L’Amazzonia arriva a Conegliano attraverso gli scatti di una spedizione che mette al centro non soltanto la foresta, ma il sistema di relazioni costruito attorno ai suoi fiumi. È Radici nella corrente: vivere e resistere lungo i fiumi d’Amazzonia, mostra fotografica che sarà inaugurata venerdì 2 ottobre 2026 alle 18.30 alla Galleria del Novecento di Palazzo Sarcinelli, nell’ambito del festival Essere (in) Natura organizzato da SAV.NO. L’esposizione sarà aperta gratuitamente dal 3 ottobre al 1° novembre.

Il progetto nasce da WANE – We Are Nature Expedition, iniziativa multimediale di lungo periodo ideata da Valeria Barbi e Davide Agati per raccontare biodiversità, impatti delle attività umane e possibili forme di convivenza tra persone e altre specie. La tappa amazzonica ha portato i due autori sul campo, dove hanno documentato ecosistemi, specie e comunità la cui quotidianità dipende strettamente dall’acqua.

Il fiume come infrastruttura naturale

Il punto di partenza della mostra è una prospettiva precisa: in Amazzonia un fiume non è semplicemente un corso d’acqua. È una via di comunicazione, una fonte di sostentamento, un riferimento culturale e un elemento che regola i ritmi della foresta. Pesca, piccoli sistemi agricoli, raccolta delle risorse naturali e pratiche tramandate nel tempo sono parte di un equilibrio nel quale ambiente e società non possono essere separati.

Una parte importante del reportage si concentra sul Rio Jauaperi, corso d’acqua dalle acque scure che attraversa gli stati brasiliani di Amazonas e Roraima. La spedizione lo ha seguito in barca fino a Xixuaú, comunità tradizionale situata nella Reserva Extrativista do Baixo Rio Branco-Jauaperi. Istituita nel 2018, la riserva si estende per circa 580.631 ettari e combina conservazione della biodiversità e riconoscimento dei diritti e dei mezzi di sostentamento delle comunità locali.

Le immagini costruiscono così un racconto che tiene insieme acqua, foresta, suolo, animali e persone. Non c’è una separazione netta tra natura e presenza umana: il territorio viene mostrato come un ecosistema, ma anche come uno spazio sociale nel quale memoria, conoscenze e attività quotidiane dipendono dalla salute dell’ambiente.

Dalla fotografia alla crisi ecologica

È proprio questa interdipendenza a spostare il racconto oltre la rappresentazione dell’Amazzonia come paesaggio remoto e incontaminato. Radici nella corrente porta il tema della biodiversità dentro una dimensione concreta: quando un ecosistema fluviale si altera, a essere coinvolti sono anche alimentazione, mobilità, cultura e condizioni di vita delle popolazioni rivierasche.

La mostra invita quindi a leggere acqua e biodiversità come componenti di una stessa rete. La tutela dei fiumi significa proteggere habitat e specie, ma anche economie locali e patrimoni di conoscenza costruiti attraverso generazioni. È un approccio particolarmente significativo in una fase in cui gli impatti delle attività umane modificano gli equilibri degli ecosistemi e aumentano la vulnerabilità delle comunità che dipendono direttamente dalle risorse naturali.

Il reportage nasce da un percorso più ampio. WANE ha preso avvio con una spedizione lungo la Panamericana durata quasi due anni e attraverso Nord, Centro e Sud America, per poi estendersi ad altri territori. Fotografia, documentario, giornalismo e ricerca sul campo vengono utilizzati insieme per osservare la biodiversità e il rapporto tra comunità e ambiente. L’esperienza amazzonica aggiunge a questa ricerca una riflessione specifica sui sistemi idrici e sulle connessioni tra fenomeni ambientali locali e dinamiche globali.

Gli autori e il progetto

Valeria Barbi, giornalista ambientale, scrittrice e specialista di biodiversità, ha una formazione in scienze naturali e scienze politiche e ha viaggiato in 44 paesi di cinque continenti. È autrice di libri dedicati agli ecosistemi e alla biodiversità e collabora con diverse testate, tra cui Materia Rinnovabile. Per GEO su Rai 3 cura una rubrica dedicata alla biodiversità e alla biomimesi. Fa inoltre parte della Commission on Education and Communication dell’IUCN.

Davide Agati è fotografo e documentarista. Dopo una laurea in informatica e quasi quindici anni come project manager, ha cambiato percorso professionale per dedicarsi alla fotografia e alla narrazione visiva. Il suo lavoro si concentra sulla crisi ecologica e sulle relazioni tra persone, specie ed ecosistemi. Ha viaggiato in circa quaranta paesi e ha sviluppato reportage in Nord e Sud America e nell’Africa australe.

A Conegliano, i loro linguaggi si incontrano in un’esposizione che usa le immagini per raccontare una questione ambientale senza ridurla a una sequenza di emergenze. Le fotografie mostrano la fragilità dei sistemi naturali, ma anche pratiche, conoscenze e relazioni attraverso cui le comunità continuano a vivere lungo i fiumi. L’inaugurazione sarà accompagnata da una visita guidata con Agati e Barbi, che racconteranno al pubblico la spedizione e il percorso di ricerca alla base della mostra.

Radici nella corrente diventa così un viaggio nell’Amazzonia fluviale, ma anche una domanda sul significato stesso dell’acqua. Non una risorsa isolata, bensì una connessione tra ecosistemi, specie e società: una prospettiva dalla quale osservare la biodiversità significa, inevitabilmente, osservare anche le persone che da quella biodiversità dipendono.

La mostra è sostenuta da SAVNO, Piave Servizi e Alto Trevigiano Servizi e si inserisce nel programma di Essere (in) Natura. L’apertura al pubblico è prevista dal 3 ottobre al 1° novembre, il giovedì e venerdì dalle 15 alle 19 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. L’ingresso è gratuito e, dopo l’inaugurazione, non è necessaria la prenotazione. Il progetto porta così a Conegliano una storia costruita sul campo, dove fotografia e giornalismo diventano strumenti di conoscenza del territorio amazzonico.

 

In copertina: un tratto della sponda brasiliana del Rio delle Amazzoni, foto Envato