Venerdì 4 settembre una grande chiazza di idrocarburi si è riversata nel Naviglio Grande, il canale che attraversa i comuni di Abbiategrasso, Corsico e Buccinasco, fino alla Darsena di Milano. La procura del capoluogo lombardo ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per inquinamento delle acque, ipotizzando che lo sversamento sia avvenuto in un tombino di Magenta, città dell’hinterland milanese. La sostanza nera e oleosa poi sarebbe finita nella rete fognaria e quindi nel corso d’acqua, provocando danni alla flora e alla fauna.

A segnalare per i primi lo sversamento e i problemi alla rete fognaria sono stati i tecnici di Gruppo Cap, la società che gestisce l’acquedotto e le fognature nella città metropolitana di Milano, durante un’ordinaria attività di manutenzione a Magenta. Dai primi accertamenti risulta che l’inquinamento sia partito da un tombino nei pressi di un cantiere edile, e poi abbia contaminato, passando dalle fogne, l’acqua del Naviglio per 28 chilometri, verso valle.

Anche se non è da escludere l’ipotesi di una fuoriuscita accidentale, magari provocata dalla perforazione di una condotta durante alcuni lavori di scavo, al momento la procura sospetta che lo sversamento sia di matrice dolosa.

Secondo quanto riportato dalle autorità, il disastro ambientale sembra scongiurato: le analisi dei campioni d'acqua e d’aria prelevati tra il 4 e il 5 settembre dai tecnici di ARPA Lombardia non rilevano grosse criticità, anche se i risultati verranno resi noti solo al termine delle indagini affidate ai carabinieri di Magenta e di Abbiategrasso.

Una barriera posizionata per contenere la chiazza di idrocarburi nel Naviglio Grande. Foto di Duilio Piaggesi, Agenzia IPA

I danni alla fauna

In generale, lo sversamento di idrocarburi nei corpi idrici può causare gravi danni alla flora e alla fauna. Oltre a rischiare di compromettere la biodiversità, queste sostanze ricoprono gli animali con una pellicola tossica, ostacolandone la respirazione e mettendone a rischio la sopravvivenza. È successo in parte anche nel Naviglio Grande, con gravi conseguenze per ora rilevate solo sulla fauna.

Al centro di recupero fauna selvatica LIPU La Fagiana di Pontevecchio di Magenta sono arrivati in condizioni critiche un cigno reale e una tortora. Ai microfoni del Fatto Quotidiano Stefania Pulici, responsabile del centro, ha spiegato che dopo aver fatto un primo lavaggio del piumaggio il cigno si è ripreso. “Era ricoperto di quella sostanza dal collo fino al ventre e alle zampe”, ha detto Pulici. La tortora invece non ce l’ha fatta, probabilmente per aver ingerito l’inquinante.

Sono poi stati segnalati anche pesci morti sulla superficie dell’acqua e altri uccelli imbrattati. La LIPU ha attivato il protocollo previsto per questi casi e ha invitato i cittadini a contattare il centro qualora dovessero trovare animali in difficoltà, sconsigliando di tentare di pulirli autonomamente.

"Il danno è sicuramente grande, con conseguenze pesanti alla fauna ittica e non solo, e sarà necessario un grosso intervento per risanare il più possibile”, ha detto all’Ansa il direttore del Parco del Ticino Claudio De Paola. Anche se a oggi non ci sono elementi sufficienti per stabilire se e quali aree necessiteranno di bonifica.

Come funziona la rimozione e il trattamento delle acque

Lungo il Naviglio Grande – tra Gaggiano, Trezzano sul Naviglio, Robecco sul Naviglio e Milano − sono state posizionate decine di panne assorbenti e barriere idrauliche galleggianti progettate rispettivamente per l'assorbimento e il contenimento di idrocarburi. Le panne assorbenti sono generalmente realizzate con fibre sintetiche capaci di attirare gli idrocarburi ed essere repellenti all’acqua. La loro struttura porosa trattiene gli inquinanti per assorbimento mentre l’acqua viene in gran parte respinta.

Le barriere idrauliche, invece, non assorbono necessariamente l’inquinante, ma ne limitano la propagazione. Sono costituite da elementi galleggianti ancorati o fissati tra loro, spesso dotati di una parte sommersa. Poiché gli idrocarburi sono generalmente meno densi dell’acqua, tendono a rimanere in superficie: la barriera rallenta il loro movimento, li convoglia verso un punto di raccolta e facilita l’aspirazione.

Panne assorbenti e barriere idrauliche posizionate per contenere la chiazza di idrocarburi. Foto di Duilio Piaggesi, Agenzia IPA

Per rimuovere la sostanza dal canale sono stati impiegati autospurghi (grossi mezzi con attrezzatura ADR progettata per compiere lavori gravosi di aspirazioni liquidi) che, attraverso un meccanismo di depressione ad alta aspirazione, sono in grado di risucchiare gli inquinanti dalla superficie dell’acqua. Ecoroe, l’azienda lombarda che ha gestito gli interventi di pulizia e rimozione degli idrocarburi, ha dichiarato che finora sono state rimosse circa 500 tonnellate di rifiuti.

“Abbiamo lavorato ininterrottamente da venerdì a martedì notte”, commenta a Materia Rinnovabile, Federico Raspa, responsabile delle pubbliche relazioni di Ecoroe. “Siamo in una fase di valutazione per capire il prosieguo delle attività di pulizia ed eventualmente di bonifica.”

Oltre al processo della messa in sicurezza del Naviglio Grande, l’azienda milanese a conduzione familiare, che da cinquant’anni opera nella gestione e nel trattamento dei rifiuti e nelle emergenze ambientali, dispone di una piattaforma in grado di separare l’acqua dalla componente idrocarburica, riciclando tutto il liquido possibile.

“Dopo averlo raccolto e campionato, portiamo il rifiuto in un reattore di acciaio chimicamente resistente. Qui viene miscelato ad alta temperatura con altri agenti chimici”, continua Raspa, spiegando nei dettagli il trattamento che separa l’acqua dagli idrocarburi. Questa soluzione bifasica consente da una parte di isolare e depurare ulteriormente l’acqua, per poi scaricarla nella rete fognaria se idonea agli standard qualitativi, e dall’altra di recuperare la componente idrocarburica valorizzandola energeticamente (termovalorizzatore), oppure integrandola nella filiera dei biocarburanti e degli oli lubrificanti.

Ecoroe possiede molta esperienza nella gestione di emergenze legate a sversamenti di idrocarburi. Per esempio, in seguito al grave incidente alla Lombarda Petroli nel 2010, con la contaminazione del fiume Lambro, l’azienda fu incaricata come referente unica per coordinare l’emergenza. Ha poi operato per tre mesi anche in Emilia-Romagna in seguito agli eventi alluvionali del 2023, e per gli sversamenti in alcuni laghi lombardi.

I mezzi di Ecoroe al lavoro. Foto di Duilio Piaggesi, Agenzia IPA

 

In copertina: una barriera posizionata per contenere la chiazza di idrocarburi nel Naviglio Grande, foto di Duilio Piaggesi, Agenzia IPA