Quarant'anni fa Maire nasceva in via di Vannina, alla periferia nordorientale di Roma, la cosiddetta Tiburtina Valley. Oggi, nello stesso luogo, il gruppo guidato da Fabrizio Di Amato ha inaugurato NODE, un centro di ricerca applicata per l'innovazione energetica. NODE sta per Nextchem Operating Research & Development Excellence: è il polo dove un processo chimico sperimentato in provetta viene testato su scala semi-industriale prima di essere proposto ai clienti. Il passaggio che manca quasi sempre, quello che trasforma un brevetto in un business.

A tagliare il nastro, il 22 ottobre, c'erano il ministro dell'interno Matteo Piantedosi, il ministro delle imprese Adolfo Urso, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Una parata di autorità che testimonia l'attenzione della politica per un settore in cui l'Italia prova a giocare una partita da protagonista.

Ma presentiamo meglio i protagonisti di questa storia. Maire è un gruppo industriale italiano attivo da quarant’anni nel settore dell'ingegneria e della tecnologia per l'industria chimica ed energetica: una buona parte del business riguarda la costruzione di raffinerie, e tutte le tecnologie che da oltre 120 anni sono state sviluppate per trasformare attraverso la chimica e il calore il petrolio in carburanti, materiali, polimeri, plastiche e molto altro ancora. Il fondatore, Fabrizio Di Amato, ne è tuttora presidente e azionista di riferimento.

Nextchem è la società del gruppo Maire che progetta e implementa soluzioni tecnologiche sostenibili per la transizione energetica, sempre naturalmente a partire dal “mestiere” della casa madre: biocombustibili, vettori energetici a ridotte emissioni di carbonio, la trasformazione di plastica in nuovi polimeri a loro volta trasformabili. Non tecnologie considerate green in senso stretto, come appare evidente, ma è difficile dubitare che per molti anni ancora il petrolio e il gas naturale saranno qui tra noi, e che debbano essere trattati e trasformati in modo sempre meno insostenibile, e accompagnare la decarbonizzazione. E tra le scommesse di Nextchem c’è anche il nucleare, in cui opera attraverso la sua controllata Next-N.

I numeri raccontano l'ambizione di NODE. Oltre seimila metri quadrati nella Tiburtina Valley, di cui 4.500 coperti. Millecinquecento metri quadrati di laboratori equipaggiati con strumentazione analitica avanzata, reattori su scala bench, cappe walk-in per ospitare impianti mini-pilota. E poi quindici stalli attrezzati con tutte le utility necessarie per far funzionare impianti pilota di taglia semi-industriale, quelli che servono a validare le tecnologie attraverso campagne di prova di lunga durata. Investimento complessivo: quarantacinque milioni. NODE Roma impiegherà una squadra di circa cento tecnici, con un indotto stimato di circa trecento addetti sul territorio.

NODE Roma è un nodo, appunto, di una rete europea che collega sei centri specializzati e complementari: oltre alla capitale, ci sono Milano, Brescia, Basilea, Sittard (nei Paesi Bassi) e Francoforte. Un investimento complessivo di 125 milioni di euro, un bacino di circa duecentocinquanta professionisti dedicati alla ricerca e un indotto di seicento persone. L'idea è quella di un'organizzazione distribuita dell'innovazione tecnologica, dove ogni centro ha la sua specializzazione e i risultati vengono condivisi tra i diversi nodi e le linee di business di Nextchem.

Le attività si concentrano su idrogeno verde, nuovi vettori energetici sostenibili, materiali circolari, materiali critici innovativi. Qui si tratta di far funzionare processi chimici, testare reazioni, misurare rese ed efficienze. Le cappe walk-in ospitano impianti mini-pilota e ne consentono l'esercizio in sicurezza, l'area piloti esterna permette di validare le tecnologie su scala dimostrativa con campagne di prova che durano mesi.

Fabrizio Di Amato, fondatore e presidente di Maire, non nasconde le ambizioni. Nel corso dell'evento racconta il suo desiderio di "creare la Montecatini del terzo millennio", evocando il gigante della chimica italiana che nel Novecento ha fatto la storia dell'industria nazionale. "Otto anni fa abbiamo cominciato a pensare che servisse una forte spinta alla tecnologia", racconta. "Anche producendo gli stessi prodotti che richiedeva il mercato, bisognava tenere conto delle nuove sfide ambientali. E da qui è nata Nextchem, per supportare i produttori del mondo chimico ed energetico con tecnologie che assicurino processi produttivi a minore impatto carbonico."

Il centro è concepito come una piattaforma aperta e flessibile. Non solo per le attività interne, ma anche per progetti sviluppati con clienti e partner esterni. "Se altre aziende, ovviamente non in concorrenza con noi ma con tecnologie adiacenti, vorranno realizzare qualcosa, noi daremo loro tutte le facility e gli strumenti necessari", spiega Di Amato. "E questo può avere anche un forte valore commerciale, perché se hai dei clienti che devono decidere se investire in una tecnologia o in un'altra ora sarai in grado di farglielo vedere direttamente."

C'è poi il capitolo formazione, che trasforma NODE in qualcosa di più di un semplice centro di ricerca. Poche settimane prima, il 6 ottobre, nella stessa area della Tiburtina è stata presentata la Fondazione Green Innovation ITS Academy, promossa da Maire con imprese, scuole, università ed enti di formazione del Lazio. Il corso biennale e gratuito forma tecnici specializzati in decarbonizzazione ed economia circolare con il titolo di Energy Transition Specialist. Lo sbocco naturale per gli studenti sarà proprio NODE, dove potranno sviluppare e validare le tecnologie apprese fino alla scala dimostrativa. "I Politecnici in Italia formano centinaia di ingegneri all'anno, ma non bastano", ammette Di Amato. "Noi formeremo i ragazzi, aiutandoli ad affrontare un percorso professionale, ma in realtà sono loro che aiutano noi, perché saranno quelli che tra dieci anni prenderanno le redini dell'azienda."

È la visione dell'"ingegnere umanista" cara a Di Amato, quella che vede l'innovazione non solo come processo tecnologico ma anche come atto culturale. Non a caso NODE ospiterà un museo aziendale e spazi per il patrimonio industriale del gruppo. Ci saranno anche le otto opere vincitrici di EvolveArt, il concorso promosso dalla Fondazione Maire dedicato alla transizione energetica e alla sostenibilità. Laboratori, impianti pilota e galleria d'arte: è un'accoppiata insolita, ma coerente con l'idea che conoscenza, estetica e ambizione industriale possano convivere nello stesso luogo.

 

In copertina: foto Maire