Nella giornata del 7 aprile, ENI ha annunciato la scoperta di un nuovo giacimento di idrocarburi nel Mar Mediterraneo orientale, a circa 70 chilometri dalle coste egiziane. Le stime preliminari indicano la presenza di circa 56 miliardi di metri cubi di gas, equivalenti a 2.000 miliardi di piedi cubi, e 130 milioni di barili di condensati associati. Il pozzo esplorativo Denise W 1, situato a una profondità d'acqua di 95 metri, si trova a meno di 10 chilometri da infrastrutture già esistenti, un dato che riporta alle possibilità per ENI di operare in sinergia con altri impianti per uno sviluppo accelerato.
Nel bel mezzo della crisi energetica
La scoperta, secondo Lorena Stella Martini, senior analyst di politica estera di ECCO, il think tank italiano per il clima, “conferma la determinazione delle grandi imprese petrolifere a continuare a puntare su nuove esplorazioni e nuovi investimenti nel settore oil & gas. Tuttavia, l'attuale contesto internazionale, aggravato dalla guerra in Iran, evidenzia che la dipendenza dalle fonti fossili rappresenta una vulnerabilità strategica che espone a shock geopolitici e alla volatilità dei mercati, tanto i paesi produttori quanto i paesi importatori”.
I combustibili fossili estratti da questo nuovo giacimento non arriveranno alle imprese e alle case italiane o europee, ma rimarranno nel paese nordafricano, a uso del mercato interno. La scoperta arriva infatti in un momento critico per l'Egitto. Con lo scoppio della guerra in Iran, i costi di importazione del gas nel paese sono quasi triplicati, costringendo il governo del Cairo a adottare una serie di misure per contenere i consumi: chiusure anticipate di ristoranti e centri commerciali, aumento dello smart-working, riduzione dell'illuminazione pubblicitaria e stradale.
Il potenziale inespresso delle rinnovabili
Il nuovo giacimento, una volta avviato alla produzione, potrà contribuire a rafforzare le riserve nazionali di gas, sostenere la domanda energetica interna e ridurre la spesa per le importazioni. Traguardi che l'Egitto potrebbe però perseguire accelerando lo sviluppo delle rinnovabili, a partire dal solare: il paese si è infatti dato l'obiettivo di raggiungere il 42% di energia rinnovabile nel proprio mix elettrico entro il 2030.
ENI, che opera nel paese dal 1954, aveva identificato il giacimento di Zohr, il più grande del Mar Mediterraneo, situato nell'offshore di Shorouk a quasi 200 chilometri a nord di Port Said circa dieci anni fa. Oltre al giacimento di Zohr, la multinazionale italiana produce idrocarburi anche con i progetti di Nooros, Baltim W e Meleiha, grazie a un portafoglio diversificato che comprende esplorazione, sviluppo e produzione.
“In Egitto, la rapida entrata in declino del maxi-giacimento Zohr ha rivelato le fragilità strutturali di un modello fortemente incentrato sul gas, contribuendo a deficit energetici, blackout e dipendenza dalle importazioni, in assenza di altre alternative basate in primis sulle energie rinnovabili, settore in cui il paese ha un enorme potenziale,” continua Lorena Stella Martini. “Per questo, l’Europa e, in particolare, l’Italia dovrebbero investire con l’Egitto in modelli di sviluppo e cooperazione basati sulle energie rinnovabili per garantire sicurezza energetica, diversificazione, crescita economica condivisa e stabilità."
Infrastrutture esistenti, nuove riserve
Come comunica l'azienda in una nota stampa presente sul sito, il risultato ottenuto con il Denise W 1 si inserisce in un approccio preciso: “Questa nuova scoperta conferma la strategia vincente di ENI nel rivitalizzare in modo significativo gli asset produttivi attraverso esplorazione near-field e infrastructure led”. In altre parole, ENI punta a valorizzare le aree limitrofe a giacimenti già noti e a sfruttare le infrastrutture esistenti sul territorio, riducendo tempi e costi di sviluppo. Il pozzo si trova attualmente in fase di preparazione per i test di produzione, e prima della messa a regime sarà necessario attendere ancora del tempo.
La perforazione è avvenuta nell'ambito del rinnovo ventennale della concessione Temsah, formalizzato nel luglio 2025 attraverso un accordo vincolante con Egyptian General Petroleum Corporation (EGPC) ed Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS). Nella licenza di sviluppo Denise, ENI detiene una quota del 50%, mentre il restante 50% è in mano a BP, la multinazionale petrolifera e del gas britannica. A gestire l'asset è Petrobel, la società operativa nata dalla joint venture tra ENI ed EGPC.
In copertina: foto di Rich, Agenzia IPA
