Mancano pochi mesi alla COP31, la prossima conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, che si terrà a novembre 2026 ad Antalya, città turca affacciata sul Mar Mediterraneo e situata ai piedi delle montagne del Tauro occidentale. Il Mediterraneo, regione che si sta riscaldando il 20% più rapidamente rispetto alla media globale e che in questa estate affronta l’ennesima ondata di calore, è al centro degli Antalya Mediterranean Climate Dialogue.

Uno spazio condiviso segnato da vulnerabilità comuni, dove gli effetti del cambiamento climatico dimostrano come le sfide ambientali non conoscano confini nazionali e richiedano risposte coordinate. Il ciclo di incontri nasce proprio con l’obiettivo di riunire gli attori della regione, favorire lo scambio di prospettive, individuare priorità comuni e trasformare il confronto in iniziative concrete di cooperazione in vista della conferenza dell’UNFCCC.

“Il Mediterraneo è vittima di quella che mi piace definire una sorta di dissonanza cognitiva”, racconta a Materia Rinnovabile Joan Borrell, vicesegretario generale per la stabilità e la resilienza dell’Unione per il Mediterraneo (UfM). “Mediterraneo è sinonimo di molte cose positive: buona qualità della vita, vacanze, gastronomia. È molto difficile trasmettere l'idea che il Mediterraneo possa anche essere un hotspot critico, molto fragile. Allo stesso tempo, il Mediterraneo ricade al di fuori dei gruppi regionali delle Nazioni Unite, perché non è né europeo, né africano, né asiatico: è una combinazione di tutti e tre. Per questo abbiamo bisogno di sensibilizzare sulla fragilità dell'ecosistema mediterraneo e porre le basi per politiche pubbliche regionali che possano davvero affrontare alcuni aspetti dell’azione climatica."

Cooperazione climatica nel Mediterraneo

Organizzati dall’Unione per il Mediterraneo in stretta collaborazione con la presidenza turca della COP31 e con il supporto dei ministeri nazionali coinvolti, i dialoghi si stanno articolando in sette appuntamenti. “La consultazione è aperta a tutti gli stati membri attraverso la nostra piattaforma, dove lavoriamo su 14 temi, molti legati al cambiamento climatico, tra cui educazione, scienza, economia, clima, trasporti, energia e acqua”, continua Borrell.

Tra i gruppi di lavoro tecnici dell’UfM, due sono focalizzati in particolare sulle sfide ambientali e sulle strategie di azione climatica. “I risultati che emergeranno da questo processo, comprese le note politiche che verranno elaborate, saranno nuovamente presentati a tutti gli stati membri attraverso la piattaforma. Abbiamo inoltre voluto realizzare consultazioni più approfondite con un numero selezionato di paesi e abbiamo quindi individuato sette stati.” I colloqui hanno preso il via nella capitale marocchina, Rabat, per poi fare tappa a Il Cairo, Parigi, Madrid, Roma e Algeri, mentre l'ultimo appuntamento del ciclo di incontri è previsto ad Amman, in Giordania.

L'esito delle consultazioni confluirà in altrettanti rapporti nazionali, che costituiranno la base per la redazione di un documento di sintesi dedicato al Mediterraneo. Il testo definirà le principali priorità condivise a livello regionale, individuerà le iniziative considerate strategiche e metterà in evidenza le opportunità per rafforzare la cooperazione tra i paesi dell'area.

Il percorso nasce con l'ambizione di andare oltre il semplice confronto politico, trasformando il dialogo in uno strumento orientato all'attuazione concreta. Dopo oltre trent'anni di azione climatica, la sfida è passare dalla discussione all'implementazione, individuando alcune priorità comuni da tradurre in risultati tangibili. Il documento sarà quindi al centro di una tavola rotonda ministeriale in programma durante la COP31 di Antalya.

Agli incontri hanno preso parte rappresentanti delle amministrazioni pubbliche e dei governi, insieme a scienziati, accademici e attori della società civile dei paesi coinvolti. I partecipanti sono stati suddivisi in tre o quattro gruppi di lavoro tematici per favorire un confronto più approfondito.

“L'obiettivo non è ribadire le posizioni ufficiali dei paesi, già note, ma far emergere idee innovative, replicabili e scalabili nella regione”, spiega il vicesegretario generale per la stabilità e la resilienza dell'Unione per il Mediterraneo. “I gruppi di lavoro si confrontano sulle priorità della COP e, tra i temi emersi con maggiore frequenza nel dibattito, figurano l’energia, la riduzione dei rifiuti, la blue economy e la tutela dei mari, la scarsità idrica e la sicurezza alimentare. Al termine dei lavori, ogni gruppo presenta le proprie proposte in plenaria. Questo metodo ci permette di affrontare più temi nel corso dello stesso incontro e, soprattutto, di offrire a tutti i partecipanti l'opportunità di contribuire attivamente al dibattito.”

Acqua ed energia

Appena si concluderanno le consultazioni nazionali, il lavoro entrerà in una fase più tecnica. Sulla base dei rapporti nazionali elaborati a partire dai diversi incontri, l’Unione per il Mediterraneo redigerà un documento di sintesi volto a ricondurre a una visione comune le priorità emerse nei singoli paesi, tenendo conto delle differenti condizioni e degli approcci che caratterizzano la regione. Il documento delineerà le principali priorità regionali, individuerà le iniziative strategiche e metterà in evidenza nuove opportunità di cooperazione.

“Vogliamo individuare uno spazio per un messaggio comune e, a partire da questo, rafforzare le interconnessioni tra i paesi della regione”, spiega Joan Borrell. “Ad esempio, tutti concordiamo sulla necessità di accelerare la transizione energetica e l’elettrificazione, ma, allo stato attuale delle tecnologie, questo percorso richiede necessariamente un rafforzamento delle reti di connessione tra i paesi. I livelli di interconnessione, sia nel Nord Africa sia in diverse aree dell'Europa, restano ben al di sotto di quanto sarebbe necessario.”

Tra i temi destinati a occupare un posto centrale nel dibattito figura anche il nesso tra acqua, energia e sicurezza. Secondo Borrell, la diffusione delle tecnologie di desalinizzazione rappresenta una delle principali opportunità per l'intera regione mediterranea: “Consentirà di produrre acqua a costi economici e ambientali sempre più accettabili, aprendo nuove prospettive sia per la sicurezza idrica sia per gli investimenti industriali. È una trasformazione dalla quale tutta la regione può trarre beneficio”.

Sempre in occasione della COP31, infine, l’Unione per il Mediterraneo organizzerà e promuoverà un padiglione dedicato alla regione mediterranea, con l’obiettivo di riunire rappresentanti istituzionali, esponenti della società civile, giovani, mondo accademico e altri stakeholder per discutere delle principali sfide ambientali che interessano l’area e valorizzare le iniziative e gli sforzi già in corso per rafforzarne la protezione e la resilienza.

 

In copertina: foto Envato