C’è una parola che torna a farsi strada nel lessico politico europeo, che combina echi passati e necessità future: austerità. Di fronte alla crisi energetica ed economica globale legata alla guerra in Iran, si preparano lunghi mesi di riflessione sull’infrastruttura e i consumi energetici. Le imprese energivore rallenteranno la produzione e aumenteranno i costi. Le famiglie ridurranno i consumi non per scelta ecologica ma per necessità economica. Meno viaggi in auto e aereo, meno acquisti. Alcuni governi tentano di tamponare con sussidi emergenziali, che però hanno l’unico effetto di sostenere i consumi, proprio nel momento in cui vanno diminuiti: una politica insensata, alla ricerca del consenso elettorale e condannata dagli economisti. E intanto si apre una frattura sociale: tra chi può permettersi di sostenere l’austerità e chi ne sarà vittima.
La parola “austerità” deriva dal latino austeritas (-atis), che indicava severità, rigore, sobrietà, soprattutto nei costumi e nello stile di vita. Un concetto che è stato spesso evocato in varie teorie della transizione economica, dalla decrescita felice ai modelli di consumo legati all’economia circolare. La sua faccia accessibile è quella della sobrietà, la faccia che incute paura e crea mostri è quella del rigore e del sacrificio.
La situazione in cui ci troviamo – grazie Israele & USA! – ha un livello di gravità che non trova riscontro nei discorsi delle persone e degli operatori economici di piccolo livello. Ma basta trovarsi a parlare con chi di finanza e mercati energetici si intende davvero per capire che la situazione è ipercritica, resa più acuta da anni di scelte energetiche sbagliate, a partire dal governo attuale, che frenano la transizione, auspicando neutralità tecnologica e un rallentamento di passo negli investimenti in rinnovabili, efficientamento energetico, trasformazione della cultura dei trasporti (mobilità pubblica, condivisa).
Indicazioni di azioni che a breve saremo costretti a intraprendere arrivano direttamente dal capo della IEA, l’Agenzia internazionale per l’energia, Fatih Birol. La prima è sul trasporto, settore in cui una combinazione di misure comportamentali e politiche "può portare a rapidi risparmi". Si promuove lo smart working, dove possibile, che riduce la domanda di carburante per gli spostamenti casa-lavoro, mentre abbassare i limiti di velocità sulle autostrade di almeno 10 chilometri all'ora riduce il consumo di carburante, sia per le autovetture che per il trasporto merci. Incoraggiare il passaggio dall'auto privata al trasporto pubblico, insieme a misure quali l'accesso alternato dei veicoli privati nelle grandi città, può ridurre ulteriormente la congestione e il consumo di carburante. Quando tornerà l’autunno dovremo limitare a 19°C (forse anche meno) il nostro riscaldamento, mentre il raffrescamento non dovrà mai scendere sotto i 25°C. Politiche che adotteremo a partire da fine mese anche nella nostra redazione.
L’austerità, che agli over 60 rievoca le domeniche in bici e i tram affollati della crisi energetica del 1973, è destinata a generare un’ondata di immensa frustrazione, tra coloro che oramai sono inveterati consumatori di energia, mai pronti a sacrificare comodità per consumi più sobri e austeri (e ahimè ne ho anche io di eco-peccati), siano essi giovani o senior con tante primavere alle spalle. Ci arrabbieremo per la benzina alle stelle e il gas al doppio del prezzo rispetto alla media del 2025. In Italia l'automobile è, come ha scritto Roland Barthes a proposito delle mitologie francesi, un oggetto totemico, legato all'identità sociale, alla mobilità intesa come libertà. Sarà difficile per molti ridurre i chilometri percorsi.
Ancora una volta la società si spaccherà in due: una fetta – minoritaria – crederà alle sirene che imputeranno la colpa dell’austerity al Green Deal e alle politiche climatiche (l’assurdo attacco all’ETS) e chi invece investirà in pannelli fotovoltaici, cercherà di usare i mezzi pubblici, valuterà l’acquisto di un’utilitaria elettrica, su consiglio di chi – per tempo – ha investito nell’autonomia energetica domestica, in mezzi di trasporto sostenibili, in pompe di calore ultra efficienti, arrivando ad apprezzare cicloturismo e altre attività a basso impatto.
Sono scettico sul fatto che l’austerità del 2026 ci guiderà verso un modello di consumi più sobri. Ma insegnerà, nella maniera più brutale, a chi sa ascoltare, come le politiche anti-transizione, prive di base scientifica e ostili ai veri interessi nazionali, sono un veleno tossico per lo sviluppo sostenibile di un paese e della comunità globale. Una lezione dura, che si pagherà a caro prezzo.
In copertina: foto di Joshua Lawrence, Unsplash
