di turisti annui non bastano a compensare il calo, poiché i loro soggiorni medi che si aggirano dai sette ai dieci giorni non generano consumi elettrici massivi. La soluzione infrastrutturale passa per il Tyrrhenian Link, un nuovo collegamento marino tra Sicilia, Sardegna e Campania, fondamentale per scambiare energia ed evitare di “buttare” il surplus rinnovabile.

Il costo dell’inerzia: dai rincari idrici alla chiusura delle strutture pubbliche

L’inerzia energetica colpisce duramente i servizi pubblici. L’azienda idrica AMAP, la società che gestisce il servizio idrico integrato nei comuni della città metropolitana di Palermo e conta 53 comuni soci, “ha annunciato aumenti della bolletta del 7% annuo retroattivi (2024-2029), portando a un rincaro complessivo di oltre il 50%". 

L’unica causa non è la mancanza d’acqua ma l’aumento enorme del costo della bolletta elettrica necessaria per far funzionare le pompe, osserva Pagliaro, che cita un esempio emblematico: “La piscina olimpica di Palermo. Con un investimento di circa 300-400.000 euro per solarizzare il tetto con 400-500 kW, il comune risparmierebbe fino a 800.000 euro l'anno. Eppure, per mancanza di tecnici e visione, queste strutture rimangono spesso chiuse per l'impossibilità di pagare le bollette di gas ed elettricità”.

L’istituto del sole: progettare l’eccellenza e l’economia circolare

Per uscire dall'impasse, Pagliaro propone la creazione dell’Istituto siciliano dell’energia solare, sul modello dell’Istituto della vite e del vino che negli anni Ottanta trasformò il mosto siciliano da taglio in eccellenza mondiale. Un ente tecnico con circa cinquanta giovani esperti (ingegneri, fisici, architetti) dovrebbe affiancare gratuitamente i comuni nella progettazione e nell'accesso ai fondi comunitari.

“Dobbiamo portare la libertà energetica a tutti, a partire dai cittadini delle isole minori che pagano bollette salatissime”, conclude lo scienziato, che, infine, rassicura sul fronte ambientale: “Il riciclo dei pannelli fotovoltaici raggiunge il 90%, permettendo di recuperare argento, vetro e silicio. Le batterie al litio, avendo un alto valore economico, non finiscono nelle discariche abusive poiché vengono rigenerate o riciclate totalmente. Il vero ‘problema’ resta lo smaltimento delle vecchie pale eoliche in resina epossidica, una sfida tecnologica ancora aperta”.

 

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In copertina: immagine Envato