da Rimini - La 29ª edizione Ecomondo è stata, come sempre, un successo. Il quartiere fieristico di Rimini pieno all’inverosimile, espositori soddisfatti, e sempre più contenuti e appuntamenti. Ne abbiamo parlato con Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group, ospite del nostro temporary podcast MATERIAxGARC Ambiente, le donne dell'economia circolare, realizzato in collaborazione con B-Lab Italia.

 

Partiamo dai numeri. Perché Ecomondo è sempre più internazionale?

Abbiamo 1.850 brand espositori, con il 19% in più di espositori esteri rispetto all'edizione passata, e 1.280 buyer internazionali da 77 paesi, il doppio dell'anno scorso. Ecomondo è un riferimento globale per l'economia circolare: portiamo all’attenzione dei mercati di sbocco le tecnologie italiane che rendono concreta la transizione ecologica. Inoltre, abbiamo ospitato un numero molto importante di giornalisti da tutto il mondo per dare sempre più visibilità al nostro evento.

L'Italia si racconta poco all'estero.

Noi cerchiamo di colmare questo gap. È un lavoro che facciamo con le ambasciate, l'Agenzia ICE e il MAECI. In questo settore esporta meno del 50% delle imprese, e vogliamo quindi convincere anche le più reticenti. L'Italia è un grande paese manifatturiero che ha nel DNA il recupero della materia: ha trasformato un vincolo in un'opportunità. Il nostro tasso di utilizzo circolare è al 21%, contro una media europea del 12%. È un'eccellenza da far valere anche esportando tecnologie.

Quali sono i temi forti del 2026?

Tre filiere: tessile, acqua e bioeconomia. All'ingresso c'è una bolla, un'installazione tessile realizzata con Scart e il Gruppo Hera: un arcobaleno di tessuti che invita a guardare con occhi diversi materiali che hanno tassi di riciclo lontani dai target europei. Nel padiglione D2 un'area intera è dedicata al tessile, dall'analisi dei materiali al riciclo, con il distretto di Prato. I sistemi collettivi per il tessile li aspettiamo: organizzeranno meglio raccolta, riuso e riciclo. Poi l'acqua, una risorsa che spesso manca e che ci rende vulnerabili: ci sono padiglioni interi dedicati al recupero dell'acqua piovana e dei reflui, per usi industriali e agricoli. Infine la bioeconomia, dagli scarti organici al biometano fatto bene, fino a nuovi materiali e fertilizzanti: un ponte tra agricoltura ed energia. E le startup, perché vogliamo giovani e idee nuove.

Un evento da non perdere?

I convegni sono oltre duecento, divisi per settori. Ne cito uno: gli Stati generali della green economy, con il ministro Pichetto Fratin, Edo Ronchi e Veronica De Romanis, per capire dove sta andando l'economia circolare.

Nel 2027 Ecomondo compie trent'anni. Come festeggerete?

Ci stiamo già lavorando. In questi anni abbiamo creato una cultura ambientale e una community: vogliamo celebrarne la forza con eventi che non anticipo, ma che stupiranno.

IEG ha lanciato anche nuove fiere. Quali?

La divisione ha sette brand. Tre anni fa abbiamo separato l'energia da Ecomondo con KEY – The Energy Transition Expo, oggi una fiera molto grande. Fra qualche settimana arriva IBE Intermobility Future Ways, sulla nuova mobilità, dove il cittadino diventa protagonista. Poi BEX, sulla convergenza tra spazio e industria: lo spazio è un esempio di economia circolare, dove tutto va riusato. E infine Ecomondo Messico: per questo il Messico è paese partner di questa edizione.

 

In copertina: il taglio del nastro alla cerimonia di apertura. Foto di Ecomondo