Cosmoprof Worldwide 2026 sono stati quattro giorni di immersione nel mondo del beauty e della cosmesi che hanno coinvolto l’intera filiera, dal packaging alle materie prime. Materia Rinnovabile ha visitato la manifestazione per capire in che misura i brand integrano i princìpi di sostenibilità nel proprio modello di business e prodotti.

Con oltre 255.000 operatori arrivati da più di 150 paesi e 3.000 aziende presenti, la fiera si conferma anche quest’anno un osservatorio privilegiato per leggere le traiettorie di innovazione del settore. Un comparto che in Italia nel 2024 è valso circa 18 miliardi di euro con esportazioni pari a quasi la metà del fatturato complessivo, e che vede nella sostenibilità una leva sempre più rilevante di competitività internazionale.

Il consolidarsi del segmento green and organic

Un primo segnale positivo è l’esistenza di un intero padiglione dedicato ai brand green and organic, dove accanto a marchi storici come L’Erbolario, società benefit che proprio quest’anno è in processo per ottenere la certificazione B Corp, o Bottega Verde, che fin dalle origini ha sviluppato un’attenzione specifica verso le materie prime utilizzate, emergono novità internazionali, come Hddn Stories, grossista B2B di altri sei marchi di prodotti per la cura della persona naturali e sostenibili.

Anche La Saponaria, brand italiano nato nel 2007 con linee di cosmetica bio vegana certificata, ora sta lavorando per ottenere la certificazione Cosmos Organic per tutti i prodotti, a cui si è da poco aggiunta anche una nuova linea di make up funzionale lanciata proprio durante la fiera. Comfort zone, brand del gruppo Davines, tra le prime aziende italiane a essere certificate Bcorp, di recente ha cambiato claim con “A good life”, un invito a riscoprire l’equilibrio: con il pianeta e tra di noi, spostando l’attenzione dal tornaconto individuale a un rapporto più armonioso tra benessere ambientale, economico e sociale. A Cosmoprof ha presentato le novità delle linee beauty che aumentano di numero, garantendo la stessa qualità e attenzione a materia prima, filiera e packaging come riconosciuto dal premio Best Packaging Award 2024 speciale ambiente. La sostenibilità si presenta così sempre più come elemento identitario, oltre che competitivo, capace di differenziare l’offerta in un mercato maturo e altamente dinamico.

This is Bellezza e il valore industriale della cosmesi italiana

Nel corso della fiera, Cosmetica Italia ha presentato This is Bellezza, un progetto che avvia una grande alleanza per il beauty italiano. “La cosmesi è un’eccellenza che parla italiano dalla ricerca alla produzione, dal packaging alla distribuzione, ed è in grado di generare un impatto positivo sulle persone, grazie al valore sociale e all’essenzialità del cosmetico, e sull’intero sistema paese per le significative ricadute economiche e occupazionali”, ha commentato Benedetto Lavino, presidente di Cosmetica Italia. “Con This is Bellezza raccogliamo un’importante sfida e responsabilità […] che intende coinvolgere anche tutti gli stakeholder, per contribuire, assieme, a valorizzare l’unicità del beauty italiano in tutta la sua filiera e sostenere la competitività delle nostre imprese.”

Il panorama europeo tra certificazioni e nuovi modelli di consumo

Guardando al contesto europeo, si segnala una forte presenza dal Regno Unito, con brand quali Doctor Organic, che, oltre ad avere la certificazione Cosmos su più di 111 prodotti, usa plastica riciclata al 100% proveniente dagli oceani, recuperata da fiumi e coste su una linea selezionata di prodotti e altre iniziative di sostenibilità ambientale e sociale non solo presso i siti produttivi.

Anche GeoOrganics, marchio di igiene orale, nei dieci anni di attività ha osservato quanto il periodo del Covid abbia rallentato l’interesse da parte dei consumatori pur auspicandosi di vedere un cambiamento, come racconta Charles van Boxmeer, il fondatore, a Materia Rinnovabile. Nel panorama emergono anche Salt of the Earth, brand di deodoranti sostenibili certificato B Corp, e, spostandoci nei Paesi Bassi, Nuud, realtà ormai consolidata con dieci anni di attività che, dopo un primo ostacolo legato al prezzo, “beneficia oggi di una maggiore consapevolezza del consumatore, sempre più capace di distinguere tra prodotti di massa e soluzioni progettate secondo criteri di sostenibilità by design”, come rracconta Martijn van Seters, il fondatore, a Materia Rinnovabile.

Innovazione asiatica tra skincare e tecnologia beauty

Spostando lo sguardo a Oriente, c’è Beesline, azienda Beegan, come si autodefinisce, nata in Libano trent’anni fa e certificata B Corp da meno di un mese, che ha fatto della salvaguardia delle api selvatiche la propria missione. La sostenibilità dei prodotti parte dalla selezione degli ingredienti e si estende al packaging, privilegiando soluzioni refill in polvere o in stick e includendo un’ampia collezione skincare. Oltre ai prodotti, l’azienda è impegnata in programmi di sensibilizzazione anche rivolti ai giovani attraverso il programma Young Guardians nelle scuole.

Sul fronte asiatico, la presenza coreana resta immancabile. Oltre a numerosi stand distribuiti nei diversi padiglioni, la Corea del Sud dispone di un intero spazio dedicato. Tra i marchi osservati, Ecobe, certificata vegan, punta a colmare un gap di mercato con prodotti sostenibili, cruelty free e privi di fragranze, pensati per le pelli sensibili.

Anche Cowsorker, produttore di beauty e oral care, guarda al mercato italiano, considerando la certificazione vegan un elemento di supporto nella costruzione della fiducia del consumatore. Il padiglione cinese raccoglie invece numerosi produttori di tecnologie beauty, tra dispositivi elettronici, piastre e strumenti per la cura personale, a conferma che sostenibilità e innovazione tecnologica non sono traiettorie separate ma convergenti.

Ecodesign, packaging e filiera: la leva della circolarità

Il packaging e la gestione della filiera rappresentano leve decisive per la riduzione dell’impatto ambientale del settore. Dalle soluzioni sviluppate da realtà come Tosla, in Slovenia, alle alternative basate su materiali come Ocean Wave Plastic, emerge un crescente impegno verso modelli circolari. Guardando al mercato italiano, White Castle, che quest’anno compie 60 anni di attività, inaugura un nuovo impianto 5.0. Dall’apertura a oggi, le linee di prodotto si sono progressivamente ampliate includendo anche la cosmesi solida, come racconta a Materia Rinnovabile Patrizia Vanoni Franchi, Research & Development Manager e seconda generazione dell’azienda. Tra i progetti più recenti figura l’upcycling di ingredienti come pale di fico dal Mediterraneo, uva e germe di grano provenienti da scarti agroalimentari, con l’obiettivo di rendere ancora più circolare la filiera produttiva.

L’ecodesign rappresenta oggi un approccio sempre più diffuso, integrando considerazioni ambientali fin dalle prime fasi dello sviluppo del prodotto e mirando a ridurne l’impatto lungo l’intero ciclo di vita. L’attenzione delle aziende del settore si concentra sulla selezione di materiali riciclati o riciclabili, sulla riduzione del volume e del peso degli imballaggi, sull’introduzione di soluzioni ricaricabili e sulla promozione di comportamenti sostenibili da parte dei consumatori. Il 96% delle aziende intervistate da Cosmetica Italia per la seconda edizione dell’Osservatorio sulla sostenibilità del settore cosmetico in Italia dichiara di attuare almeno un’azione volta a migliorare la sostenibilità degli imballaggi, un’attenzione analoga riscontrata anche nella filiera.

Parallelamente, le imprese stanno rivedendo i propri modelli produttivi, concentrandosi sulla riduzione della CO₂, sull’ottimizzazione dei processi e su una gestione più efficiente dei rifiuti e della risorsa idrica. Il 76% dell’energia elettrica acquistata e utilizzata deriva da fonti rinnovabili, mentre l’utilizzo dell’acqua – sia come ingrediente sia nei processi produttivi – resta tra gli impatti ambientali più significativi per il settore. Il 78% delle aziende cosmetiche adotta politiche sulla gestione dei rifiuti, percentuale che sale al 93% nella filiera. Il 54% delle aziende intervistate redige un report di sostenibilità, dato che raggiunge il 71% considerando l’intera catena del valore.

La sostenibilità della supply chain e la responsabilità sociale d’impresa si confermano elementi strategici per promuovere pratiche ambientali e sociali lungo tutta la filiera. Circa il 63% delle imprese intervistate adotta criteri ambientali e sociali per valutare i propri fornitori. Sia le aziende cosmetiche sia quelle della filiera sostengono iniziative di responsabilità sociale d’impresa collegate ad associazioni non profit, scuole e progetti culturali e sportivi. Il percorso verso una strategia ESG, conclude Benedetto Lavino, "coinvolge ogni ingranaggio della filiera cosmetica e ne costituisce un elemento chiave per lo sviluppo futuro”.

 

In copertina: foto di Michela Seresini