La COP31 prova a dare un obiettivo concreto alla circolarità dei materiali. La presidenza turca punta a raggiungere almeno il 15% di utilizzo di materiali circolari entro il 2035 nella produzione e nel manifatturiero, più del doppio rispetto al 6,9% registrato oggi a livello globale. Il target è tra le priorità dell’Action Agenda presentata il 22 settembre a New York da Murat Kurum, ministro turco dell’ambiente, dell’urbanizzazione e dei cambiamenti climatici e presidente designato della conferenza che si terrà ad Antalya dal 9 al 20 novembre.

Il dato di partenza arriva dal Circularity Gap Report 2025: solo il 6,9% dei materiali che entrano nell’economia mondiale proviene da fonti secondarie. La quota è scesa negli ultimi anni, non perché si utilizzino meno materiali riciclati in termini assoluti, ma perché estrazione e consumo di materie prime sono cresciuti più velocemente. Arrivare al 15% vorrebbe dire quindi più che raddoppiare il livello attuale in meno di dieci anni. Un salto che richiederebbe di aumentare l’impiego di materiali secondari mentre continua a crescere la domanda globale di risorse. Una dinamica che negli ultimi anni ha impedito alla maggiore disponibilità di materiali riciclati di tradursi in un aumento della circolarità complessiva.

Nell’Unione Europea la circolarità ha già raggiunto livelli più alti. Secondo Eurostat, nel 2024 il 12,2% dei materiali utilizzati proveniva da materiali riciclati, il valore più alto mai registrato. Il confronto con il dato globale richiede cautela, perché le metodologie di calcolo sono diverse, ma la distanza tra i valori ricorda che recuperare materiali non basta: conta quanto un sistema produttivo riesce a riutilizzarli nei propri cicli industriali, insieme alla struttura dell’economia e agli scambi di materie prime e prodotti con il resto del mondo.

Nell’agenda turca l’economia circolare non compare però soltanto sotto la voce rifiuti. Viene affiancata alla green industrialisation, alla decarbonizzazione dei processi produttivi e a un uso più efficiente delle risorse. Una questione rilevante anche dal lato climatico: estrarre materie prime, trasformarle e produrre beni richiede energia e genera emissioni lungo le catene del valore. Aumentare il ricorso a materiali secondari può quindi ridurre non solo il consumo di risorse vergini, ma anche una parte dell’impronta climatica legata alla loro produzione.

Non solo circular economy

Più in generale, l’Action Agenda comprende dieci aree di intervento. Oltre alla riduzione dei rifiuti e delle emissioni di metano, l’agenda comprende energia pulita ed elettrificazione, città resilienti, industrializzazione verde, giovani e istruzione, sicurezza alimentare, oceani, sistemi sanitari, biodiversità e attuazione dei piani climatici nazionali. L’Agenda fissa anche altri obiettivi quantitativi da raggiungere entro il 2035: portare almeno al 35% la quota di energia consumata sotto forma di elettricità, dimezzare l’aumento previsto dei rifiuti urbani e ridurre di almeno il 25% l’intensità energetica degli edifici. Secondo Kurum, l’insieme degli obiettivi avrebbe il potenziale di tagliare 8,5-10 miliardi di tonnellate di CO₂ entro il 2035.

La parola scelta dalla presidenza per tenere insieme l’agenda è “implementation”. L’intenzione dichiarata è non utilizzare la COP31 per aggiungere nuovi impegni, ma trasformare quelli già presi in progetti e risultati misurabili. “Per noi, implementazione non significa semplicemente annunciare più impegni, ma trasformare quelli esistenti in risultati misurabili sul campo”, ha detto Kurum a New York. Per farlo, ha aggiunto, servirà facilitare l’accesso ai finanziamenti, rafforzare le capacità e mettere in relazione tecnologia e investimenti con le esigenze concrete dei diversi paesi.

Dalle promesse ai progetti

Uno degli strumenti annunciati è il Green Industrialisation Facilitation Mechanism (LDC-GIF). Non sarà un nuovo fondo: il meccanismo servirà piuttosto ad aiutare i paesi meno sviluppati a trovare tecnologie, competenze e finanziamenti già disponibili per i propri progetti industriali, così da accompagnarli dalle esigenze iniziali fino agli investimenti e alla costruzione di capacità produttiva.

A questo si affiancherà il Climate Implementation Bridge, pensato per trasformare gli impegni climatici nazionali in progetti finanziabili. La presidenza ha inoltre annunciato iniziative su corridoi verdi per il trasporto merci, decarbonizzazione industriale, intelligenza artificiale e tecnologie pulite, edifici efficienti, oceani, sicurezza alimentare e circolarità.

Per l’economia circolare la novità sta soprattutto nel tentativo di darle un obiettivo misurabile all’interno dell’agenda climatica. Il 15% al 2035 porta l’uso dei materiali secondari sullo stesso terreno di elettrificazione, efficienza energetica e decarbonizzazione industriale. Fissare un target, però, è solo il primo passaggio. Ad Antalya bisognerà capire quali politiche e strumenti dovrebbero permettere di raggiungerlo, quali settori saranno chiamati a contribuire e con quali criteri saranno misurati i risultati.

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In copertina: Murat Kurum alla London Climate Week, foto di Yui Mok, PA Wire/PA Images/Agenzia IPA