Da Ronzo Chienis – A 2.012 metri di quota, sul Rifugio Marchetti allo Stivo, l'ospitalità è fatta di cose semplici e autentiche: il calore di una stufa accesa, un buon piatto di ministra di verdure della valle, la vista sul Lago di Garda che si allarga man mano che si sale dal Passo di Santa Barbara attraverso i prati della Val di Gresta. Nelle giornate limpide, dalla cima del Monte Stivo, la vista può abbracciare in appena 70 km uno dei più grandiosi dislivelli della regione: dai 64 metri del Lago di Garda fino alla vetta dell'Ortles a 3.905 metri. Un territorio che contiene mondi sovrapposti − lago mediterraneo, montagna alpina, industria agricola biologica − e che chiede di essere governato con la stessa attenzione con cui si cammina su un sentiero di alta quota.

Proprio sotto lo Stivo, lungo i versanti terrazzati della Val di Gresta, si produce da decenni quello che è diventato un simbolo nazionale dell'orticoltura sostenibile. Tra chilometri di muretti a secco e antichi terreni vulcanici, in Val di Gresta si sfidano le pendenze alpine con un'orticoltura eroica che presidia il territorio. Istituito nel 2014, il Biodistretto della Val di Gresta ha l'obiettivo di valorizzare l'economia e le tradizioni locali: terra fertile in collegamento simbiotico con i climi, le colture e le culture del Garda Trentino e della Vallagarina. I produttori locali hanno capito, nella seconda metà del secolo scorso, che la competizione con l'agricoltura industriale non avrebbe giocato a loro favore. Un substrato di rocce basaltiche e vulcaniti conferisce al terreno ricchezza di microelementi, che si ritrova negli ortaggi coltivati: più intensità, sapidità e croccantezza rispetto a quelli della pianura. Le carote della Val di Gresta, il cavolo cappuccio per i crauti, la patata di montagna, il sedano rapa: prodotti che portano in sé la specificità di un luogo irriproducibile.

È in questo contesto − un lago, una montagna, una vallata agricola tra le più virtuose d'Italia − che si colloca la riconferma della certificazione GSTC (Global Sustainable Tourism Council) per il Garda Trentino come destinazione sostenibile. Non è un esercizio di stile: lo standard prevede verifiche annuali sul campo, audit documentali, ascolto diretto degli stakeholder locali. L'analisi 2026 ha preso in esame 38 criteri e 174 indicatori, suddivisi nelle quattro aree previste: gestione sostenibile, socioeconomica, culturale e ambientale. Nel corso dell'audit sul campo sono stati intervistati 13 stakeholder locali, rappresentativi di ambiti diversi: mondo politico, produttori locali, associazioni, siti culturali e naturali, strutture ricettive, ristoratori e circoli velici.

Il presidente di Garda Dolomiti azienda per il turismo, Silvio Rigatti, traccia la traiettoria di un cambiamento istituzionale profondo: l'azienda per il turismo non è più solo un soggetto che promuove la destinazione, ma una realtà che lavora concretamente sulla gestione del territorio, costruendo progettualità condivise insieme ad amministrazioni, associazioni, operatori e cittadinanza.

“L’obiettivo è sviluppare infrastrutture e servizi che migliorino l’esperienza degli ospiti, ma che siano utili anche per chi vive il Garda Trentino tutto l’anno”, spiega Rigatti. “Penso al lavoro dei Garda Rangers, ai progetti legati alla mobilità sostenibile o strumenti come la Crew Card, solo per citarne alcuni. La riconferma della certificazione GSTC valorizza proprio questa visione ampia e integrata dello sviluppo della nostra destinazione.”

Il general manager Oskar Schwazer è più diretto sulla dimensione economica: la sostenibilità oggi è un elemento competitivo determinante nel turismo internazionale. Ospiti, mercati e partner richiedono posizionamenti chiari. Il percorso si articola attorno a tre direttrici (wellbeing economy, community-positive tourism e nature-positive tourism) che provano a tenere insieme tre equilibri diversi: la creazione di valore economico distribuito, il benessere sociale delle comunità residenti, e la riduzione degli impatti su natura e biodiversità.

A oggi sono 20 le strutture ricettive certificate GSTC nel Garda Trentino, per un totale di 2.830 posti letto, pari all'8% del totale della destinazione. Non è ancora la massa critica, ma è una direzione. La certificazione è stata confermata in modo pieno, e riconosce il Garda Trentino come un benchmark a livello internazionale nella gestione responsabile del territorio, come ha sottolineato Luigi Mazzaglia di Vireo, l'organismo accreditato per la certificazione che ha lavorato insieme ad Etifor per la certificazione.

Dallo Stivo, quando il cielo è terso, si vede tutto insieme: il lago, la vallata degli orti biologici, le vette che segnano il confine con l'Austria. È un paesaggio che chiede di essere capito e non solo ceduto al turismo dei motociclisti e del mordi e fuggi. La certificazione GSTC è un primo passo per arginare l’overtourism e difendere il territorio dagli scempi.

 

In copertina: APT Garda Dolomiti, foto di Dubini Trekking Stivo