Con 35 milioni di euro tra PNRR e Next Generation EU, la provincia di Bolzano, SASA e Alperia inaugurano la Hydrogen Adige Valley: elettrolizzatore da 2 MW, parco fotovoltaico dedicato e rifornimento a Bolzano e Merano per alimentare cinquanta bus a zero emissioni oggi e oltre centoventi entro il 2030. Un tassello del Brennero Green Corridor e un test di autonomia energetica locale.

A Bolzano l’idrogeno smette di essere una fantasia e diventa un’infrastruttura reale. La Hydrogen Adige Valley mette in rete produzione rinnovabile, elettrolisi e rifornimento per autobus a emissioni zero. È il risultato di lavori partiti il 25 giugno 2025 che si sono chiusi un anno dopo: un cronoprogramma rispettato in un settore che raramente consente di poter parlare di rispetto dei tempi.

Il cuore tecnico del progetto è a Bolzano Sud, nella zona industriale della capitale del Sudtirolo. Parliamo di un elettrolizzatore da 2 MW che è in grado di produrre 360 chilogrammi di idrogeno al giorno, alimentato da un parco fotovoltaico dedicato da circa 1,5 MW, con una producibilità annua stimata in 1,89 GWh. L’idrogeno verde serve a far marciare la flotta di trasporto pubblico locale della società SASA, l’azienda pubblica del trasporto locale della provincia autonoma di Bolzano, con le sue stazioni di rifornimento di Bolzano e Merano. Una delle novità più visibili è il primo impianto fotovoltaico provinciale montato sopra un parcheggio autobus: energia rinnovabile senza nuovo consumo di suolo, e che in prospettiva contribuirà anche all’alimentazione della componente elettrica della flotta.

SASA oggi ha circa cinquanta mezzi a zero emissioni su 370 veicoli complessivi. Come spiega il direttore generale dell’azienda, Ruggero Rossi De Mio, trenta autobus a idrogeno sono già in servizio e altri due sono in arrivo. “Questi articolati a ‘fisarmonica’ da 18 metri, con la doppia alimentazione idrogeno ed elettrico, arrivano a percorrere 450 chilometri al giorno, e quindi possono svolgere tutto il servizio giornaliero, e poi rientrare alla sera per la ricarica e il rifornimento di idrogeno”, ci spiega. “I mezzi solo elettrici non hanno questa potenzialità, almeno per ora.”

Rispetto al diesel, la transizione costa di più sia per i mezzi sia per l’esercizio: tra bus solo elettrici e ibridi a idrogeno, oggi i cento chilometri percorsi a idrogeno sono un po’ più cari per via del costo dell’energia. La produzione in loco migliora i conti, dunque, ma non azzera il differenziale di costo. Naturalmente, chiarisce il manager, “quando verranno messi a terra gli incentivi di stato, ovvero quei 6 miliardi che l’Unione Europea ha già destinato all’Italia per l’idrogeno, è molto probabile che ci sia un aumento della domanda. Di sicuro il nostro impianto è scalabile, aumentando le ore di produzione”.

Il primo risultato per l’azienda è quello di essere autonoma nell’approvvigionamento di idrogeno veramente verde. Il secondo è nella conquista di margini operativi di flessibilità: “Possiamo andare in una o nell’altra direzione, idrogeno o elettrico o misto, a seconda di come si evolverà il mercato”. E l’affidabilità dei mezzi? “Molto molto buona, con quelli di ultima generazione abbiamo ottime rese in salita, anche su strade impegnative come quella della Val Sarentino, e un’ottima capacità di recupero di energia in discesa”, spiega De Mio. Entro il 2030 la previsione è di superare i centoventi autobus a emissioni zero, grazie a una strategia che combina in modo complementare tecnologie elettriche e a idrogeno.

La nascita della Hydrogen Adige Valley è anche un caso di buona cooperazione tra istituzioni e imprese: oltre ai tre promotori, nella realizzazione compaiono Strabag, Hydroalps, IIT Hydrogen, Metall Ritten, Elpo e Unionbau. La dimensione industriale sta nel mettere a terra, con impianti reali, un modello che parte dalla generazione rinnovabile e arriva al servizio al cittadino, con le pompe di rifornimento nei depositi operativi di SASA. La dimensione politica è nel collegamento con il Brennero Green Corridor, l’asse a basse emissioni che punta a unire Mediterraneo e Nord Europa lungo una delle principali direttrici logistiche del continente. Portare l’idrogeno in ambito passeggeri oggi significa costruire standard, competenze e infrastrutture che domani potranno servire anche la logistica e il trasporto merci.

Daniel Alfreider, vicepresidente della provincia e assessore alla mobilità, rivendica la coerenza di un percorso avviato più di dieci anni fa, quando l’idrogeno era sperimentazione: “L’Alto Adige ha scelto di investire nella mobilità sostenibile e oggi dispone di un’infrastruttura che ci permette di produrre energia pulita sul territorio, ridurre le emissioni e rafforzare la nostra autonomia energetica”. Astrid Kofler, presidente di SASA, parla di “tappa storica” per una società che integra produzione, rifornimento e utilizzo nei bus, mentre Luis Amort, direttore generale di Alperia, incardina la HAV nella strategia di indipendenza energetica e valorizzazione delle rinnovabili locali.

 

In copertina: foto di Lucia Rose Buffa