Garantire acqua potabile di qualità è una delle sfide più urgenti per la salute pubblica e la sostenibilità ambientale. Ma cosa significa garantire acqua “sicura”? Fino a pochi anni fa, si facevano controlli periodici per verificare che i parametri fisici, chimici e microbiologici rientrassero nei limiti di legge, intervenendo solo in caso di anomalie. Oggi, però, questo metodo non è più considerato sufficiente.

Con l’introduzione dei Water Safety Plan (Piani di sicurezza dell’acqua), la sicurezza si è trasformata in un lavoro di prevenzione. Un cambio di paradigma sancito dalla direttiva europea 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, recepita in Italia tramite il Decreto Legislativo n. 18 del 23 febbraio 2023, che impone l’analisi e la gestione del rischio lungo l’intera filiera idrica, dalla sorgente al rubinetto. Il modello WSP prevede infatti misure di controllo integrate su fonti, impianti e reti, per prevenire qualsiasi contaminazione fisica, biologica o chimica.

Un approccio proattivo che Gruppo CAP, gestore del servizio idrico della Città metropolitana di Milano, ha scelto di adottare già nel 2017, facendosi precursore in Italia nell’applicazione dei Water Safety Plan. Questa scelta oggi rappresenta non solo un pilastro della strategia di gestione di CAP, ma anche uno strumento fondamentale per rafforzare la fiducia di cittadini e utenti nell’acqua del rubinetto.

Dalla sorgente al rubinetto, una rivoluzione chiamata Water Safety Plan

“Introdotti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2004, i Water Safety Plan sono diventati oggi un riferimento fondamentale nella normativa europea per garantire la sicurezza delle acque potabili, attraverso controlli mirati e continui”, spiega a Materia Rinnovabile Gloria Salinetti, Direttrice Acqua di Gruppo CAP.

In stretta collaborazione con le autorità competenti, la green utility lombarda da anni sviluppa piani su misura, tenendo conto delle peculiarità del territorio e delle criticità specifiche. “Si tratta di un percorso di miglioramento continuo, destinato a integrarsi alle previsioni del al D. Lgs. 18/2023, che introduce nuove sfide”, aggiunge Salinetti.

Dalla sicurezza alla fiducia

Garantire sicurezza e qualità è, del resto, il primo passo per promuovere il consumo dell’acqua del rubinetto come un gesto semplice, concreto e capace di migliorare il mondo in cui viviamo. L’acqua di rete è una risorsa preziosa, sicura e sostenibile, ma il suo utilizzo come acqua da bere in Italia è ancora ostacolato da pregiudizi radicati. Tra i più diffusi, la convinzione che contenga troppo calcare o che non sia abbastanza sicura rispetto a quella imbottigliata.

Il risultato è un paradosso culturale: secondo Utilitalia, con 208 litri annui pro capite l’Italia è il primo consumatore europeo e il secondo al mondo di acqua in bottiglia. “È una contraddizione che vogliamo affrontare promuovendo fiducia, consapevolezza e trasparenza – continua Salinetti – perché bere acqua del rubinetto non è solo sicuro, è anche un atto concreto di sostenibilità.

Un esempio del nostro impegno è la campagna di sensibilizzazione Dalla sorgente al rubinetto. L’acqua potabile nella vita quotidiana, realizzata nel 2024 in collaborazione con Altroconsumo. Una guida pratica pensata per valorizzare l’acqua di rubinetto come fonte sicura e affidabile, ma anche per promuovere comportamenti sostenibili volti a tutelare questa risorsa vitale. Un vero e proprio vademecum che accompagna i consumatori alla scoperta del ciclo dell’acqua, dei controlli quotidiani sulla sua qualità, di come leggerne correttamente l’etichetta”.

Oltre alla sicurezza, i buoni motivi per scegliere l’acqua del rubinetto non mancano. È sempre disponibile, ha un costo estremamente contenuto (poco più di 1 euro ogni 1000 litri nella Città metropolitana di Milano), riduce il consumo di plastica e contribuisce a tagliare le emissioni legate al trasporto. Basti pensare che secondo l’organizzazione internazionale Reloop Platform, nel 2022 l’Italia si consumavano circa 30 milioni di bottiglie al giorno – 13,5 miliardi l’anno – di cui l’80% viaggia su gomma, con evidenti impatti ambientali. Senza contare che meno della metà di queste bottiglie viene effettivamente riciclata.

 

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In copertina: immagine Envato