Nonostante l’incremento del PIL e della spesa delle famiglie, nel 2022 la produzione nazionale di rifiuti urbani è diminuita del 1,8% rispetto al 2021. A rivelarlo è l’edizione 2023 del Rapporto Rifiuti Urbani, presentato da ISPRA il 21 dicembre a Roma. Cresce invece la raccolta differenziata (65,2% della produzione totale), mentre nel nostro Paese rimane ancora distante dai target europei la quota di rifiuti smaltiti in discarica (17,8%).

Il Rapporto Rifiuti Urbani è stato presentato contestualmente al Rapporto sul Recupero Energetico da rifiuti in Italia, realizzato da Utilitalia in collaborazione con Ispra.

Quanti rifiuti urbani si producono in Italia?

29,1 milioni di tonnellate: è questa la produzione nazionale di rifiuti urbani nel 2022, secondo il Rapporto ISPRA. Cifra che rispetto al 2021 è diminuita di 544 mila tonnellate (-1,8%). Un dato in controtendenza se confrontato con gli incrementi rilevati per indicatori socioeconomici come PIL e spesa per consumi finali, rispettivamente a +3,7% e +6,1%. L’andamento altalenante della produzione dei rifiuti “può essere correlato a diversi fattori, anche combinati tra loro, tra cui l’introduzione di nuove disposizioni normative o motivazioni sanitarie o socioeconomiche, quali la pandemia del 2020 e la crisi internazionale del 2022”.

A eccezione di 14 comuni con popolazione residente al di sopra dei 200.000 abitanti, dove tra 2021 e 2022 si è registrato un lieve incremento (0,4%), si producono meno rifiuti in tutte le macroaree geografiche. A guidare la classifica è il Nord (-2,2%), seguito da Centro e Sud, entrambi fermi al -1,5%. In valore assoluto, il Nord Italia produce oltre 13,8 milioni di tonnellate di rifiuti, il Centro 6,2 milioni di tonnellate e il Sud quasi 9 milioni di tonnellate. Ogni cittadino italiano ha quindi prodotto in media 494 kg di rifiuti, con un costo medio annuo di 192,3 euro per abitante (nel 2021 era 194,5). Costi più elevati al Centro (228,3) e Sud (202,3). Il Nord si ferma invece a 170,3.

La raccolta differenziata in Italia

Nel 2022, stando al Rapporto ISPRA, la raccolta differenziata è aumentata (+1,2 punti sul 2021) e si è attestata al 65,5% della produzione totale. In termini quantitativi, la raccolta si mantiene pressoché invariata (18,9 milioni di tonnellate). Rimane evidente il divario Nord-Sud. Le percentuali più alte si registrano in Veneto, con il 76,2%, e in Sardegna (75,9%). Supera per la prima volta la soglia del 50% la regione Sicilia (51,5%), che nell’ultimo quinquennio fa registrare un aumento di 22 punti percentuali.

La percentuale di riciclaggio dei rifiuti urbani si attesta al 49,2%, in crescita rispetto al precedente anno (48,1%) ma non ancora sufficiente per raggiungere l’obiettivo del 50% previsto dalla normativa per il 2020, soprattutto se paragonata all’obiettivo del 65% previsto per il 2030.
Per quanto riguarda imballaggi e rifiuti di imballaggio, tutte le frazioni merceologiche hanno già ampiamente raggiunto i target fissati a livello europeo per il 2025, a eccezione della plastica che comunque è prossima all’obiettivo (48,9% a fronte di un target del 50%).

Cosa si differenzia?

Tra i rifiuti differenziati, l’organico si conferma la frazione più raccolta in Italia (38,3% del totale), seguita da carta e cartone con il 19,3% del totale, dal vetro (12,3%) e dalla plastica (9%). Gli impianti di gestione dei rifiuti urbani, operativi nel 2022, sono 654. Oltre la metà sono dedicati al trattamento della frazione organica della raccolta differenziata, anche se non tutte le regioni ancora dispongono di strutture sufficienti a trattare i quantitativi prodotti.

Il recupero di questa frazione viene effettuato principalmente negli impianti di trattamento integrato anaerobico-aerobico (50,8% dei quantitativi complessivamente avviati agli impianti di gestione della frazione organica), seguiti dagli impianti di compostaggio (44,4%); la restante quota del 4,8% è gestita negli impianti di digestione anaerobica.

Italia lontana da zero rifiuti in discarica

Nell’anno 2022, i quantitativi di rifiuti urbani complessivamente smaltiti in discarica ammontano a circa 5,2 milioni di tonnellate, pari al 17,8% del quantitativo dei rifiuti urbani prodotti a livello nazionale (circa 29,1 milioni di tonnellate). Dato distante dai target europei: le direttive UE impongono di scendere sotto al 10% entro il 2035.

Nel 2022, a livello nazionale, sono operative 117 discariche per rifiuti non pericolosi e pericolosi che hanno ricevuto rifiuti di origine urbana. “Rispetto al 2021 – si legge nel rapporto ‒ il censimento ha evidenziato una riduzione del numero di impianti. Nel Nord, infatti, il numero delle discariche passa dai 53 impianti del 2021 ai 50 nel 2022, nel Centro da 28 a 25 e nel Sud da 45 a 42.”

Il report Utilitalia sul recupero energetico dai rifiuti

Insieme all’annuale Rapporto Rifiuti Urbani di ISPRA il 21 dicembre è stato presentato il Rapporto sul Recupero Energetico da rifiuti in Italia. Secondo lo studio sono 188 gli impianti tra inceneritori e digestione anaerobica della frazione organica e dei fanghi di depurazione presenti sul territorio italiano nel 2022. Impianti che hanno prodotto circa 7 milioni di MWh di energia, un quantitativo in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 2,6 milioni di famiglie.

È il Mezzogiorno, rileva Utilitalia, la macroarea dove si registra una carenza impiantistica. Se non si invertirà la tendenza, secondo la Federazione, il nostro Paese continuerà a ricorrere in maniera eccessiva allo smaltimento in discarica.

 

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