Credem, tra i principali gruppi bancari italiani, accelera sulla sostenibilità approvando un Piano di transizione che punta alla neutralità climatica entro il 2050. La strategia, coerente con il limite di 1,5 °C previsto dagli Accordi di Parigi, integra obiettivi ambientali, pianificazione finanziaria 2026 e politiche di remunerazione del vertice aziendale, inserendo la decarbonizzazione nel cuore del modello di business.
Il Piano prevede la riduzione a net zero delle emissioni Scope 1, legate a fonti dirette come veicoli aziendali e riscaldamento, e Scope 3, connesse in particolare ai portafogli creditizi e agli investimenti. Per quanto riguarda lo Scope 1, è programmata la progressiva elettrificazione della flotta auto, con azzeramento della componente termica entro il 2033 e quota elettrica pari al 100% nel 2050. Parallelamente, è prevista la sostituzione degli impianti a gas con pompe di calore elettriche.
L’iniziativa si inserisce in un contesto in cui il settore finanziario è chiamato a riallocare capitali su scala globale per oltre 4.000 miliardi di dollari annui entro il 2030, secondo stime internazionali, per allinearsi agli obiettivi climatici. Le banche, in particolare, incidono sulle emissioni indirette attraverso le scelte di finanziamento e credito.
Target settoriali ed engagement con le imprese
Sul fronte Scope 3, Credem ha definito obiettivi quantitativi di riduzione dell’intensità emissiva ponderata delle imprese clienti in portafoglio. Per il settore Power è prevista una riduzione del 76% entro il 2030 rispetto al 2023, fino al 100% al 2040. Per Oil&Gas, il target è pari a -25% al 2030 e -69% al 2040. Si tratta di traiettorie che implicano una trasformazione strutturale dei modelli produttivi finanziati.
È stato quindi delineato un modello di "Engagement Strategy" che considera la presenza di un Piano di transizione da parte delle imprese clienti, la riduzione dell’intensità carbonica e la rilevanza delle esposizioni creditizie in rapporto al fatturato. Il modello sarà implementato nel corso del 2026, con un approccio settoriale e basato su metriche condivise.
“Abbiamo pianificato gli obiettivi climatici considerando l’interconnessione tra il nostro modello di business, la nostra politica di credito e finanziamento e la pianificazione della transizione da parte dei partecipanti dell’economia reale, ovvero ciò che deve accadere per raggiungere un determinato obiettivo di decarbonizzazione per un settore specifico”, ha dichiarato Lucio Igino Zanon di Valgiurata, presidente di Credem.
Governance, incentivi e revisione annuale
Per garantire l’effettiva integrazione del Piano, il gruppo ha collegato gli obiettivi climatici alle politiche di remunerazione del personale più rilevante e degli amministratori esecutivi, prevedendo anche percorsi formativi dedicati. Sono state inoltre aggiornate le norme di funzionamento del Comitato sostenibilità e del Comitato rischi e sostenibilità di gruppo, con una definizione più puntuale di ruoli e responsabilità nel 2026.
La pianificazione finanziaria ha già quantificato costi e investimenti connessi alla transizione nel budget 2026. Il Piano sarà soggetto a revisione annuale in coerenza con la pianificazione strategica del gruppo.
“Per comprendere il livello di maturità delle nostre imprese clienti”, ha aggiunto Zanon, “attiveremo un engagement strutturato, ovvero un dialogo efficace caratterizzato da un approccio settoriale, basato su metriche condivise e su una governance dell’informazione che eviti richieste ridondanti, erogando servizi di consulenza dedicati per favorire l’accesso a fondi e liquidità per progetti di transizione ecologica”.
In copertina: Lucio Igino Zanon di Valgiurata
