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Cosa significano realmente integrità e qualità? Ne ho un'interpretazione personale, plasmata da anni di lavoro nel mercato del carbonio. Tuttavia, sono altrettanto certo che molti di voi che state leggendo questo articolo avrete opinioni ed esperienze diverse legate a tali termini. E questo, di per sé, è già parte della questione.

Oggi è chiaro che il cambiamento non è giunto all'improvviso. È iniziato lentamente, in modo quasi impercettibile, per poi accelerare. Come sottolinea sempre un podcast di Italian Tech: “Il cambiamento arriva silenziosamente e poi improvvisamente travolge tutti noi”. Una descrizione che calza a pennello con l'evoluzione a cui stiamo assistendo nel mercato del carbonio.

Per chi lavora oggi in questo settore, è inevitabile parlare di integrità e qualità. Due parole che sono diventate protagoniste del dibattito e che ora fanno parte del vocabolario comune utilizzato dagli operatori del mercato del carbonio e nelle strategie aziendali e nei criteri di investimento.

Questa convergenza linguistica riflette un cambiamento reale. Dopo anni di frammentazione e critiche, esiste ormai ampio consenso sul fatto che credibilità, solidità ambientale e governance siano essenziali affinché i mercati del carbonio possano svolgere un ruolo significativo nell'azione per il clima e nella finanza climatica. Allo stesso tempo, questo solleva una questione pratica: con quale chiarezza sono oggi definite integrità e qualità?

In risposta, il mercato ha assistito a una rapida diffusione di iniziative volte a dare concretezza a questi concetti. Gli standard metodologici si sono evoluti, le agenzie di rating valutano i rischi a livello di progetto, i Core Carbon Principles forniscono regole per l'integrità e i framework politici legati all'Articolo 6 dell'Accordo di Parigi introducono requisiti molto specifici per contabilità e autorizzazioni per esportare i crediti.

Tali iniziative hanno indubbiamente migliorato la struttura, la trasparenza e la comparabilità. Eppure non convergono in un'unica definizione di qualità. Al contrario, riflettono diversi obiettivi e casistiche: l'integrità ambientale, il rischio di investimento, la credibilità del claim o la coerenza della contabilità nazionale degli inventari GHGs. La qualità è quindi sempre più intesa come contestuale piuttosto che assoluta.

Un credito idoneo per il mercato volontario potrebbe comunque non soddisfare i requisiti di conformità con i mercati regolati. Un progetto con una forte integrità sociale e ambientale potrebbe comunque trovarsi ad affrontare limitazioni legate all'autorizzazione, alla contabilità o all'ammissibilità nell'ambito di specifiche giurisdizioni. L'integrità e la qualità, quindi, non sono caratteristiche intrinseche dei crediti ma sono il risultato dell'interazione tra tipologia di progetto, regolamentazioni e uso previsto. Questo spiega anche perché, se prendiamo dieci esperti provenienti da diversi settori e chiediamo loro di darci la propria definizione di qualità e integrità, ci darebbero dieci risposte diverse.

Con l'aumentare dell'importanza dell'integrità e della qualità sui progetti carbon e carbon credit, i rating sono diventati un elemento centrale nel modo in cui il mercato valuta i rischi. Lo scopo di queste agenzie è ridurre l'asimmetria informativa valutando i rischi legati all'addizionalità, alla permanenza, alla governance e alla realizzazione. In un mercato volontario frammentato, poco standardizzato, che abbraccia molte tecnologie divere, metodologie complesse in paesi diversi, questa funzione è chiaramente preziosa.

Al contempo, la crescente dipendenza dai rating ha aumentato la loro influenza sul mercato. I risultati dei rating possono influire in modo significativo sulla capacità di un progetto di attrarre acquirenti, ottenere finanziamenti o procedere con difficoltà. È intrinsecamente complesso ottenere valutazioni coerenti e comparabili in condizioni eterogenee, e i rating si basano inevitabilmente su scelte metodologiche e giudizi soggettivi volti a colmare le lacune nei dati. Ciò non ne compromette l'utilità, ma rafforza la necessità di considerare i rating come strumenti di supporto decisionale, piuttosto che come verdetti definitivi sulla fattibilità o sull'impatto di un progetto.

Una dinamica interessante è emersa nei mercati secondari, dove sempre più spesso i crediti sono quotati esclusivamente in base al rating, ad esempio “crediti REDD+ con rating AA al prezzo X”, senza più alcun riferimento alle caratteristiche standard o individuali del progetto. Resta da vedere se questo processo di standardizzazione si rivelerà efficace nel tempo, ma è comunque un segnale di quanto i rating stiano influenzando il comportamento del mercato.

Vale la pena soffermarsi su un parallelo storico. Agli albori del mercato del carbonio, la credibilità era spesso legata a chi utilizzava e riconosceva un dato standard di certificazione. Il riconoscimento della conformità a una determinata iniziativa contribuiva a instaurare fiducia e facilitava la commercializzazione dei crediti. Oggi, i rating sembrano svolgere un ruolo simile: anziché l'approvazione legata al riconoscimento interno da parte di un’associazione di riferimento, la credibilità è sempre più espressa attraverso punteggi esterni. La domanda è se ciò rappresenti o meno un vero e proprio passo avanti.

La dinamica è particolarmente evidente nella determinazione dei prezzi. In diversi segmenti sono emersi grandi divari di prezzo tra i crediti percepiti come più integri e quelli considerati meno integri, in alcuni casi anche quando i progetti si basano su metodologie simili o identiche.

Quando parliamo di sistemi di cottura legati all’uso efficiente di biomassa, intendiamo i progetti tradizionali sviluppati secondo metodologie consolidate che sono spesso venduti a meno di 5 euro per tonnellata. Questi crediti sono generalmente caratterizzati da metodologie mature, un'ampia offerta storica e costi di sviluppo relativamente bassi. Allo stesso tempo, i progetti relativi a sistemi di cottura ad alta efficienza, conformi ai requisiti di qualità, hanno raggiunto prezzi ben superiori a 15 euro per tonnellata e, per le soluzioni di cottura elettrica o a pellet, anche superiori a 25 euro per tonnellata. Il divario che ne deriva è sostanziale e difficile da spiegare solo con differenze metodologiche incrementali o costi tecnologici più elevati.

Un trend simile si osserva nei progetti di conservazioni delle foreste (REDD+), anche nei casi in cui i progetti si avvalgono della stessa metodologia di base ma le differenze di valutazione dei rating esterni hanno portato a differenze di prezzo pari o superiori a 5 euro per tonnellata. In questi casi, il sovrapprezzo sembra riflettere le differenze nella percezione del rischio degli acquirenti che sempre di più cercano un supporto esterno indipendente e credibile per supportare le proprie scelte d’acquisto.

Nel loro insieme, tali esempi suggeriscono che il mercato non stia valutando i crediti di carbonio esclusivamente in base al costo o alla metodologia, ma sempre più spesso in base ai segnali di garanzia forniti dai rating e dai marchi di integrità. Se da un lato tali segnali possono riflettere differenze significative in termini di governance, trasparenza e gestione del rischio, dall'altro i divari di prezzo osservati solleva una questione fondamentale: tali sovrapprezzi riflettono una reale riduzione del rischio o è ancora troppo presto per definirlo un nuovo trend?

Quest'ottica aiuta anche a interpretare il modo in cui l'integrità e la qualità vengono gestite nei contesti di conformità. Nel dibattito sull'obiettivo climatico dell'UE per il 2040, l'Unione Europea ha riconosciuto il potenziale ruolo dei crediti di carbonio internazionali di alta qualità. La scelta di questa dicitura non è un caso. L'aggiunta di “alta qualità” senza fornire una definizione nuova o indipendente appare più come un modo per rassicurare il mercato e i responsabili politici che gli errori del passato non si ripeteranno, invece che come un tentativo di introdurre criteri aggiuntivi. È importante sottolineare che la qualità non va intesa come una semplice etichetta, ma è legata a condizioni a livello di sistema quali l'allineamento con l'Articolo 6, la politica dell'UE, una contabilità solida tra paesi e i requisiti di trasparenza.

Singapore offre un esempio concreto di come princìpi simili vengano applicati nella pratica. Il governo di Singapore è infatti ampiamente considerato come uno dei più avanzati in materia di mercati del carbonio e di attuazione dell'Articolo 6.2 dell'Accordo di Parigi. Anziché definire la qualità internamente o affidarsi a una singola valutazione ufficiale, lo stato ha scelto di affidare parte del processo di valutazione della qualità a diverse agenzie di rating indipendenti. Nell'ambito del suo quadro internazionale sui crediti di carbonio, la National Environment Agency ha nominato tre fornitori per supportare la valutazione e la selezione dei crediti ammissibili.

Tale approccio non delega l'autorità normativa alle agenzie di rating. I rating vengono utilizzati come input tecnici insieme alle regole di ammissibilità, ai requisiti contabili e alle garanzie di governance. Pertanto, l'integrità e la qualità sono considerate condizioni necessarie per la partecipazione, mentre la responsabilità della vigilanza sul mercato rimane saldamente nelle mani delle autorità governative.

L'allineamento in materia di integrità e qualità è in aumento, gli strumenti di valutazione diventano sempre più sofisticati e l'interesse politico per i mercati del carbonio è in espansione. Allo stesso tempo, le definizioni rimangono molteplici e strettamente legate al modo in cui i mercati sono progettati e utilizzati.

I quadri di riferimento, i princìpi e i rating consentono di valutare, segnalare e confrontare la qualità, fornendo le basi essenziali per la fiducia. Da soli, tuttavia, non sono in grado di creare domanda, certezza dei prezzi o segnali di investimento a lungo termine. La sfida che ci attende non è quindi quella di identificare un'unica definizione perfetta di qualità, ma di collegare la qualità e l’integrità dei crediti di carbonio a usi concreti volti a supportare in modo tangibile la domanda e facilitare l’accesso al mercato. In definitiva, tutto questo dibattito avrà senso solo se i mercati del carbonio saranno in grado di attrarre una domanda reale e stabile, di mobilitare investimenti e di diventare uno strumento affidabile a livello globale per l'azione climatica.

 

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Climate Playbook

 

In copertina: skyline di Singapore, foto Envato