Da Lucca – La sala è piena, Tessa Gelisio modera con il suo stile da comunicatrice ambientale, e sul palco Francesco Pasquini, amministratore delegato di Lucart, presenta per la ventunesima volta consecutiva il rapporto di sostenibilità del gruppo. Lucart ha cominciato a rendicontare le proprie performance ambientali quando farlo era un atto volontario, quasi eccentrico. “Pochissime aziende lo facevano”, ricorda Pasquini dal palco. “Non era obbligatorio, e non era nemmeno scontato come atto di trasparenza.”

Lucart celebra ventun anni di percorso ESG in un momento di grande riconfigurazione della comunicazione con l’arrivo della Direttiva Empowering Consumer, che dovrebbe distinguere chi la sostenibilità la pratica davvero da chi fa greenwashing con marketing e comunicazione. Certo, la guerra in Iran, l'instabilità normativa europea, i fondi governativi congelati a livello internazionale: il contesto ha raffreddato l'entusiasmo ESG in molte aziende. Ma per Lucart, che produce carta igienica e tovaglioli nella provincia di Lucca e in altri dieci stabilimenti europei, la sostenibilità non è un trend da seguire: è la struttura del modello industriale.

I numeri del 21° rapporto parlano chiaro. Le emissioni specifiche di CO₂ equivalente per tonnellata di carta prodotta e trasformata sono scese da 401 kg nel 2023 a 386 nel 2024, e a 370,47 nel 2025. Una curva discendente consistente, e costante, in un settore energivoro che non gode di scorciatoie strutturali. “Anno dopo anno riusciamo a decrementare le nostre emissioni”, dice Pasquini. “Ed è figlio di scelte nostre, ma anche dei sistemi paese in cui operiamo.” Il riferimento è all'energia elettrica rinnovabile: nel 2025, il 57% dell'energia elettrica acquistata da Lucart è di origine rinnovabile, certificata con garanzie di origine. L'anno ha visto anche l'installazione di un nuovo impianto fotovoltaico, il terzo per il gruppo toscano.

Sul versante dell'acqua, il gruppo ha raggiunto e superato il target fissato per il 2025: 9,38 m³ per tonnellata di carta prodotta, rispetto all'obiettivo di 9,40. La stessa logica di traiettoria progressiva vale per i rifiuti: il 95,7% è avviato a recupero, ben al di sopra del target del 90% previsto per il 2030.

Due novità rilevanti segnano il 2025 sul fronte della governance climatica: la validazione dei target di riduzione delle emissioni da parte della Science Based Targets Initiative (che allinea la strategia Lucart agli obiettivi dell'Accordo di Parigi) e l'ottenimento della certificazione ISO 14064 per la quantificazione e rendicontazione delle emissioni sull'intera catena del valore. “Misurarci è il passo migliore per stringere ancora di più i temi della decarbonizzazione”, dice Pasquini.

C'è un elemento che distingue Lucart dalla maggior parte dei produttori europei di carta tissue: dal 2013 il gruppo ha sviluppato la linea EcoNatural, basata sulla tecnologia Fiberpack, la prima al mondo capace di riciclare interamente i cartoni per bevande tipo Tetra-Pak, recuperando sia le fibre di cellulosa sia il poliaccoppiato di polietilene e alluminio. Dal 2013 al 2025, Lucart ha prodotto oltre 506.000 tonnellate di carta Fiberpack. È economia circolare applicata a un flusso di rifiuti complesso, quello dei cartoni alimentari, storicamente difficile da riciclare per la composizione mista dei materiali.

L'approccio alla circolarità si riflette anche sulle materie prime: il 54% è carta da riciclare, il 46% cellulosa vergine certificata. E sugli imballaggi: l'85% presenta oggi un contenuto di materiale riciclato superiore al 30%, in crescita dall'82% del 2024.

Se c'è un indicatore che Pasquini cita come sintesi dell'intero percorso, è lo score di EcoVadis: quarto anno consecutivo con la medaglia Platinum, il massimo riconoscimento dell'agenzia internazionale di rating ESG, che ogni anno valuta oltre 130.000 aziende. Il punteggio è salito da 75/100 nel 2022 a 89/100 nel 2025. Nella dimensione ambiente, Lucart ottiene 96/100. “È il risultato più onnicomprensivo, perché EcoVadis non guarda solo agli aspetti ambientali, ma anche al lavoro, ai diritti umani, agli acquisti sostenibili e all'etica”, spiega il CEO. “Meno dell'1% delle aziende raggiunge questo livello.”

Dicembre 2025 ha portato anche un'acquisizione strategica: Cartindustria Eurocarta, il più grande converting europeo indipendente, con sede a Porcari (a pochi chilometri dal quartier generale di Lucart) e una capacità di 50.000 tonnellate. “Era praticamente il nostro vicino di casa”, commenta Pasquini. L'integrazione è in corso: “Stiamo raggiungendo tutti gli obiettivi in termini di sinergie commerciali, produttive, logistiche che ci eravamo prefissati. Oggi possiamo dire che Lucart è più forte grazie al contributo di Eurocarta”. Lo stabilimento acquisito era già certificato ISO 45001 per la sicurezza sul lavoro: “Un segnale dell'allineamento valoriale tra le due aziende”, sottolinea il CEO.

Per il professore Fabio Iraldo, una delle voci più lucide sui temi della transizione, non è vero che c’è un raffreddamento verso i temi di sostenibilità. La sua tesi è controcorrente: l'indifferenza attuale non è il segnale che la sostenibilità ha fallito, ma che si stia separando il segnale dal rumore. “Abbiamo avuto un rumore di fondo che ha diluito e annacquato la proposta di valore delle aziende che seriamente investivano nella sostenibilità. Adesso è il momento di continuare a investire e comunicare correttamente, anche seguendo la nuova direttiva Empowering Consumers. Sarà da adesso in poi che si fa davvero la differenza.”

Ventun anni di rapporti di sostenibilità, infine, hanno insegnato a Lucart il valore della trasparenza: “Non è solo un valore etico”, conclude Pasquini. “È una leva strategica. Genera fiducia verso dipendenti, clienti, partner. Facilita le decisioni informate. Riduce i rischi. E, nel lungo periodo, le aziende trasparenti sono quelle che attraggono più affari commerciali.”

 

In copertina: foto dell’evento di presentazione