Questo articolo fa parte del canale tematico The Social and Governance Observer, in collaborazione con Trentino Sviluppo. Iscriviti alla newsletter su LinkedIn

Muovere il corpo, allenarsi, mantenersi in forma: quella che in genere viene considerata una questione privata, in realtà lo è solo in apparenza. Per molti paesi europei, segnati dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e da profonde disuguaglianze territoriali e sociali, lo sport di base − quello praticato nelle scuole, nei quartieri, nelle associazioni e negli spazi pubblici − può diventare una leva strategica di sviluppo. Più che considerarlo una voce di spesa accessoria, da sostenere quando ci sono risorse disponibili e da sacrificare nei momenti di crisi, i governi dovrebbero vederlo come investimento strutturale, capace di generare benefici economici, sociali e educativi di lungo periodo. 

Sport, un motore economico sottovalutato

Secondo l’EU Sport Satellite Account 2025 di Eurostat, lo sport è responsabile di circa il 3,4% del PIL europeo, pari a circa 627,5 miliardi di euro, considerando sia le attività sportive dirette sia gli effetti economici collegati, per esempio turismo e commercio. In Italia il settore sportivo genera 32 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’1,5% del PIL, e dà occupazione a 421.000 persone, come emerge dal Rapporto Sport 2025, curato dall’Istituto per il credito sportivo e culturale (ISCS) e da Sport e Salute. Un comparto in espansione, trainato da una filiera sempre più internazionale: l’export di beni sportivi, pari a 4,7 miliardi di euro, vede Stati Uniti, Francia e Germania come principali mercati di riferimento.

Gli italiani attivi sono 38 milioni: in pratica, due cittadini su tre inseriscono nell’agenda settimanale l’appuntamento con l’attività fisica. Rispetto al 2023, un milione di persone ha abbandonato il divano, facendo scendere il dato dei sedentari al minimo storico del 33,2%. Cresce in particolare la quota di chi pratica sport in maniera continuativa (16,4 milioni di persone, il 28,6% della popolazione) con incrementi significativi tra bambini e over 65.

Fondamentale il valore sociale dello sport. Gli investimenti arrivano a generare uno SROI (Social Return on Investment) di 8,42: ogni euro investito si trasforma in più di otto euro di benefici sociali per la comunità, per un totale di 15,3 milioni di euro in 6 anni (2022-2027).

Quanto vale il potenziale aumento della pratica sportiva

Un aspetto ancora più interessante riguarda il potenziale ancora inespresso del comparto. Secondo un recente studio di Deloitte, dal titolo Lo sport: settore chiave per lo sviluppo sociale, educativo ed economico del paese, nel medio-lungo termine un aumento del 10% della pratica sportiva nella popolazione potrebbe innescare benefici economici e sociali su larga scala: un incremento di produttività annua vicina all’1,7%, pari a quasi 34 miliardi in più sul Pil, e circa 81.000 occupati in più all’anno.

Sviluppato su un campione di oltre tremila intervistati in cinque paesi (Italia, Spagna, Germania, Francia e Regno Unito), il report conferma come nel nostro paese lo sport sia un fenomeno centrale e radicato: il 96% degli italiani, rispetto a una media del 90% negli altri paesi UE, lo ritiene un elemento fondamentale nell’educazione e oltre 1 su 2 (54%) lo giudica importante tanto quanto la scuola. L’Italia, però, secondo gli intervistati, è il paese in cui proprio la scuola meno incentiva i giovani nel percorso sportivo: secondo il 62%, rispetto alla media del 45,5% negli altri paesi, non si fa abbastanza o addirittura si penalizzano gli studenti che intraprendono percorsi sportivi agonistici.

L’aumento del 10% della pratica sportiva determinerebbe una riduzione dell’1,6% della spesa sanitaria, perché consentirebbe di avere una popolazione più sana in termini di benessere fisico (-3,3% persone in sovrappeso, -1,9% persone con patologie cardiovascolari e -1,6% con patologie muscolo-scheletriche) e mentale (+1,1% indice di salute mentale, +6,4% di soddisfazione per la propria vita). Inoltre, migliorerebbe il benessere sociale (+9,9% di soddisfazione per le relazioni sociali) e servirebbe a contrastare le dipendenze (-5% fumo e -4,9% alcol) e la criminalità (-5,2% tasso di criminalità), soprattutto tra i giovani.

Sport, educazione e inclusione sociale

Esperienze internazionali confermano questa visione del valore sociale dello sport. Nel Regno Unito, Sport England ha stimato che l’attività fisica genera ogni anno 15 miliardi di benefici legati al benessere, alla coesione sociale e alla riduzione dei costi sanitari, oltre a benefici economici diretti per 107 miliardi, per un totale di oltre 122 miliardi di sterline.

Organizzazioni globali come l’UNESCO riconoscono allo sport un ruolo fondamentale per lo sviluppo umano e sociale, sottolineandone il contributo all’inclusione, alla parità di genere e alla costruzione di comunità più resilienti. La sfida, quindi, è investire di più nella pratica quotidiana, rendendola diffusa e accessibile: infrastrutture di prossimità, programmi nelle scuole, politiche che favoriscano l’attività fisica lungo tutto l’arco della vita. Un investimento che non produce risultati immediati, ma che costruisce basi solide per una crescita più sana e duratura per i singoli e per il paese.

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In copertina: immagine Envato