Il 2 marzo, al depuratore di Briga alle porte di Novara, è arrivato un container da 12 metri che segna un cambio di passo nella gestione dei PFAS in Italia. Al suo interno è alloggiato il primo SAFF40 installato sul territorio nazionale, una tecnologia brevettata capace di rimuovere fino al 95-99% delle molecole più critiche, che da oggi entra nella filiera pubblica piemontese grazie all’accordo tra Acqua Novara VCO ed Erica Srl come distributore per il mercato italiano.

I PFAS, composti per- e polifluoroalchilici usati per decenni in industrie e beni di consumo, rappresentano una crisi ambientale sistemica, con matrici contaminate che spaziano da acque sotterranee a percolati di discarica e reflui fognari. In Piemonte, la legge regionale impone limiti stringenti, spingendo gestori idrici come Acqua Novara VCO a innovare e conformarsi. In questo quadro, SAFF (Surface Active Foam Fractionation, tecnologia brevettata e prodotta dalla società australiana EPOC Enviro, già testata in oltre 40 siti nel mondo) si inserisce come soluzione containerizzata plug and play, dotata di controllo remoto per minimizzare i costi operativi.

La distribuzione in Europa e nel Regno Unito è affidata a Cornelsen Group, che ha scelto Erica Srl come partner per l’Italia. Dal 2017 l’azienda lavora sulla ricerca e sulla selezione di tecnologie per l’abbattimento dei PFAS, mentre dal 2024 opera anche attraverso la Fondazione Erica, dedicata alla divulgazione scientifica e all’inclusione sociale.

“Il mondo dei PFAS è relativamente nuovo, ma quello che abbiamo capito in questi nove anni di ricerca e sviluppo è che ogni sito richiede uno studio specifico e l’individuazione della corretta tecnologia, a volte anche di più tecnologie, per risolvere il problema”, spiega a Materia Rinnovabile Isabella Stilo, presidente di Erica. “In questa fase così iniziale, quanto meno in Italia, sul trattamento PFAS, è anche molto importante selezionare il partner giusto. Quindi non è solo questione di vendere tecnologia a chi te la compra: siamo ancora nella fase in cui dobbiamo imparare insieme. Ed è importante fare rete e condividere i risultati che si ottengono, anche e soprattutto con gli enti.”

Come funziona SAFF40?

La tecnologia SAFF sfrutta la natura tensioattiva e anfifilica dei PFAS: bolle d'aria generate dal basso attraversano il refluo in un serbatoio, agganciano la coda idrofoba delle molecole all'interfaccia aria-liquido, producendo schiuma concentrata. “SAFF è una tecnologia brevettata per la rimozione delle sostanze perfluorochimiche dalle acque contaminate”, ci spiega Agata Novati, Research & Development Assistant di Erica. “Si basa su un processo di frazionamento multistadio che va a concentrare i PFAS nella schiuma, facilitandone la rimozione dall'acqua. È una tecnologia che può essere applicata a diversi tipi di matrice liquida: acque sotterranee, reflui industriali, percolati, acque reflue, scarichi fognari.”

A Briga, il SAFF40 tratterà fino a 40 metri cubi all’ora e si posiziona a valle del trattamento primario e a monte del biologico secondario, in un container che semplifica l’installazione. “Il caso offre anche una novità sul piano internazionale. È interessante anche pensare che all’estero, dove gli impianti sono stati applicati, non si è mai creata l’esigenza di cercare una molecola come C6O4, nemmeno di analizzare questo particolare composto. Quindi con l’Italia si è dovuto partire da zero per capirne l’efficacia e, in tutti i nostri test, la risposta è stata veramente ottima: questo è particolarmente importante proprio per la regione Piemonte.”

Un grande vantaggio della tecnologia SAFF è ottenere un rifiuto minimo. “Con lo stadio terziario possiamo arrivare ad avere fattori di concentrazione che vanno dai 20.000 ai 2 milioni”, conclude Novati. “Per fare un esempio pratico: se si tratta un volume di 100.000 metri cubi di percolato, lo scarto finale è un volume di cinque metri cubi. È una schiuma, un rifiuto acquoso costituito esclusivamente da PFAS. Quindi è uno scarto che si presta molto bene ed è già pronto per essere usato in altri processi di distruzione.”

 

In copertina: il container SAFF40