La crisi climatica continua a preoccupare gli italiani e, nonostante le difficoltà economiche e le tensioni internazionali, la sostenibilità non sembra aver perso terreno nell’opinione pubblica. Al contrario, cresce la richiesta di interventi concreti e di una maggiore assunzione di responsabilità da parte della politica e delle imprese. È quanto emerge da un’indagine realizzata da Ipsos Doxa su un campione rappresentativo della popolazione italiana, presentata in occasione della 29ª edizione di Ecomondo, che ha preso il via oggi, martedì 3 novembre, alla Fiera di Rimini, e della 15ª edizione degli Stati generali della green economy, che si terranno contestualmente il 3 e 4 novembre.
Secondo i risultati, il 76% degli intervistati ritiene necessario rafforzare l’impegno contro il cambiamento climatico. Per il 46%, questo sforzo deve coinvolgere soprattutto la politica, chiamata a tradurre la preoccupazione pubblica in decisioni e provvedimenti. Il dato si inserisce in un quadro di sensibilità piuttosto trasversale: sei italiani su dieci dichiarano di essere preoccupati per il riscaldamento globale, con percentuali particolarmente significative tra le donne, gli under 25 e gli over 55. Solo il 14% mantiene una posizione scettica rispetto alla questione climatica.
Dalla preoccupazione alla richiesta di interventi
La consapevolezza dei rischi non si traduce soltanto in timori per il futuro. Una parte consistente degli intervistati chiede infatti di preparare i territori agli effetti del cambiamento climatico: il 40,8% considera prioritario adottare misure di adattamento, mentre una quota identica ritiene che l’Italia debba continuare ad agire anche quando altri paesi non assumono impegni analoghi. Più di sette persone su dieci si dichiarano inoltre disponibili a modificare le proprie abitudini quotidiane in direzione di una maggiore sostenibilità e considerano la transizione energetica una priorità nazionale.
L’indagine mostra anche quali siano, secondo i cittadini, le leve più efficaci per affrontare la crisi. La riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili, accompagnata da un maggiore ricorso alle fonti rinnovabili, raccoglie il 38,45% delle indicazioni. Poco distante, con il 35,27%, si colloca il miglioramento dell’efficienza energetica e il contenimento dei consumi. Seguono la necessità di comunicare in modo più chiaro, indicata dal 25% degli intervistati, e quella di rafforzare la cooperazione internazionale, sostenuta dal 24,27%.
La transizione, dunque, viene associata a interventi concreti sulle modalità con cui si produce e si consuma energia, ma anche alla capacità di spiegare obiettivi e strumenti. Un passaggio importante, soprattutto in una fase in cui il dibattito pubblico è attraversato da incertezze economiche e geopolitiche.
Energia, sicurezza e competitività
Proprio le tensioni internazionali sembrano influenzare le priorità energetiche degli italiani. Interrogati sulle strategie da adottare nell’attuale scenario, il 55% degli intervistati indica la riduzione delle importazioni di combustibili fossili e lo sviluppo delle rinnovabili come la strada da seguire per contenere i costi e rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti. Non manca, tuttavia, chi guarda a soluzioni diverse: il 28% vorrebbe riaprire le centrali termoelettriche a carbone, mentre un italiano su cinque si dichiara favorevole a rilanciare il nucleare.
Anche il rapporto tra tutela ambientale e competitività economica appare meno conflittuale di quanto spesso emerga nel dibattito politico. Circa la metà del campione vorrebbe accelerare lo sviluppo di tecnologie capaci di coniugare crescita e riduzione degli impatti ambientali. Soltanto un intervistato su quattro ritiene invece che gli investimenti nella protezione dell’ambiente possano penalizzare la competitività del sistema produttivo italiano.
La richiesta di accelerazione non riguarda soltanto i cittadini. Tra le imprese, il 64% giudica troppo lento il percorso della transizione ecologica, una quota che sale al 74% quando si parla di quella energetica. Un segnale che, secondo la ricerca, avvicina le aspettative del mondo produttivo a quelle della popolazione e rafforza la necessità di politiche capaci di accompagnare il cambiamento.
“L’indagine Ipsos conferma che la percezione dei cittadini sulla pericolosità degli effetti della crisi climatica e dei costi elevati della dipendenza dal petrolio e dal gas sta scavando a fondo e cambiando gli orientamenti dell’opinione pubblica”, osserva Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Una dinamica che, aggiunge, potrebbe sorprendere quanti si aspettavano una crescita dello scetticismo e del disimpegno sulle politiche climatiche.
Per Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della Divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group, la sensibilità ormai diffusa deve diventare “soluzioni concrete”, attraverso un impegno condiviso che coinvolga in primo luogo le istituzioni. Andrea Alemanno, per Ipsos, sottolinea infine che gli italiani non intendono arrendersi, ma non vogliono neppure affrontare da soli questa sfida: si aspettano risposte dalla politica e dalle aziende. La questione, quindi, non è più soltanto convincere della gravità della crisi climatica, ma dimostrare che la transizione può essere governata, distribuendone costi e benefici in modo equo.
In copertina: la devastazione dopo il passaggio del tornado che ha colpito Terrenove di Bambina, vicino a Marsala, il 9 ottobre 2026. Foto di Alberto Lo Bianco, Agenzia IPA

