Le medaglie e i badge di sostenibilità entrano direttamente nelle pagine prodotto di Amazon Business. Una nuova integrazione sulla piattaforma consente ai venditori che hanno completato una valutazione EcoVadis, il sistema di rating che misura in modo standardizzato le performance di sostenibilità lungo la supply chain, di mostrare in modo visibile le proprie performance ESG verificate sul marketplace B2B di Amazon, consentendo agli acquirenti aziendali di identificare e filtrare i fornitori anche sulla base di criteri ambientali, sociali ed etici.
L’iniziativa punta a rendere più trasparente e comparabile la sostenibilità lungo la supply chain, semplificando gli acquisti responsabili in un contesto segnato da una crescente pressione regolatoria e da aspettative sempre più stringenti da parte di stakeholder, investitori e clienti. L’integrazione si inserisce nella collaborazione avviata nel 2018 tra Amazon ed EcoVadis e riguarda i negozi Amazon Business dell’Unione Europea, tra cui Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito.
La sostenibilità entra nelle scelte di acquisto
Il valore principale dell’integrazione, spiega a Materia Rinnovabile Pierre-François Thaler, co-ceo e cofondatore di EcoVadis, riguarda il ruolo stesso che la sostenibilità assume nei processi decisionali aziendali. “Ciò che cambia in termini molto concreti è il ruolo che la sostenibilità gioca nei processi decisionali”, sottolinea Thaler. “Per troppo tempo è stata trattata come una dimensione separata, valutata a posteriori o gestita principalmente come un requisito di conformità. Con questa integrazione, la sostenibilità entra invece nel cuore del momento di acquisto, proprio quando le decisioni vengono prese.”
Per i team di procurement, questo significa poter allineare in modo più diretto le scelte operative con gli obiettivi strategici dell’azienda: “I fornitori possono essere confrontati non solo in base a prezzo, qualità e tempi di consegna, ma anche sulla base di performance ESG verificate e comparabili. Ciò riduce in modo significativo complessità, tempi e rischi, rendendo possibile la gestione della sostenibilità su larga scala, soprattutto in catene di fornitura complesse e multilivello. Per i venditori, pratiche di sostenibilità certificate diventano un elemento distintivo visibile e riconosciuto dal mercato, con un impatto diretto sulla competitività”. In questo quadro, la sostenibilità smette di essere solo una risposta a requisiti esterni e si trasforma in una leva di posizionamento commerciale.
Dalla compliance normativa alla certificazione della filiera
L’integrazione delle valutazioni di sostenibilità negli strumenti di acquisto riflette una trasformazione più ampia delle catene di fornitura europee. Anche a fronte di un perimetro regolatorio che, con l’evoluzione delle norme UE, potrebbe coinvolgere direttamente un numero più limitato di imprese, la pressione sulla supply chain è destinata ad aumentare. Gli obblighi di rendicontazione e di due diligence spingono infatti le aziende capofila a raccogliere informazioni sempre più strutturate e comparabili sui propri fornitori, indipendentemente dal fatto che questi siano formalmente soggetti o meno alle normative. Dal punto di osservazione di EcoVadis, questo meccanismo produce un effetto di propagazione lungo l’intera catena del valore.
“Quello a cui stiamo assistendo è un vero e proprio effetto a cascata che sta ridefinendo il funzionamento delle catene di fornitura globali”, indica Thaler. Le grandi aziende sono sempre più chiamate a rispondere non solo delle proprie attività, ma anche degli ecosistemi produttivi di cui fanno parte, coinvolgendo fornitori di secondo e terzo livello, spesso organizzazioni di dimensioni più ridotte. Il rischio, in assenza di strumenti condivisi, è una frammentazione delle richieste di compliance.
“Quando ogni azienda applica criteri, metriche e questionari diversi, l’onere amministrativo, in particolare per le PMI, può rapidamente diventare insostenibile”, aggiunge il co-ceo. In questo contesto, piattaforme in grado di standardizzare, verificare e rendere riutilizzabili le informazioni di sostenibilità assumono un ruolo infrastrutturale. “Contribuiamo a creare un linguaggio comune della sostenibilità, fornendo valutazioni standardizzate, comparabili e ampiamente riconosciute, che le aziende possono condividere con più clienti.”.
Oltre la legge verso la completa trasparenza
Il passaggio chiave, per Thaler, è il superamento di una logica puramente difensiva della sostenibilità: “Anche se l’ambito degli obblighi normativi diretti dovesse restringersi, la pressione sulle catene di fornitura non diminuirà. Al contrario, è destinata ad aumentare, perché oggi la sostenibilità è guidata sempre meno dalla sola regolamentazione e sempre più dal mercato”.
Buyer internazionali, investitori e clienti finali richiedono trasparenza, dati affidabili e performance misurabili lungo l’intera catena del valore, rendendo la certificazione della filiera una condizione di accesso alle catene del valore globali. In questa prospettiva, il 2026 rappresenta uno snodo cruciale, “un punto di svolta verso valutazioni delle performance ESG più standardizzate, basate su metriche condivise e riconosciute”, evidenzia Thaler. Valutazioni che non servono solo a rispondere alla compliance, ma diventano criteri di selezione dei fornitori e di competitività.
“Stiamo passando da un approccio difensivo alla sostenibilità, focalizzato sull’evitare i rischi, a un modello guidato dal mercato, in cui dati, trasparenza e performance ESG diventano parte integrante del modo in cui le aziende operano e competono”, conclude Thaler. “Si tratta di un cambiamento strutturale, e chi saprà anticiparlo sarà nella posizione migliore per avere successo nei prossimi anni.”
In copertina: foto di Marques Thomas, Unsplash
