
Da Shanghai – Economia circolare, sicurezza idrica, decarbonizzazione dei settori hard to abate. Fitta agenda di talks e meeting b2b all’incontro “Italy-China Circular Economy Forum”, tenutosi l’11 giugno nel colossale Intercontinental NECC Honqiao a Shanghai. Organizzato da Ecomondo e ICE, l’incontro ha aggiunto un ulteriore tassello alla lista di missioni e incontri tra Roma e Pechino, che vedono un crescente interesse commerciale, tecnologico e di ricerca tra i due paesi. “Rafforzare i rapporti e la conoscenza tra i due paesi è fondamentale, in particolare a riguardo delle tecnologie verdi”, ha ricordato l’ex-ministro Corrado Clini, oggi professore presso l’Università Tsinghua di Pechino, in uno degli interventi più seguiti del Forum. "La cooperazione tra l'UE e la Cina può fungere da motore per un approccio globale condiviso allo sviluppo dell'economia circolare", ha ricordato dal palco.
Collaborazione in settori strategici
L'obiettivo del Forum è molto concreto: mettere in contatto aziende italiane e cinesi, creare nuovi contatti, presentare tecnologie concrete e aprire la strada a possibili collaborazioni commerciali in settori che stanno assumendo un'importanza sempre più strategica. “Le aziende italiane che partecipano al Forum hanno avuto l'opportunità di presentare le proprie tecnologie nel corso di sessioni specializzate dedicate a tre settori chiave: la decarbonizzazione dei settori industriali difficili da abbattere, la gestione dei rifiuti e la gestione delle risorse idriche”, ha illustrato Ilaria Cevoli, International Project Manager di Ecomondo
Tecnologie low-carbon per la siderurgia
Nutrita la lista di aziende italiane interessate a portare sul mercato cinese competenze di sistema che la manifattura europea ha consolidato in decenni. Tra i partecipanti di peso spicca Danieli, colosso friulano dell’impiantistica siderurgica, rappresentato dalla Vice Chairwoman Anna Mareschi Danieli: l’azienda è ben posizionata per supportare la decarbonizzazione offrendo tecnologie low-carbon sull’intera filiera della lavorazione dell’acciaio e dei metalli con obiettivi di net-zero validati da SBTi e CDP. Di recente il gruppo ha siglato in Cina una fornitura per Henan Jiyuan Iron & Steel della propria tecnologia di forni ad arco elettrico ECS Zerobucket, finalizzata a ridurre significativamente consumi elettrici, emissioni di carbonio e gas nocivi nella produzione di acciai speciali. Sul versante cinese, Dalin Hu di Shanghai H-Ray S&T Co. ha portato la prospettiva del mercato delle tecnologie ad idrogeno che, secondo il 15° Piano Quinquennale, impone dal 2026 swap di capacità più stringenti e il ritiro dei forni a carbone obsoleti per forzare un plateau strutturale delle emissioni del settore metallurgico.
Dal tessile alle acque reflue industriali
Nella fascia delle PMI italiane, Igers Srl — rappresentata dalla Sales Manager Carolina Andrea Colpani — ha presentato il proprio modello di economia circolare applicata al tessile: l’azienda ha brevettato, in collaborazione con Haiki+, un metodo innovativo di recupero delle fibre tessili e sta costruendo nell’area di Novara il primo impianto integrato per il riciclaggio dei rifiuti tessili [Materia Rinnovabile è di proprietà del gruppo Haiki+]. Iride Acque SB Srl, con il Project Manager Alí Toosi, ha invece messo in vetrina la propria tecnologia EMER per il trattamento delle acque reflue industriali: un catalizzatore nanotecnologico brevettato derivato da batterie esauste, che definisce Iride Acque come esempio di doppia economia circolare. Ha chiuso il panel LEO PUMP, con il Product Manager Dingxian Tang: fondata nel 1995, l’azienda opera come partner globale per soluzioni fluide intelligenti in oltre 160 paesi, con innovazione nei segmenti domestico, commerciale, industriale e del pompaggio solare, con una presenza consolidata in Cina che rende il forum un’occasione di consolidamento più che di esordio.
Il futuro dell’idrogeno verde
Nel secondo giorno gli ospiti hanno partecipato ad un tour di aziende nell’hinterland di Shanghai, in particolare visitando Jiading Hydrogen Park (嘉定氢能港), uno dei più ambiziosi cluster industriali sull’idrogeno in Asia inaugurato come sito dimostrativo nel dicembre 2024. Il parco aggrega oltre 60 imprese attive nella filiera dell’idrogeno — dalla produzione allo stoccaggio, dal trasporto all’utilizzo finale — e si avvale di un bacino di circa 20.000 studenti universitari e centri R&D distribuiti nel distretto, in un modello che replica la logica delle “special economic zones” applicata alla transizione energetica. La governance del progetto si inserisce esplicitamente nel quadro della doppia neutralità carbonica cinese — picco delle emissioni al 2030, neutralità al 2060 — e il materiale espositivo del centro visitatori cita testualmente l’obiettivo di costruire “un ecosistema industriale di livello mondiale” nel settore delle fuel cell.
“Oggi l’idrogeno verde in Cina ha quasi un costo simile a quello grigio. Il pricing attuale si attesta intorno ai 58 yuan/kg, con un sussidio governativo di 20 yuan che abbassa il prezzo effettivo al di sotto dei 25 renminbi — una soglia considerata critica per la competitività rispetto ai carburanti convenzionali”, spiega una portavoce di Jiading Hydrogen Park.
Per quanto riguarda la mobilità, il produttore principale di motori a idrogeno è SHPT (Shanghai Hydrogen Propulsion Technology), spinoff del colosso SAIC. La flotta attuale di auto vendute è ridotta: 2.459 veicoli a cella combustibile, tra cui autobus urbani e camion. Il target al 2030 è di 100.000 veicoli, un salto di scala che presuppone la soluzione del nodo strutturale ancora aperto: il TCO (Total Cost of Ownership), ovvero il costo totale del ciclo di vita del veicolo, rimane sfavorevole rispetto alle alternative BEV, anche con la struttura di sussidi vigente. Ma industrialmente il settore è già pronto per spiccare il volo. Un ulteriore tassello dell’inarrestabile transizione verde made in China.
In copertina: immagine Ecomondo
