“Rete” è un termine chiave del nostro tempo, ma poche reti vantano una presenza radicata nel territorio come quelle irrigue. Finora, però, le migliaia di chilometri di canali, argini e paratoie indispensabili all'agricoltura sono rimaste saldamente ancorate al mondo fisico.

Ora le cose stanno cambiando: grazie ai dati raccolti da sensori, satelliti e droni, e ai software che li analizzano, la gestione dell'acqua diventa sempre più digitale.
La tecnologia promette di ottimizzare gli usi, prevenire alluvioni e rendere più efficiente un sistema nevralgico per l’Italia. Paradossalmente, proprio dal mondo dei big data – spesso, giustamente, criticato per gli elevati consumi d'acqua – potrebbe arrivare un aiuto decisivo per preservare questa preziosa risorsa.

I vantaggi delle "acque pensanti"

ANBI, l’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue, riunisce la quasi totalità dei consorzi irrigui italiani e gestisce oltre 231.000 chilometri di canali. Un reticolo parallelo ai corsi d'acqua naturali che, spiega il direttore generale Massimo Gargano, può diventare un “contenitore multifunzionale di intelligenze”, fatto di “acque pensanti”. “Diventeranno canali interattivi”, afferma, capaci di fornire informazioni in tempo reale e analisi utili contro sprechi e rischio idrogeologico, fornendo un contributo essenziale in un contesto sempre più minacciato da siccità ed eventi estremi.

Installare le tecnologie necessarie, spiega, “è oggi di estrema facilità, più complesso da recepire che da realizzare”. Per diffonderle su larga scala, precisa Gargano, servono però risorse pubbliche.

Dalle paratoie intelligenti ai servizi digitali

Con i suoi 135 chilometri e un fitto reticolo che serve una delle regioni più produttive d'Italia, il Canale Emiliano Romagnolo (CER) è un'opera idraulica strategica e, al tempo stesso, un laboratorio di sperimentazione.

Le innovazioni, spiega la direttrice del Consorzio CER Raffaella Zucaro, sono sia infrastrutturali che digitali. A partire dalle paratoie intelligenti, che si alzano e si abbassano in base ai dati di livello e alle previsioni meteo, regolando le portate con un sistema semi-automatizzato. L’effetto è duplice: irrigazione più efficiente e capacità di reagire più rapidamente alle emergenze. Le paratoie automatizzate sono 16, con altre 46 in arrivo. A queste il Consorzio affiancherà sonde multiparametriche che monitorano la qualità dell’acqua, permettendo interventi tempestivi in caso di anomalie.

Accanto alle infrastrutture, il CER sviluppa servizi intelligenti per aziende. È il caso di Irriframe, il sistema di aiuto decisionale per gli agricoltori promosso da ANBI, che elabora dati meteo e del suolo per indicare quando irrigare e quanta acqua distribuire sulle diverse colture.

Il servizio, spiega Zucaro, è già diffuso nel Nord Italia, mentre per il Centro-Sud procede a macchia di leopardo. Il prossimo passo sarà integrarlo con la fertirrigazione, combinando dati su acqua e nutrienti. Al Centro ricerche acqua campus, infine, si testano modelli e algoritmi di intelligenza artificiale che mostrano risparmi fino a 170 metri cubi d’acqua per ettaro l’anno.

La filiera dell’innovazione

La trasformazione digitale coinvolge l’intero settore, comprese le aziende specializzate. Almaviva Bluebit collabora con diversi consorzi per installare sensori, raccogliere dati e costruire modelli di simulazione. A questo proposito, l’amministratore delegato Franco Masenello sottolinea l’utilità dei “gemelli digitali”, che permettono di testare scenari complessi – dalla scarsità idrica alla gestione delle portate – prima che si verifichino nella realtà. Per farlo, aggiunge, serve una mappatura accurata dei canali, realizzata con tecniche di rilevazione avanzate.

Digitalizzare una rete irrigua, spiega, è più complesso rispetto a una rete idrica potabile: pesano le variabili di clima, terreni e pratiche agricole. C’è anche un elemento culturale: “Il settore agricolo è prudente”, osserva, ma la sensibilità sta cambiando. La vera svolta sarà mentale, prima che tecnologica: “Non più prendere acqua finché ce n’è, ma solo quella che serve e quando serve”.

 

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In copertina: immagine Envato