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Mundys − holding italiana leader nella gestione di aeroporti e autostrade principalmente in Europa, Nord America e Sud America, il cui percorso di trasformazione e crescita internazionale è stato sostenuto dalla visione strategica promossa da Alessandro Benetton − si trova di fronte a una sfida cruciale. Avendo emissioni significative legate alla natura dei propri asset, ha investito centinaia di milioni in progetti di decarbonizzazione, e punta al net zero per Scope 1 e 2 entro il 2040.
Per le emissioni Scope3 residue, in particolare quelle legate all’aviazione, in cui le leve tecnologiche restano insufficienti, il gruppo ha creato Neya, società benefit al 100% controllata da Mundys, specializzata nello sviluppo di crediti di carbon removal ad alta integrità.
Ne parliamo con Ruggero Poli, CEO di Neya e Director Energy Transition & Decarbonization di Mundys. Forte di una lunga esperienza internazionale nei settori dell'energia, delle infrastrutture e dei trasporti, Poli guida le strategie di transizione del gruppo e ha operato a livello globale come consulente IATA su progetti di pianificazione aeroportuale.
Come nasce Neya e qual è la logica che ha spinto Mundys a creare una società dedicata al carbon removal?
Neya nasce da una presa di coscienza molto concreta: noi gestiamo aeroporti e infrastrutture stradali e abbiamo emissioni di Scope 1, 2 e 3 significative. Abbiamo investito concretamente in progetti di decarbonizzazione per armonizzare gli Scope 1 e 2, con una previsione di net zero al 2040. Sullo Scope 3 è diverso: per definizione è fuori dal nostro controllo diretto. Il nodo principale resta l’aviazione. Abbiamo partecipato a lavori con il World Economic Forum per analizzare le possibili traiettorie di decarbonizzazione del trasporto aereo. Negli ultimi anni, grande attenzione si è concentrata su soluzioni come il SAF, l’idrogeno e l’elettrificazione, che rappresentano strumenti importanti del percorso di transizione. Tuttavia, l’evoluzione tecnologica e industriale sta mostrando come la loro diffusione su larga scala richiederà tempi più lunghi del previsto. Gli aerei a idrogeno devono ancora superare significative sfide tecnologiche e regolatorie, mentre quelli elettrici appaiono oggi più adatti a tratte brevi e con capacità limitata. Anche il SAF può dare un contributo rilevante, ma deve fare i conti con temi di costo e disponibilità delle materie prime. Per questo motivo, nel settore dell’aviazione, la decarbonizzazione nei prossimi 15-20 anni continuerà a rappresentare una sfida complessa, che richiederà un insieme di soluzioni complementari. A quel punto non potevamo rimanere ad aspettare. Volevamo avere un ruolo attivo nella decarbonizzazione con un approccio più proattivo rispetto a quello prevalente in Europa negli ultimi anni, che, semplificando, è stato: decarbonizziamo tutto, indipendentemente dal fatto se sia tecnologicamente fattibile e da quanto costi, dimenticandosi sostanzialmente che esiste la possibilità di rimuovere carbonio dall’atmosfera. Abbiamo costituito Neya come società benefit proprio perché è nel nostro carattere cercare di portare un beneficio non solo all’ambiente, ma anche alla biodiversità e alle comunità locali.
Quali sono i tre pilastri di investimento di Neya?
La rimozione di carbonio è l’attività core. Ma in ogni progetto questa deve essere accompagnata da due elementi: una ricaduta positiva sulla biodiversità e una ricaduta positiva sulla comunità locale. Questi sono i nostri tre pillar inscindibili. L’obiettivo di Neya è soddisfare il fabbisogno di carbon removal del piano net zero di Mundys, garantendo una copertura progressiva delle emissioni residue in volumi via via crescenti a partire dal 2030, fino a raggiungerne la totalità entro il 2050 e oltre, con crediti di alta qualità sviluppati internamente. Con l'avvio del nuovo quadro europeo CRCF, che introduce standard comuni per la certificazione dei crediti di carbon removal, si apre un mercato potenzialmente molto più ampio. Per questo valuteremo nel tempo anche un'estensione del nostro perimetro di attività.
Rimozione nature-based, tecnologica o entrambe? Qual è il posizionamento di Neya sul tipo di crediti?
Abbiamo fatto scouting negli ultimi tre anni su centinaia di startup di carbon removal tech, di estrazione tecnologica. Abbiamo anche identificato un paio di società molto interessanti con cui potremmo fare test in futuro. Però, dovendo essere pragmatici, e avendo quantità significative da coprire, la natura è l’attrice che fa questa attività da milioni di anni e la fa molto bene. Quindi abbiamo deciso di partire con soluzioni nature-based, differenziando su quattro tipologie: riforestazione, blue carbon principalmente attraverso mangrovie, agricoltura rigenerativa, e ripristino di aree umide. Ognuna porta con sé complessità diverse, e avere un portafoglio diversificato su tutte e quattro riduce il rischio complessivo. A questo aggiungiamo una diversificazione geografica: Nord America, Sud America, Europa e Africa.
Dove state investendo concretamente adesso? Avete già progetti operativi?
Sì. Abbiamo lanciato un progetto di mangrovie in Madagascar: i primi cinquecento ettari sono quasi completati e sta andando molto bene. Stiamo valutando di aumentare l’investimento e le dimensioni del progetto. Parallelamente abbiamo avviato un progetto di riforestazione in Cile, a Valdivia. E stiamo valutando un progetto di agricoltura rigenerativa di dimensioni significative. La differenza tra queste tipologie è importante anche in termini di timing dei crediti: i progetti di riforestazione e mangrovie cominciano a generare crediti certificati in quantità via via crescenti dopo cinque-dieci anni. L’agricoltura rigenerativa invece genera quantità significative subito, per un periodo di tempo più limitato. Mettere insieme queste tipologie garantisce una flessibilità nel costruire un portafoglio di crediti disponibili quando ne hai bisogno.
Come funziona la governance di Neya rispetto a Mundys? Avete autonomia operativa?
Neya è controllata al 100% da Mundys e opera in stretto coordinamento con la capogruppo. I progetti vengono valutati e approvati congiuntamente e anche le attività di procurement sono sviluppate insieme a Mundys. La società si inserisce nel più ampio percorso di sostenibilità – direttrice strategica delineata da Alessandro Benetton già alla nascita di Mundys − sotto la guida dell'amministratore delegato Andrea Mangoni, con l'obiettivo di contribuire concretamente agli impegni climatici del gruppo. In quest'ottica stiamo definendo obiettivi coerenti con il nuovo protocollo SBTi, affinché la produzione di crediti di carbonio sia allineata al fabbisogno e al percorso Net Zero di Mundys.
Il mercato volontario ha attraversato anni di alti e bassi, scandali, critiche. Come vedete la situazione attuale e come vi posizionate su qualità e integrità?
Le caratteristiche del mercato sono tipiche dei mercati innovativi: i primi anni e i primi decenni sono soggetti per forza di cose ad alti e bassi. La qualità non è stata il driver principale dei crediti di carbonio nella storia meno recente del mercato. Ma a un certo punto, due anni fa, c’è stata una svolta: la grande differenza tra carbon avoidance e carbon removal è diventata chiara. L’avoidance è molto controversa soprattutto per quanto riguarda l’addizionalità dei progetti. Il removal certificato invece è diverso: rimuovi davvero dall’atmosfera una tonnellata di CO₂, è un dato di fatto misurabile. Noi facciamo solo crediti eleggibili secondo gli standard di alta integrità, utilizziamo al momento ICVCM. Il nostro tasso di rifiuto dei progetti che analizziamo è ben superiore al 90-95%. Ne abbiamo visti centinaia e centinaia: trovare progetti di qualità non è ancora facile. Ci siamo dotati di risorse interne con competenze approfondite, e prima di firmare un contratto facciamo fare una due diligence finale da consulenti internazionali esperti che hanno lavorato per operatori leader come Microsoft.
Come leggete il CRCF (Carbon Removal Certification Framework europeo) dal punto di vista di Neya?
Lo leggiamo molto positivamente. Nel 2022 era considerato un tema marginale. Poi nel 2024 c’è stata una prima apertura, nel 2025 è stato approvato, a febbraio 2026 le prime metodologie sono già state adottate. Probabilmente nel 2027 arriveranno anche quelle relative alle soluzioni nature-based. Questa accelerazione è dovuta ai fattori geopolitici: l’Europa si sta rendendo conto che le risorse sono limitate. Decarbonizzare a 700 euro a tonnellata come nel caso del SAF (che per altro è disponibile in quantità limitate), quando le tecnologie nature-based costano 20-30 euro e quelle tech 200-300, non è più una posizione sostenibile. Le due cose non sono antagonistiche: tutto quello che elimina CO₂ dall’atmosfera aiuta.
Investite anche in Europa, oltre che nei mercati emergenti?
Assolutamente sì. Consideriamo l’iniziativa europea fondamentale anche per le ricadute locali che vanno oltre i crediti di carbonio. L’agricoltura rigenerativa, per esempio, non è fatta solo per rimuovere carbonio: serve a garantire la produzione di cibo agli europei, perché le terre si stanno impoverendo e le proiezioni sulla produzione agricola europea senza pratiche rigenerative sono preoccupanti. Noi stiamo guardando investimenti in almeno due-tre nazioni europee, sia su carbon farming che su riforestazione e afforestazione. Gli americani sono stati pionieri nei progetti di gestione dei suoli agricoli ed hanno per primi sfruttato la possibilità di generare crediti da progetti agricoli e di gestione forestale. Noi vogliamo fare lo stesso in Europa.
Neya gestisce anche crediti per l’aviazione, sotto normativa CORSIA. Come vedete questa regolamentazione?
Come gruppo non siamo sotto CORSIA con le infrastrutture aeroportuali. Ma lo riteniamo uno strumento concreto ed efficace, indispensabile per avviare una reale decarbonizzazione in un settore complesso come quello dell'aviazione. Il punto è che questo comparto risponde alle logiche ICAO e IATA: quando si cerca di definire una regolamentazione a livello mondiale, mettendo d’accordo tutti si entra in processi estremamente complicati e lenti, come abbiamo visto con l’Articolo 6 dell’Accordo di Parigi. Noi come Neya, semplicemente, stiamo cercando di sviluppare progetti che siano eleggibili CORSIA.
In copertina: Ruggero Poli
