da Bratislava - Dalla visita alla nuova mega fabbrica di Vaillant Group a Senica, in Slovacchia, emerge soprattutto un numero: una capacità potenziale di 500.000 pompe di calore elettriche all’anno. Una capacità produttiva che, da sola, può contribuire in modo significativo alla decarbonizzazione del riscaldamento in Europa. In un momento in cui l’Unione Europea punta a installare dieci milioni di nuove pompe di calore entro il 2027, uno stabilimento da 120 milioni di euro, inaugurato nel settembre 2023 e oggi pienamente operativo, mostra più di molti documenti strategici quanto la transizione energetica dipenda dalla manifattura e dalla capacità di innovare i processi industriali.

La fabbrica di Senica è il sito più grande e tecnologicamente avanzato della rete produttiva di Vaillant, gruppo che nel 2024 ha celebrato il proprio 150° anniversario. Lo stabilimento si estende su circa 100.000 metri quadrati e impiega 600 persone, con un’età media di circa quarant’anni e una presenza femminile pari al 41%, quota che il management intende aumentare nei prossimi anni. Da qui partono pompe di calore destinate ai principali mercati europei (tra cui Italia, Germania e Austria) in un impianto concepito fin dall’inizio come hub industriale della transizione energetica.

Un tassello della strategia europea sulle pompe di calore

Una recente analisi del think tank danese Concito stima che una famiglia italiana possa risparmiare circa 900 euro all’anno passando a una pompa di calore. Su scala europea, la sostituzione di 65 milioni di caldaie a gas consentirebbe inoltre di dimezzare la dipendenza complessiva dell’Unione dalle importazioni di gas. Eppure, il mercato delle pompe di calore continua a muoversi in un contesto complesso: gli incentivi pubblici cambiano frequentemente, in molti paesi l’elettricità resta più costosa del gas e le resistenze politiche e industriali all’abbandono dei combustibili fossili nel settore residenziale sono ancora significative.

La scelta di Vaillant Group di investire in un nuovo grande stabilimento interamente dedicato alle pompe di calore aria-acqua monoblocco rappresenta una scommessa industriale precisa: quella di un mercato destinato a crescere nel lungo periodo e di una trasformazione strutturale del sistema europeo di riscaldamento.

“Qui a Senica produciamo per il mercato europeo”, spiega durante il tour guidato Simona Elena Silingardi, brand communications manager di Vaillant Group Italia, rivendicando la scelta di una manifattura radicata nel perimetro UE. “Forniamo i nostri prodotti a tutti i paesi del continente e per noi è strategico operare in questo contesto: riteniamo che la produzione industriale europea offra vantaggi in termini di qualità e consenta di rispondere alle diverse esigenze del mercato, oltre a rispettare tutti i controlli previsti dalle direttive comunitarie.”

Le nuove pompe di calore Vaillant

A Senica l’azienda produce le nuove gamme aroTHERM pro, aroTHERM plus e aroTHERM perform, tutte basate su refrigerante R290. La scelta punta a coniugare efficienza energetica, ridotto impatto climatico e maggiore compatibilità con edifici esistenti, grazie alla possibilità di raggiungere temperature di mandata dell’acqua fino a 70‑75°C, adatte anche ai radiatori tradizionali. La fabbrica integra test sul 100% dei prodotti lungo la linea, sistemi di collaudo per gas e alta pressione, controlli di qualità a raggi X e camere climatiche che simulano condizioni reali di esercizio da -25°C a +48°C, così da garantire performance costanti nei diversi contesti europei.

“Per prodotti come le pompe di calore, non si può parlare solo di prodotto, ma di sistemi complessi, con componenti elettrici e idraulici sofisticati”, spiega a Materia Rinnovabile Antonio Andricciola, product manager pompe di calore di Vaillant Group Italia. “La formazione, dentro e fuori dagli stabilimenti, è essenziale se vogliamo che queste tecnologie funzionino davvero sul campo. Dentro e fuori dalle fabbriche, l’obiettivo è cioè costruire competenze e fidelizzazione in un settore, quello delle pompe di calore, che richiede profili tecnici sempre più ibridi: meccanica, elettronica di potenza, gestione dei dati, fino all’interfaccia con il mondo delle rinnovabili e degli accumuli domestici.”

Una fabbrica‑manifesto per la sostenibilità industriale

“La mega factory Vaillant di Senica è stata realizzata secondo lo standard BREEAM, una delle certificazioni più riconosciute in ambito di sostenibilità”, commenta Roberto Cortese, associations & public affairs manager di Vaillant Group Italia. “Abbiamo raggiunto il livello ‘Excellent’, circa il 77%, che rappresenta il massimo per gli impianti produttivi. Esiste un livello superiore, ‘Outstanding’, ma è riservato principalmente agli edifici adibiti a uffici.”

Sul fronte ambientale, il sito ospita otto alveari per supportare la biodiversità locale e la produzione di miele, prati, corridoi ecologici e habitat dedicati a insetti, anfibi e rettili. Tetti verdi e rain garden contribuiscono a migliorare il microclima e a gestire in modo naturale le acque meteoriche. Dal punto di vista energetico, l’impianto sfrutta una soluzione geotermica con circa 230 fori di trivellazione profondi cento metri ciascuno per riscaldamento e raffrescamento, alimenta il 100% dei propri consumi elettrici con energia rinnovabile e dispone di un sistema fotovoltaico in loco che produce circa 450 MWh l’anno, coprendo una parte del fabbisogno e riducendo ulteriormente le emissioni di CO₂. All'interno, spazi verdi, luce naturale e sistemi radianti garantiscono comfort e benessere dei lavoratori, mentre parcheggi per biciclette e colonnine di ricarica promuovono una mobilità più sostenibile.

Nell’Experience Center dello stabilimento, un esercizio interattivo rende invece concreto il tema delle emissioni: il confronto tra un impianto tradizionale a gas e una pompa di calore mostra con immediatezza il potenziale di riduzione dell’impatto climatico. Con un caveat: quella forbice si amplia tanto più l’elettricità che alimenta la pompa di calore proviene da fonti a basse emissioni, e tende invece a ridursi quando il mix resta fortemente dipendente da carbone e gas.

Da un lato, insomma, la mega‑fabbrica di Senica dimostra che è possibile costruire in Europa grandi impianti a basso impatto, integrando geotermia, fotovoltaico, gestione avanzata delle risorse idriche e attenzione alla biodiversità lungo l’intero perimetro del sito. Dall’altro, mette in chiaro che la variabile decisiva si gioca fuori dai cancelli: nelle scelte su sistemi elettrici, incentivi, infrastrutture urbane e accettazione sociale di tecnologie ancora poco familiari. La direzione della transizione europea dipenderà da quanto industrie, governi e territori sapranno allineare questi piani; per ora, a Senica le linee di montaggio continuano a scorrere, e toccherà al resto del sistema dimostrare di essere in grado di tenere il passo.

 

In copertina: foto Vaillant