Si sono conclusi, nell’ambito di Ecomondo 2020, gli Stati Generali della Green Economy, che tra i vari eventi ha ospitato un panel suLe opportunità del Green Deal per il sistema agroalimentare italiano”. Personalità provenienti dal mondo delle istituzioni, delle aziende e delle organizzazioni di settore hanno discusso i limiti e le possibilità che le nuove strategie verdi per il “sistema cibo” comprese nel Green Deal Europeo portano nello scenario italiano. Due delle parole chiave condivise in molti degli interventi sono state competitività ed equilibrio, tra imprese, società e natura.

Farm2Fork, PAC e Piano Strategico Nazionale per il settore agroalimentare

Fra i temi affrontati dal focus sul sistema agroalimentare, fondamentale quello dell’integrazione della strategia Farm2Fork all’interno della nuova Politica Agricola Comunitaria (PAC). La Farm2Fork ha l’obiettivo di accelerare la transizione verso un sistema alimentare rigenerativo, equo e sano per le persone ed il pianeta. Tra gli obiettivi della piano decennale ci sono quelli di trasformare le pratiche di produzione e consumo alimentare in modo da avere un impatto positivo sull’ambiente, mitigare il cambiamento climatico, stimolare la presenza di biodiversità e generare un vantaggio competitivo per chi sceglie di produrre, e consumare, alimenti sani e sostenibili.
Obiettivi che dovranno trovare posto nel Piano Strategico Nazionale che l’Italia dovrà presentare: “un’opportunità ghiotta per esaltare alcune peculiarità del nostro sistema alimentare” ma la cui implementazione nasconde non poche insidie.
Introducendo l’evento Giuseppe Dodaro, della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, snocciola un po’ di numeri. “L’importanza del settore agroalimentare nell’economia nazionale è significativa, il peso in termini di valore aggiunto continua ad aumentare, passando dal 3,9% del 2018 al 4,1% del 2019. In termini di occupazione il settore agroalimentare impiega circa un milione e duecentomila persone.” I punti di forza del settore legati alle caratteristiche green sono quelli del settore biologico che continua a crescere. L’Italia è infatti il terzo paese per ettari di superficie biologica in Europa, 15.8% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU), con un incremento del 79,8% dal 2010. I prodotti bio inoltre rappresentano una fetta in crescita dell’export agroalimentare italiano, con il 6% del totale nel 2019.
Paolo de Castro, eurodeputato in Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, sostiene che si sono fatti dei passi avanti importanti, ma ci tiene a ricordare che “le due strategie (Farm2Fork e strategia sulla biodiversità, nda) sono solo comunicazioni della commissione. Tutti gli obiettivi all’interno sono stati solo comunicati ma devono ancora tradursi in proposte legislative.” De Castro prosegue sottolineando che la PAC votata al Parlamento il 23 ottobre non ha tenuto conto delle due strategie perché “non possiamo incorporare delle prospettive di una comunicazione se prima non si trasformano in atti legislativi, discussi in parlamento e in consiglio europeo”. “Lo sforzo che dobbiamo fare” conclude l’eurodeputato “è cercare di mantenere l’equilibrio tra dimensione sociale, economica e ambientale. Noi vogliamo aumentare gli standard ambientali, ridurre l'uso di fertilizzanti chimici, ma sempre stando attenti ad accompagnare in questo processo gli agricoltori perché poi si rischia di aumentare le importazioni di prodotti che quegli standard non li rispettano.”
Sono intervenute poi le organizzazioni di settore partendo da Francesco Ciancaeloni, della sezione Area ambiente e territorio di Coldiretti. Riprendendo il discorso di Campus, Ciancaleoni sostiene che le dotazioni finanziarie siano ad oggi insufficienti per allineare completamente la PAC con gli obiettivi di sostenibilità climatica e si rischia di compromettere il concetto di giusta transizione senza questi strumenti di supporto. “Nel valorizzare il ruolo dell’economia circolare in agricoltura si deve parlare di quello che è il ruolo positivo della zootecnia nell’apporto di sostanze organiche e produzioni secondarie (arricchimento del suolo, stoccaggio del carbonio, biometano, digestato) invece che cadere in una criminalizzazione del settore. Quello della valutazione dei crediti di carbonio per la compensazione delle emissioni è un elemento centrale per implementare la sostenibilità in agricoltura.”
Cristina Tinelli, Responsabile dell’ufficio di Bruxelles di Confagricoltura riprende il discorso sulla centralità dei produttori: “Sostenibilità c’è se gli agricoltori rimangono in campo”. Per Confagricoltura ci sono molte sfide che si sovrappongono legate all’efficienza, alla resilienza, alla digitalizzazione e alla sostenibilità. Per far fronte a queste i produttori hanno bisogno di tecnologie e infrastrutture. “La Farm2Fork è una roadmap in cui però mancano riferimenti concreti alla scienza, al reddito degli agricoltori e alla reciprocità intesa come visione globale di come questa strategia si integrerà con le altre politiche di sviluppo”.
Alessandra de Santis, Responsabile affari europei di CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) vede il Green Deal come un’opportunità per gli agricoltori, auspicando che gli accordi della PAC possano subire dei miglioramenti. “Crediamo che siano necessarie valutazioni di impatto rispetto agli obiettivi strategici e ambiziosi della Farm2Fork e vorremmo che in queste valutazioni fosse fortemente coinvolta la Dg agricoltura ma le ultime notizie ci fanno credere che ciò non avverrà e questo ci preoccupa molto perché sarà l'agricoltura la prima a subirne gli impatti.”

Sostenibilità ambientale e sviluppo commerciale

Flavio Coturni, Responsabile della unità “Agricultural Policy Analysis and Perspectives” della Commissione europea ricorda che l’UE è leader mondiale nell’esportazione di prodotti agroalimentare (190 miliardi euro esportati nel 2019) e secondo importatore agroalimentare al mondo (122 miliardi). Questo successo commerciale evidenzia Coturni “si è mantenuto anche nei primi sette mesi del 2020 (rispetto ai primi 7 mesi del 2019), con un aumento del 3% delle esportazioni, nonostante la crisi dovuta alla pandemia”.
Questi risultati sono frutto di vari fattori: dalle varie riforme della PAC a una rete di accordi commerciali bilaterali, che oggi rappresentano il 30% del valore delle esportazioni. “È una performance economica molto positiva ma non basta. La sfida per il futuro è sia commerciale, di miglioramento della competitività e delle quote di mercato, ma anche chiaramente ambientale e climatica. La grande sfida sarà mantenere la performance commerciale positiva migliorando quella ambientale.”

Qualità dei prodotti e filiera sostenibile

Per quanto riguarda le aziende, David Brussa, Total Quality Director and Sustainability di Illycaffè, è chiaro: “Per essere di qualità un prodotto deve essere sostenibile. Per garantirlo noi abbiamo introdotto un premium price, per cui paghiamo mediamente un 20-30% in più rispetto al valore di mercato per prodotti di qualità eccellente che rispettino anche tutti gli standard ambientali.” La strategia è quindi ideare dei premi per motivare i produttori a garantire una filiera sostenibile. In questo modo il caffè diventa driver di sviluppo economico e sociale. “Abbiamo iniziato un progetto di agricoltura integrata Virtus Agriculture” continua Brussa “dove andiamo a promuovere tecniche sostenibili come la coltivazione del caffè sotto ombreggiatura, la microirrigazione e la fertirrigazione.” L’obiettivo finale dice Brussa è raggiungere la neutralità carbonica di tutta la filiera.
Gli fa eco
Ugo Peruch, Direttore Servizio Agricolo di un’altra storica azienda italiana, Mutti: “La nostra forza è quella di essere riusciti ad allineare la nostra filiera produttiva su obiettivi di qualità” racconta Peruch. “Questa politica è stata portata avanti con perseveranza da sempre ed è qualcosa che siamo riusciti a sintonizzare con i nostri fornitori. Siamo certificati per la produzione integrata da 20 anni e crediamo che dalla sostenibilità di un’azienda come la nostra ne tragga beneficio l'intero settore, perché spinge il mercato a migliorarsi”. Peruch sottolinea l’importanza di lavorare con diversi stakeholders, dal WWF all’Istituto Sant’anna di Pisa, per valutare la sostenibilità dei processi produttivi e lavorare in completa trasparenza.
Pietro Campus, Presidente di ICEA (Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale) fa una panoramica della situazione degli allevamenti dichiarando che “un buon prodotto non può che derivare da un animale in buona salute. L’obiettivo principale del mantenimento del benessere è quindi prima di tutto dell’allevatore.” Che prospettive per il settore della zootecnia nazionale nel panorama del Green Deal? Secondo Campus “serve una legge quadro italiana che riconosca, nell’ambito delle certificazioni, il ruolo ambientale e sociale che l’imprenditore agricolo biologico svolge.”

Un settore agroalimentare sostenibile per la ripartenza economica

A chiudere l’evento è Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente. Il settore agroalimentare italiano, sostiene Ciafani, deve essere uno dei pilastri della ripartenza economica. “Si sta parlando da mesi di uscire diversamente da come siamo entrati nella pandemia, ma per fare questo è fondamentale avere le idee chiare, definire una strategia di ripartenza realmente diversa dal prima.” Per Ciafani l’Europa ha un ruolo di leader ed è fondamentale per garantire una transizione ecologica ma bisogna allocare le risorse in maniera coerente. “È fondamentale che gli incentivi della PAC servano a premiare le esperienze più virtuose e aiutare le esperienze meno virtuose a diventare tali. La riforma della PAC questo ad oggi non lo fa. Le critiche che muoviamo sono motivate dalla parte più innovativa dell’agroalimentare italiano, con cui collaboriamo quotidianamente. Siamo portavoce di questa area che ha investito risorse economiche e umano per praticare la riconversione agroecologica del settore agroalimentare. Siamo fiduciosi del fatto che nelle prossime discussioni parlamentari in Europa gli standard ambientali della PAC verranno alzati ulteriormente, avvicinandosi a quelli espressi dalla Commissione nella strategia Farm2Fork”.